Home

Cari amici,

          ho pensato di creare questo sito per mettere le mie esperienze di vita e di lavoro a disposizione gratuita di chiunque abbia bisogno di un aiuto per meglio operare nel campo dell’informazione. Sono giornalista dal 1945. Sono stato redattore capo del fiorentino “Giornale del mattino”, inviato speciale negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica e poi corrispondente da Parigi. Dal 1961 al 1990 sono stato il direttore responsabile dell’agenzia Ansa. Dal 1988 al 2004 ho insegnato “linguaggio dell’informazione” alla Scuola superiore di giornalismo della Libera università di studi sociali Guido Carli (la Luiss). Ho scritto parecchi libri, alcuni di carattere storiografico e molti di carattere didattico per chi si avvia al giornalismo e per chi lo pratica.

          Nel campo della professione giornalistica una domanda viene ripetuta da sempre: giornalisti si nasce o si diventa? La risposta vera è: giornalisti si diventa. Certo, nessuno diventerà giornalista o, per lo meno, buon giornalista, se gli manca curiosità di conoscere e capacità di analisi critica, ma il resto, la parte più importante della professionalità giornalistica, è nel patrimonio di cultura, di tecniche e di sensibilità che nasce dall’apprendimento, dallo studio, dalle letture e che si arricchisce con l’esercizio, con la pratica quotidiana, con l’accumulo accorto delle esperienze di lavoro.

          Il computer, il passaggio dall’analogico al digitale, Internet stanno trasformando la professione giornalistica. Grazie ai pc portatili sempre più piccoli e leggeri, grazie ai telefoni e ai videotelefoni cellulari e satellitari che assumono sempre più le prestazioni del personal computer, grazie alle macchine fotografiche e alle cineprese digitali che sempre più facilmente e rapidamente permettono ripresa, stampa e trasmissione delle immagini, grazie a tutto questo i modi di produzione dell’informazione, cioè la raccolta, la gestione e la distribuzione delle informazioni sono già cambiati, stanno cambiando e cambieranno ancora di più; ma c’è qualcosa che non cambia: l’istituzionale fondamento del giornalismo cioè il giornalismo come mediazione tra la fonte e il destinatario dell’informazione.

          Al di fuori dei miti, questo è il vero fascino della professione giornalistica: di contribuire alla crescita civile della società; e, nella misura in cui il giornalista riesca a limitare o a controllare i condizionamenti del sistema e ad esprimersi come operatore capace e onesto, questo è il suo grande potere: un potere inteso come servizio, reso all’unico legittimo detentore di esso, il cittadino.

          Insieme a una lunga sezione didattica, questo sito contiene anche testi (saggi, articoli, interviste) che riguardano la storia contemporanea e alcuni appunti che affrontano temi e problemi della cultura di oggi. La generazione a cui appartengo è stata – almeno per quelli di noi che sono sopravvissuti – una generazione fortunata: abbiamo visto la nascita e la fine del fascismo, la nascita e la fine del nazismo, il trionfo e la fine del comunismo. Abbiamo partecipato al crollo delle ideologie e alla fine delle certezze assolute. Abbiamo vissuto la prima rivoluzione del computer e, col passaggio dall’analogico al digitale e con i processi di miniaturizzazione, stiamo oggi vivendone la seconda. Abbiamo assistito all’avvento della televisione e alla sua diffusione come medium che veicola contenuti in dimensioni mai era viste nel passato e ancor più come medium capace di modificare strutture mentali e conseguenti modi di pensiero e di comportamento; il medium che, con la forza prepotente dell’immagine, ha creato la società dello spettacolo.

          La mia è dunque una generazione che ha il dovere di non disperdere il patrimonio messo insieme in un processo di trasformazione così ampio e così profondo come mai nella storia millenaria dell’umanità; che ha il dovere – senza presunzione e, anzi, con l’umiltà con cui ci si deve sempre rivolgere a chi sa meno e non per sua colpa – di lasciare agli altri almeno un po’ della ricchezza accumulata non per merito proprio ma dei tempi in cui è nata e cresciuta.

          Nessuno mi ringrazi. Sono io che ringrazio chi mi leggerà.

                                                                                                                                                                              Sergio Lepri

Leave a Reply