La Stefani – Dicembre 1943 (appendice)

DAL 25 LUGLIO ALLA REPUBBLICA DI SALÒ
Il 1943 attraverso i notiziari dell’Agenzia Stefani

di Franco Arbitrio

Dicembre

I fatti salienti del mese

L’8 per la prima volta militari italiani combattono con gli alleati nella zona di Cassino. Il 12 si insedia il governo Bonomi. Il 15 dicembre la Russia riconosce il governo di Tito. Il 17 dicembre gli alleati bombardano Berlino. Il 20 offensiva aerea alleata su Francoforte. Il 28 i sette fratelli Cervi sono uccisi dai nazisti a Campegine (Reggio Emilia); pochi giorni dopo i partigiani per rappresaglia uccideranno i sette fratelli Govoni. Il 31 dicembre gli alleati liberano Ortona.

Venerdì 3 dicembre

L’agenzia Stefani comunica che, a datare dal 15 settembre 1943, il corso attuale della lira in rapporto al R.M. (Reichsmark) è stato fissato sulla base di dieci lire per un Reichsmark56.

Sabato 4 dicembre

Dieci italiani “traditori” sono condannati a morte dal Tribunale straordinario riunitosi in seguito all’uccisione del comandante del distretto militare di Firenze. I dieci italiani sono stati condannati da altri italiani; lo stesso rapporto di uno a dieci sarà attuato alle Fosse Ardeatine, ma da parte tedesca. Questa la notizia Stefani:

“Firenze – Ieri sera, il Tenente colonnello Gino Gobbi che comandava il distretto militare, mentre stava rincasando, è stato vigliaccamente aggredito e ucciso con 5 colpi di rivoltella alla nuca.

“Trasportato all’ospedale in gravissimo stato, il sanitario di turno accertava che i proiettili avevano colpito il tenente colonnello alla colonna vertebrale, sotto l’occipite e alla gamba destra. L’agonia è stata brevissima. La salma del valoroso ufficiale è stata subito visitata dal Capo della provincia e dai dirigenti della Federazione Repubblicana, successivamente è stata collocata nella camera ardente presso la Federazione stessa, dove ufficiali e camerati si sono alternati e si alternano nella veglia funebre.

“Il Tribunale straordinario, riunitosi nella notte, ha emesso sentenza di morte per 10 italiani traditori pagati con oro nemico.

“Il Nuovo Giornale fa seguire la notizia del vile misfatto da un corsivo nel quale delinea la fulgida figura del colonnello Gino Gobbi che a Firenze era molto amato per la sua figura di combattente più volte decorato, per la sua generosità e per la bontà d’animo non disgiunta da una grande fermezza e da un esemplare ardimento.

“Il giornale conclude con la piena approvazione della sentenza pronunciata dal Tribunale straordinario, sentenza che dimostra come la Repubblica sociale voglia e sappia difendersi contro i traditori della Patria e del popolo.”

La Stefani informa anche di un servizio postale istituito per i militari italiani internati in Germania.

“E’ stato iniziato un servizio postale fra i militari italiani internati in Germania e i loro parenti residenti nel territorio italiano non occupato dal nemico. Sarà concesso nei due sensi, l’invio di due lettere e quattro cartoline al mese per i soldati e sottufficiali; di tre lettere e quattro cartoline al mese per gli ufficiali; di cinque lettere e cinque cartoline per i generali.

“Le caratteristiche esterne delle lettere e delle cartoline, saranno conosciute col primo invio dalla Germania. Nel computo degli oggetti di corrispondenza permessi non vengono calcolate: la prima cartolina-notizia ai parenti e la cartolina-notizia al Comitato Internazionale della Croce Rossa.

“Tale corrispondenza è esente da tasse postali; è ammessa altresì la spedizione, in esenzione di tasse, di due pacchi al mese, del peso massimo di kg. 5 ciascuno dalle famiglie agli internati; per i pacchi saranno distribuite apposite etichette “indirizzo” per esenzione di tasse.”

Lunedì 6 dicembre

Stampa: circolari di Mussolini

“Richiamo l’attenzione dei capi delle provincie sui giornali del partito e non del partito, tanto quotidiani che settimanali. Si va da una stampa incolore ed attendista a fogli dove le idee più sfasate e i furori letterari si alternano in uno sforzo che vorrebbe essere giacobino ed è semplicemente velleitario. Il nefasto periodo badogliano ha lasciato come strascico talune storture e deviazioni, che tuttora affiorano in nome di una libertà di stampa concepita non già come critica costruttiva e fascista, ma come vociferazione incontrollata. Lo scandalismo ha fatto il suo tempo: i tribunali straordinari hanno già da occuparsi di troppi traditori perché si venga in eterno ad inventarne di nuovi. I 18 punti del partito e le discussioni sulla Costituente costituiscono materia di indubbio interesse, ma a patto che non si pretenda di risollevare come toccasana il feticcio dell’elettoralismo, di cui già il popolo ha abbondantemente sperimentato il malefico influsso nel ciclo storico conclusosi ventun anni or sono. Altro è attrarre le moltitudini all’Idea, propagandola, altro è improvvisare serenate sotto le finestre degli uomini delle più varie idee e tendenze, i quali rispondono a colpi di pistola. Non sempre una chiosa finale neutralizza il veleno di certe “lettere al direttore” o giustifica la citazione delle chiacchiere degli avversari o addirittura dei ribelli dell’antifascismo. Si nota anche una risorgente antiromanità come se a Roma non ci fosse un milione e mezzo di italiani di tutte le provincie, mentre la dichiarazione di “città aperta” fu fata da Badoglio che non è nato a Roma. bisogna inoltre diffidare di chi adotta per propria politica la maschera apolitica, di chi, per nostalgia di partito, dichiara di non fare pregiudiziali di partito, di chi, nel binomio fascista repubblicano, si attiene in via esclusiva o primaria al secondo termine. Nel vaso della repubblica noi metteremo la nostra visione del mondo, cioè la nostra dottrina che ha dato il sigillo al secolo e la parola d’ordine per la guerra. Noi siamo stati, siamo e saremo fascisti e sul fascismo intendiamo sia posto l’accento grave. Colui che si affanna a nascondere la parola fascismo con la parola repubblica, domani sarà pronto a nascondere la parola repubblica con la parola monarchia: è un opportunista e un vile. Solo con la chiarezza e con la esattezza delle posizioni mentali, e non con l’equivoco delle proclamazioni generiche, si serve la patria. Ogni direttore di giornale comprenda la duplice necessità della disciplina di guerra e della assoluta preminenza da accordare alla guerra sopra qualunque altro argomento. Contribuire a riportare gli italiani al combattimento, sulla via dell’onore a fianco dei commilitoni germanici, con consapevolezza e risoluzione, deve essere lo scopo e l’assillo del giornalista. I capi delle provincie provvedano a ripristinare il più intelligente e rigoroso controllo sulla base di queste direttive, della cui immediata attuazione mi risponderanno personalmente. E sono autorizzati a sopprimere e sequestrare i giornali che continueranno su una andatura a carattere tipicamente badogliesco. Da ventisette anni i 190 milioni di russi non leggono che un giornale e non ascoltano che una radio. Sembra che questa severa dietetica radio-giornalistica non abbia fatto troppo male alla salute pubblica e morale del popolo moscovita. Chiamate i responsabili della stampa e leggete quanto sopra. Mussolini” 57

Giovedì 9 dicembre

Agenzia Stefani: “L’Agenzia ungherese d’informazioni dichiara che, alla seduta speciale del gabinetto bulgaro, tenuta la notte scorsa, in cui si ritiene siano stati trattati problemi interessanti la politica estera e interna, ha fatto seguito la riunione segreta del Parlamento bulgaro. L’Agenzia prosegue, asserendo che la maggior parte del Governo è stata convocata oggi improvvisamente. Anche il Consiglio di Reggenza ha convocato ieri ed oggi numerosi Ministri e altre personalità politiche58”.

Sabato 11 dicembre

La Stefani trasmette il radiomessaggio di Mussolini per l’anniversario del Patto che ha stretto in armi l’Italia con la Germania e il Giappone.

“Le gravi vicende di questi ultimi mesi dovute alla vergognosa capitolazione perpetrata dalla monarchia e dai suoi complici, non hanno alterato la posizione politica dell’Italia fascista repubblicana di fronte alle altre Potenze del Tripartito.

“Nel giorno dell’anniversario della firma del Patto, il Governo della Repubblica Sociale Italiana riafferma nella maniera più categorica e solenne la sua ideale e concreta solidarietà colla Germania e col Giappone.

“Tale solidarietà troverà la più efficace dimostrazione, quando, fra poco, le forze militari che la Repubblica sta alacremente preparando, riprenderanno il loro posto di combattimento a fianco dei camerati del Tripartito.

“Credo di poter affermare che le forze armate della Repubblica – animate dalla volontà della riscossa e rinnovate, radicalmente, nello spirito e negli uomini – cancelleranno con la lotta e col sangue la pagina oscura del tradimento e della resa. Esse, ne sono profondamente convinto, saranno degne di combattere insieme coi camerati tedeschi che su tanti campi di battaglia hanno dato insuperabili prove di valore e coi non meno eroici soldati del Tenno, i quali hanno inflitto dure disfatte e cocenti umiliazioni alla giudaico-plutocrazia americana.

“I continuati attacchi aerei contro le maggiori e minori città italiane, le alte perdite di vite umane innocenti, la distruzione di monumenti insigni che testimoniavano la nostra forza creatrice nei campi dello spirito, non riusciranno a piegare il popolo italiano, ma ne sproneranno l’odio e la tenacia.

“I Capi, i Governi, i popoli della Germania e del Giappone, accolgano questo mio messaggio, collo stesso sentimento dal quale è dettato e che si riassume in questa parole: lealtà, cameratismo, fede che il lungo sacrificio sarà coronato dalla vittoria”.

Domenica 12 dicembre

La Stefani trasmette una serie di commenti di quotidiani della RSI sull’attività dell’Italia repubblicana e sull’entusiasmo dei giovani che rispondono alla chiamata alle armi. Il “Regime fascista” scrive per esempio che dopo l’8 settembre ci si è accorti che “il buon 80 per cento degli iscritti” al partito fascista “militava nei suoi ranghi senza meritarlo, anzi tradendo” e che la gioventù repubblicana “chiede di riprendere nuovamente le armi” per combattere al fianco dell’alleato tedesco.

“L’attività dell’Italia repubblicana – specie per quanto riguarda il nuovo assetto del Partito ed i primi importanti atti del nuovo Governo – è vivamente seguita dall’opinione pubblica nazionale, che ne vive gli sviluppi, li commenta e li discute apportando – attraverso l’obiettivo e sereno giudizio della stampa – un contributo di idee non trascurabile.

“’Cosa perisce?’” – si chiede nell’odierno editoriale il Gazzettino di Venezia, a proposito della nuova rivoluzione sociale del Fascismo; e dopo aver fatto una sintesi delle diverse fasi rivoluzionarie dell’Italia dal 1914 ai nostri giorni conclude che: “L’idea fascista quale la allevarono gli scrittori rivoluzionari rimane tale e quale; solo si sposta da sinistra, dove era stata confinata, al centro dell’azione. Cadono invece molti uomini ed i metodi che si illusero di rappresentare il Fascismo e non furono che il riuscito imbrigliamento della rivoluzione”.

“’Codesti uomini erano già caduti prima del 25 luglio e il nostro più grande errore fu quello di tenerli o di crederli in piedi. Tra questi uomini e noi del nuovo tempo non può esservi alcun legame, non vi può essere alcun uomo che serva di tramite o che coinvolga noi in una responsabilità che non accettiamo perché non pensiamo di averla né di poterla sopportare. Tutto deve essere nuovo e rinnovato, fuorché l’Idea rivoluzionaria e l’unico Uomo che ancora l’incarna’”.

“E difatti – osserva il Regime Fascista – si era verificato il fenomeno che la quantità aveva rovinato la qualità per cui la Rivoluzione, opera di pochi veramente eletti, disinteressati e puri, si era andata borghesizzando ed infangando, decretando in tal modo il fallimento di se medesima, non nei suoi principi inalienabili e sacri, ma nell’applicazione dei principi medesimi.

“’L’esperienza insegna. L’esperienza dovrebbe insegnare. E se non vi fosse stata la guerra, se tanto fango e disonore non fossero stati buttati a piene mani sul volto della Patria, il nuovo Partito Repubblicano Fascista, sorto sul ceppo di quello diciannovista, dovrebbe rallegrarsi di quanto è avvenuto dal 25 luglio all’8 settembre perché in tal modo ha potuto finalmente scoprire le carte in tavola, rientrare in se stesso, accorgersi che il buon 80% degli iscritti militava nei suoi ranghi senza meritarlo, anzi tradendo. Oggi però le cose han preso una piega ben diversa. Oggi finalmente si è constatato che il Partito deve essere minoranza eletta e non maggioranza bacata. Oggi il Fascismo Repubblicano conta già mezzo milione di iscritti. Sono molti? Sono pochi? Sono i buoni. Sono coloro che vi hanno aderito sapendo la posta che vi si giocava. Essi rappresentano il popolo, rappresentano principalmente la volontà di riscossa nazionale che dovrà riscattare la Patria’”.

“E per riscattare la Patria, la gioventù repubblicana chiede di riprendere nuovamente le armi per combattere al fianco dell’alleato germanico. Ne è prova l’entusiasmo col quale i giovanissimi vanno presentandosi alle sedi di mobilitazione per le classi chiamate alle armi; ne è una prova ancor più luminosa lo slancio col quale i veterani di altre battaglie temporaneamente internati in Germania, ritornano in Patria per riprendere il combattimento. Diecimila ne sono rientrati in questi giorni.

“’Questi volontari – rileva il Corriere della Sera – dimostrano col loro gesto di essere veramente soldati, di saper tener fede alla memoria di quei commilitoni che hanno fatto olocausto di sé per la difesa del buon diritto del proprio Paese. Il loro orgoglio di cittadini li impegna a tener fede al giuramento prestato di difendere la loro terra dall’odiato nemico. La loro fede ed il loro entusiasmo non possono che dare buoni frutti’”.

“E che l’Italia debba essere difesa fino all’impossibile con tutte le forze in nostro possesso, è confermato dalle recenti dichiarazioni del generale Smutz, che ha già decretato per suo conto – come si è potuto leggere – la distruzione di vari Stati, fra cui logicamente l’Italia.

“Su tale argomento, nell’odierno editoriale del suo direttore La Nazione di Firenze osserva che “Il proposito di liquidare l’Europa è passato dalla forma di stato d’animo a quello di programma politico. Fra le potenze demoplutocratiche del dopo guerra, all’Inghilterra spetterebbe l’influenza diretta sull’Europa occidentale, di quella cioè che rimarrebbe dalla scomparsa della Germania, dell’Italia e della Francia. Agli Stati Uniti ed alla Russia verrebbe assegnata la divisione degli altri quattro continenti in due grandi zone d’influenza. Le sorti della nostra millenaria civiltà verrebbero definitivamente compromesse. Una volta di più il nemico, rinunziando ad ogni elementare pudore, ci ha fatto conoscere le sue intenzioni, ma fortunatamente esiste una grande maggioranza di italiani che si sta risvegliando dalla doppia amnesia estiva e nel nuovo fervore costruttivo già in atto, scorge la premessa sicura di un promettente avvenire. Questa guerra – conclude l’articolista – è una rivoluzione di popoli nella quale l’Italia e la Germania, in un tormentato sforzo di superamento, ringiovaniscono le proprie energie per orientarsi verso un futuro di serena saggezza proletaria che sta a garanzia del successo finale”.

Lunedì 13 dicembre

La Stefani trasmette con due giorni di ritardo la notizia della presentazioni delle credenziali da parte di Rahn, nominato ambasciatore del Reich presso la RSI.

“S.E. Rudolf Rahn, nuovo ambasciatore del Reich presso lo Stato Repubblicano Italiano, è nato nel 1900 a Ulm. Addottoratosi in filosofia e scienze politiche, dopo un anno di attività con la delegazione tedesca presso la Società delle Nazioni a Ginevra, è entrato nel 1928 a far parte della diplomazia e dal 1931 al 1934 prestò servizio nella Ambasciata di Germania ad Ankara. Tornato in patria, fece parte del reparto economico del Ministero degli Affari Esteri e fu nominato Delegato speciale per le trattative con l’Oriente e con l’America del sud. Venne poi inviato alla Legazione di Lisbona, dove rimase dal 1938 al 1939. Iniziatasi la guerra europea, il dott. Rahn tornò al Ministero degli Affari Esteri e nominato capo del reparto culturale informativo e quando venne riaperta l’Ambasciata del Reich a Parigi, egli vi venne inviato, come capo dell’ufficio stampa.

“Le sue brillanti capacità e attitudini furono apprezzate dal Fuehrer che gli affidò incarichi particolari e delicati prima nell’Oriente, poi in Tunisia; e per l’opera che egli svolse con rara abnegazione è stato insignito della croce di cavaliere del Kriegsverdienstkreuzfuehrer e – unico non militare di questa guerra – della croce di ferro di prima classe.

“Nel settembre del 1943 il dott. Rahn assumeva la direzione della Ambasciata di Germania a Roma come incaricato di affari ed elevato al rango di ambasciatore ha presentato l’11 corrente le credenziali al Duce.

“Dovunque S.E. Rahn è stato chiamato dalla fiducia del Fuehrer ha sempre rivelato la sua intelligenza particolare, una grande sensibilità politica e una dinamica attività fuori del comune.”

Venerdì 17 dicembre

La Stefani trasmette il comunicato della lunga riunione del consiglio dei ministri tenutasi il 16. Si riportano i provvedimenti più importanti.

Nuova formula giuramento – ordinamento GNR

“Il giorno 16 corrente alle ore 10 si è riunito il consiglio dei ministri.

“Presiede il Duce e sono presenti tutti i ministri.

Segretario il sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio dei ministri.

“Il consiglio dei ministri adotta, oltre a deliberazioni di ordinaria amministrazione i seguenti provvedimenti:

Presidenza

“Su proposta del Duce, Capo del Governo, il consiglio dei ministri approva:

– Uno schema di decreto che fissa la nuova formula del giuramento del personale civile delle Amministrazioni Pubbliche. La formula del giuramento è la seguente: “Giuro di servire lealmente la Repubblica Sociale Italiana nelle sue istituzioni e nelle sue leggi e di esercitare le mie funzioni per il bene e per la grandezza della Patria”.

– Uno schema di decreto con il quale viene ripristinato il decreto legge 25 febbraio 1939 XVII n. 335 – abrogato il 2 agosto 1943 XXI – contenente norme per la valutazione dello stato civile ai fini delle nomine e delle promozioni del personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni.

“L’efficacia del provvedimento viene, peraltro, sospesa per tutta la durata della guerra anche per evitare l’annullamento delle promozioni già effettuate in dipendenza del citato decreto legge 2 agosto 1943 XXI n. 707.

– Uno schema di decreto riguardante le norme relative all’ordinamento e al funzionamento della “Guardia Nazionale Repubblicana”.

“I criteri base seguiti nella compilazione dello schema si possono così riassumere:

a) fusione completa della Milizia, dei Carabinieri e della P.A.I.
La perfetta fusione delle tre forze militari è indispensabile per garantire una omogenea e solida struttura alla nuova istituzione eliminando ogni possibilità di attrito o di dissenso.

b) assorbimento e trasformazione delle Milizie speciali.
L’assorbimento e la trasformazione delle Milizie speciali che già fanno parte della MVSN pure essendo alle dipendenze dei rispettivi dicasteri per l’impiego, sono necessari per evitare dispersione di energie e frazionamenti nocivi ad una unitaria azione di comando. Tuttavia, le caratteristiche di ordine tecnico ed una relativa economia in determinati settori sono garantite sia dalla conservazione, in taluni casi, dell’attuale ordinamento periferico (vedi Milizia forestale e Milizia confinaria) sia dalla prescrizione (vedi art. 4) che, nella effettuazione dei servizi di Polizia specializzata, la Guardia deve agire di concerto con i Ministeri interessati.

c) Accentramento, nell’ambito provinciale, di tutti gli organi esecutivi della “Guardia” nelle mani di un solo responsabile.
Codesto accentramento – conseguenza di quanto precedentemente è detto – realizza non solamente l’indispensabile unità di indirizzo ma, anche, semplifica notevolmente la gerarchia.

d) Conservazione, sino al comando di battaglione della organizzazione territoriale periferica dell’Arma dei Carabinieri.
L’organizzazione territoriale periferica dell’Arma dei Carabinieri sino al comando di battaglione, è collaudata da moltissimi anni di esperienza ed è sembrato quindi opportuno mantenerla (salvo alcuni capi di denominazione: Tenenze e Stazioni si chiameranno rispettivamente Presidi e Distaccamenti) ad evitare discontinuità in tale importante servizio.

e) Selezione accurata di tutto il personale.
La selezione, necessaria per assicurare alla “Guardia” gli elementi migliori delle tre forze militari dalle quali trae origine, viene effettuata da apposite commissioni miste.

“Norme transitorie prevedono, infine, l’applicazione di tutte le provvidenze necessarie per garantire al personale i diritti già maturati sia in relazione al servizio precedentemente prestato sia rispetto al trattamento di quiescenza.

“Con successivi provvedimenti saranno determinati, d’intesa con i Ministeri interessati, gli organici e le norme di dettaglio sul funzionamento della “Guardia Nazionale Repubblicana”.

Composizione Assemblea Costituente

“Il consiglio dei ministri approva, quindi, i criteri secondo i quali si dovrà procedere alla composizione dell’Assemblea Costituente.

“Si è predisposto che a far parte della Costituente, vengano chiamate le seguenti categorie: i componenti del Governo fascista repubblicano; il Direttorio del Partito fascista repubblicano; i Capi delle Provincie; i Triunviri federali del Partito; i Presidi delle Provincie e i Podestà dei capoluoghi di provincia, di quelli con popolazione superiore ai 5° mila abitanti; i rappresentanti dei lavoratori, dei tecnici e dei dirigenti dell’industria, dell’agricoltura, del commercio, del credito e dell’assicurazione, dell’artigianato, della cooperazione, i rappresentanti dei professionisti e degli artisti, i rappresentanti dei dipendenti statali, i rappresentanti delle provincie invase; i rappresentanti degli italiani all’estero; i presidenti delle associazioni nazionali delle famiglie dei Caduti in guerra; delle famiglie dei Caduti, dei Mutilati, dei feriti della Rivoluzione; dei mutilati ed invalidi di guerra; delle medaglie d’oro; del Nastro Azzurro; dei Combattenti; dei Volontari d’Italia, della Legione garibaldina; delle Associazioni d’Arma; i rappresentanti dei prigionieri di guerra; i rappresentanti delle famiglie numerose; il Presidente dell’Accademia d’Italia; i Rettori delle università; il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione; i Primi Presidenti delle Corti d’Appello; i Presidenti del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e del Tribunale Supremo Militare; i presidenti del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti.

“Il Duce dichiara che l’Assemblea Costituente sarà convocata quando l’Italia Fascista Repubblicana avrà ripreso il suo posto di combattimento.

Costituita fanteria di marina

“Su proposta del Ministro della Difesa Nazionale il Consiglio dei ministri approva lo schema di decreto per la costituzione del Corpo della Fanteria di Marina.

“La Marina in attesa dei mezzi di cui è rimasta priva, in seguito agli infausti avvenimenti dell’8 settembre, che le permettano di operare di nuovo sul mare, sta ordinando ed addestrando reggimenti di fanteria marina che costituiranno il nuovo Corpo della Fanteria di Marina.

“La Marina non può e non intende restare lontana dalla lotta che l’Italia vuole ricominciare a fianco dei suoi valorosi alleati, contro il comune nemico. E questo la Marina farà per mezzo, appunto, dei reggimenti di Fanteria Marina che, come nuovi rami, vanno sorgendo dal robusto tronco del vecchio e glorioso reggimento S. Marco.

“Tali reggimenti, costituiti nei quadri e nei gregari da elementi volontari provenienti dai vari corpi della Marina e, anche, da altre FF.AA. stanno per scendere in campo insieme con quelli dell’Esercito per dar nuove prove delle virtù militari degli italiani.

“Il Corpo della Fanteria Marina è destinato a sopravvivere e a durare oltre l’attuale fase transitoria della vita della Marina, per essere pronto ad intraprendere, in ogni momento, quelle operazioni belliche di carattere anfibio quali sono le operazioni di sbarco, di difesa e di vigilanza dei porti e delle basi navali e delle opere fortificate della Marina in genere.

“Sempre su proposta del Ministro della Difesa Nazionale il consiglio dei ministri approva lo schema di decreto per la riduzione dei gradi di Ammiraglio, di Generale del Genio Navale e delle Armi Navali e per la nuova denominazione dei gradi della Marina da Guerra.

“La revisione della scala dei gradi di Ammiraglio della disciolta regia marina e la contemporanea nuova denominazione proposta per i gradi del Genio Navale sono destinati a rafforzare sempre più l’intima unione spirituale che deve esistere fra colui che ha il comando militare e nautico della nave con colui che ha l’importantissimo incarico dell’efficienza e della condotta degli apparati motori.”

La Corrispondenza repubblicana scrive: “Le radio nemiche annunziano che il giorno 20 di questo mese si riuniranno a Napoli i rappresentanti dei sei partiti antifascisti per esigere in modo solenne e improrogabile l’abdicazione del re e del figlio.

“A sentire le radio nemiche, questo convulso agitarsi dei partiti comincia a irritare i comandanti militari e i funzionari civili americani, i quali trovano che gli antifascisti abusano infantilmente della libertà che fu loro graziosamente elargita dai mercenari di Delano. Il conte Sforza è sempre il violino di spalla. Secondo una radiotrasmissione in francese delle ore 2° del 13 andante, egli ha detto che “si può collaborare con persone che hanno commesso degli errori” e offre al maresciallo Badoglio di accettare una missione all’estero. La Reuter ha riportato una trasmissione della radio di Napoli con le dichiarazioni che il capo dei liberali italiani, cioè Sforza, ha fatto al giornale “Il Risorgimento” di Napoli, dichiarazioni che, secondo l’agenzia britannica, costituiscono il più duro attacco a Vittorio Emanuele.

“Noi – ha detto il conte – stiamo dando al mondo una impressione di falsità quando permettiamo che un uomo che per tre anni ha firmato i più insani proclami contro gli alleati predichi adesso la guerra contro la Germania. È stato in suo nome – è sempre il conte Sforza che parla – che i nostri più valorosi soldati sono stati mandati a morire sui campi di Grecia, Jugoslavia e Russia, non al servizio dell’Italia ma al servizio di Hitler. Non per odio né per vendetta, ma per onore e la salvezza d’Italia noi dobbiamo desiderare che colui che ha rovinato il Paese, violando i più sacri giuramenti, abbandoni ogni pretesa di rappresentare l’Italia.

“Ecco un punto nel quale le nostre idee coincidono perfettamente con quelle del conte fuoruscito. Il quale chiude con queste parole la sua requisitoria: “Noi vogliamo – egli afferma – che l’Italia sia rispettata nel mondo, ma potremo guadagnare questo rispetto con l’eliminazione di ogni forma di Fascismo, sia il brutale Fascismo di ieri sia l’ipocrita e astuto Fascismo odierno che vorrebbe prendere piede fra noi.

“Qui il conte sgarra e il violino stona. Né lui né altri riuscirà mai a eliminare il Fascismo. In un modo o nell’altro esso è entrato nella storia del mondo e nel sangue degli italiani. Anche in quelli che vivono accanto a Sforza. Più sarà perseguitato e più diventerà temibile. Non sarà certo Sforza, malgrado il sonante nome, a sotterrarlo. Accadrà, molto probabilmente, il contrario.

“Di un ritorno da un viaggio a Bari, dove lo avrebbero commosso le innumerevoli dimostrazioni di solidarietà ricevute da pugliesi insigni e da giovani desiderosi di battersi, il conte ha reiterato i suoi attacchi al re e compagni. “Non si può – egli ha proclamato – attendere il risveglio del patriottismo degli italiani fino a quando rimarranno in carica alcune figure del Fascismo che simboleggiano la gravità della più triste sciagura che la storia d’Italia ricordi.

“Strano destino quello dei Savoia traditori! Credevano di essersi liberati dal Fascismo – sia pure attraverso la disfatta – ed ecco che sono ritenuti ancora fascisti e come tali indegni di rimanere al loro posto; è una specie di sinistro primato nella vergogna: quello di essere due volte traditori.

“Il corrispondente speciale del “Times” da Napoli ha l’aria di moderare il tono, ma è tuttavia costretto a riconoscere che “gli sforzi di Badoglio per dare una base democratica al suo Governo non suscitano l’entusiasmo degli uomini politici antifascisti, i quali sostengono che nessun vero mutamento è possibile finché ufficiali superiori che devono al Fascismo il loro grado e combatterono contro gli alleati restano in carica. Si teme – dice sempre il “Times” – il misterioso influsso di questi uomini e si chiede che vengano eliminati dalla vita pubblica italiana.

“Benissimo. Attendiamo di conoscere i nomi degli eliminati. Il primo dovrebbe essere il Maresciallo d’Italia Messe, la cui “misteriosa” comparsa accanto a Badoglio legittima le più strane e, diciamo anche noi, le più “misteriose” supposizioni.

“Naturalmente il “Times” conclude con l’affermare che “una reggenza dell’infante principe di Napoli potrebbe salvare la monarchia e seriamente mobilitare l’Italia nella guerra comune”.

“Il corrispondente del “Times” s’inganna: siamo in grado di significare che la monarchia anche col reggente bambino è liquidata e che la mobilitazione non è avvenuta e non avverrà nonostante le minacce di quel generale Ambrosio, il cui cervello ha il volume e il peso di una oliva.

“Sempre sugli sviluppi della crisi costituzionale italiana, una trasmissione in italiano di Radio Londra, alle ore 16.30 del giorno 16 andante ci fa conoscere l’opinione di Benedetto Croce. In una dichiarazione radiodiffusa da Napoli Croce ha dichiarato di aver detto a Badoglio che la “coscienza stessa del Re dovrebbe dettargli l’abdicazione immediata”. Si tratta, aggiungiamo, di sapere se questa coscienza esiste o meno. Benedetto Croce ha poi precisato che “l’operato del Sovrano durante il regime fascista di per sé basta a mostrare le colpe di Vittorio Emanuele dal punto di vista costituzionale. In realtà – è sempre Croce che parla – Vittorio Emanuele ha più responsabilità di Mussolini per il sorgere del fascismo, e se Vittorio Emanuele fosse posto sotto processo una sentenza di condanna sarebbe inevitabile”.

“D’accordo per il processo. Ma lo si farà in altra sede.

“Fin qui hanno parlato gli antifascisti italiani. Ora diamo la parola ad un antifascista di marca, ad un antifascista notorio, al signor Eden, Ministro degli Esteri di S.M. Britannica. Secondo Radio Londra del giorno 15 nella trasmissione delle ore 21.45 il signor Eden alla Camera dei Comuni ha dichiarato che “Vittorio Emanuele e Badoglio non saranno sempre ai loro posti e che i loro successori dovranno essere scelti spontaneamente e liberamente da tutto il popolo italiano”. Eden ha dunque aperto la successione e licenziato i due felloni come ormai inservibili arnesi.

“Taluno a questo punto sarà tentato di domandarsi: ma quale è sull’argomento l’opinione del direttamente interessato cittadino Vittorio Emanuele Savoia?

“Interrogato, egli ha candidamente dato questa incredibile strabiliante risposta: “Non si è mai visto che un re abdichi per aver cambiato ministero”.
Si stenta a crederlo. Aver gettato il Paese nel caos, aver tradito subdolamente e spudoratamente l’alleato tedesco e giapponese, l’aver firmato un armistizio in condizioni di umiliazione e di vergogna senza eguali, l’aver successivamente dichiarato guerra all’alleato di ieri, l’aver gettato nel fango il prestigio della Nazione e perduto tutti, diciamo tutti, i territori europei occupati, tutto ciò non è per Vittorio Emanuele che un semplice normale cambiamento di ministero, un qualsiasi episodio amministrativo che non comporta affatto la sua abdicazione.

“Ci si domanda: è criminalità? È incoscienza?

“Le due cose insieme”.

Sabato 18 dicembre

L’ordinamento della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) è approvato dal consiglio dei ministri: “Uno schema di decreto riguardante le norme relative all’ordinamento ed al funzionamento della Guardia Nazionale Repubblicana. I criteri base seguiti nella compilazione dello schema si possono così riassumere:

a) fusione completa della Milizia, dei Carabinieri e della Polizia Africa Italiana. La perfetta fusione delle tre forze militari è indispensabile per garantire una omogenea e solida struttura della nuova istituzione eliminando ogni possibilità di attriti e di dissensi;

b) assorbimento e trasformazione delle Milizie speciali. L’assorbimento e la trasformazione delle Milizie speciali, che già fanno parte della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, pur essendo alle dipendenze dei rispettivi Dicasteri per l’impiego, sono necessari per evitare dispersioni di energie e funzionamenti nocivi ad una unitaria azione di comando. Tuttavia, le caratteristiche di ordine tecnico e una relativa autonomia in determinati settori, sono garantiti sia dalla conservazione in taluni casi dell’attuale ordinamento periferico (vedi Milizia Forestale e Milizia Confinaria) sia dalla prescrizione (vedi art. 4) che nella effettuazione dei servizi di polizia specializzata la Guardia deve agire di concerto con i Ministeri interessati;

c) accentramento nell’ambito provinciale di tutti gli organi esecutivi della Guardia nelle mani di un solo responsabile. Codesto accentramento, conseguenza di quanto precedentemente detto, realizza non soltanto l’indispensabile unità di indirizzo, ma anche semplifica notevolmente la gerarchia;

d) conservazione sino al comando di Battaglione dell’organizzazione territoriale periferica dell’arma dei carabinieri. L’organizzazione territoriale periferica dell’arma dei carabinieri fino al comando di battaglione è collaudata da moltissimi anni di esperienza ed è sembrato, quindi, opportuno mantenerla (salvo alcuni capi di denominazione: tenenze e stazioni si chiameranno rispettivamente presidi e distaccamenti) ad evitare discontinuità in tale importante servizio.

e) Selezione accurata su tutto il personale. La selezione necessaria per assicurare alla Guardia gli elementi migliori delle tre Forze militari dalle quali trae origine, viene effettuata da apposite commissione miste.

Norme transitorie prevedono, infine, l’applicazione di tutte le provvidenze necessarie per garantire al personale i diritti già maturati sia in relazione al servizio precedentemente prestato sia al trattamento di quiescenza.

Con successivi provvedimenti saranno determinati, d’intesa con i Ministri interessati, gli organici e le norme di dettaglio sul funzionamento della Guardia Nazionale Repubblicana.”

Domenica 19 dicembre

“Il ministro delle Finanze comunica che le domande di arruolamento per l’assunzione in servizio nelle Forze Armate, presso la Guardia Nazionale Repubblicana, o in ogni altro Corpo dell’Armata Repubblicana, sono esenti da tassa di bollo e possono essere redatte quindi su carta semplice, trattandosi di atti posti in essere nell’interesse esclusivo dello Stato”.

Martedì 22 dicembre

Il capo dei partigiani bosniaci, Tito, ha chiesto il decadimento di Re Pietro e del suo gabinetto a favore del governo da lui costituito nella città di Ajace, in Bosnia. La notizia ha provocato vivo stupore negli ambienti diplomatici internazionali che vedono, in questa richiesta, lo zampino di Mosca59.

Il ministero della Cultura Popolare comunica che è abolita la censura preventiva sulla stampa quotidiana e periodica istituita dal governo Badoglio. Con questo provvedimento, il settore tanto importante della stampa rientra nella normalità. Lo Stato sociale non ha bisogno di mettere la museruola ai giornali. E’ al senso di responsabilità, al patriottismo di direttori e dei redattori che è affidata l’opera di importanza capitale, specie in questo doloroso momento, che la stampa svolge60.

“Il ministero della Cultura Popolare comunica che è abolita la censura preventiva sulla stampa quotidiana e periodica istituita dal governo Badoglio. Con questo provvedimento, il settore tanto importante della stampa rientra nella normalità. Lo Stato sociale non ha bisogno di mettere la museruola ai giornali. E’ al senso di responsabilità, al patriottismo di direttori e dei redattori che è affidata l’opera di importanza capitale, specie in questo doloroso momento, che la stampa svolge.”

Mercoledì 23 dicembre

Tutti al lavoro dai 16 ai 60 anni. Pertanto chi non lavora non ha diritto alla tessera annonaria.

“Il Commissario Nazionale del Lavoro d’intesa con il Ministro degli Interni,

“Vista le legge sul servizio dei cittadini in tempo di guerra, 21 ottobre 1942, n. 1611;

“Visto il decreto 16 dicembre 1943, XXII, ha emanato il seguente decreto:

“Art. 1 – In tutto il territorio della Repubblica Sociale Italiana ogni uomo atto al lavoro dai 16 ai 60 anni ha l’obbligo della prestazione di una attività lavorativa remunerata, sia essa intellettuale o manuale.

“Art. 2 – Il Commissario Nazionale del Lavoro disporrà l’avviamento al lavoro mediante chiamata obbligatoria di coloro che risultassero privi di occupazione. Provvederà inoltre agli spostamenti di mano d’opera che si rendessero necessari nelle attuali contingenze.

“Art. 3 – Ai fini di cui agli articoli precedenti tutti i Comuni della Repubblica Sociale Italiana sono tenuti a preordinare le operazioni per il censimento della popolazione residente alla data e con le modalità che saranno stabilite dal Commissario Nazionale del Lavoro.

“Art. 4 – Il censimento di cui al presente decreto servirà di base anche per il rilascio delle tessere annonarie che non verranno, pertanto, distribuite a coloro che non risultassero censiti.

“Art. 5 – A coloro che non rispondessero alla chiamata di cui all’art. 2) ed alle persone, familiari compresi, che favoriscano direttamente od indirettamente i contravventori, saranno ritirate o annullate e non redistribuite le tessere annonarie.

“Art. 6 – Per il territorio del Governatorato di Roma la data per il censimento di cui all’art. 3) è fissata per la mezzanotte del 29 dicembre 1943 XXII.

“Art. 7 – Il presente decreto entra immediatamente in vigore ed avrà effetto per tutta la durata della guerra.”

Giovedì 24 dicembre

La Stefani continua a trasmettere i provvedimenti riguardanti la costruzione dell’ossatura della RSI.

“Si riportano i testi dei provvedimenti riguardanti la costituzione della “Guardia Nazionale Repubblicana” e la nomina del Comandante di essa nella persona del Generale Renato Ricci, al quale è conferito il rango di Ministro Segretario di Stato.

“Con altro provvedimento in corso vengono dettate le norme regolamentari intese a disciplinare l’ordinamento e il funzionamento della “Guardia Nazionale Repubblicana.

./.

“Il Duce della Repubblica Sociale Italiana, Capo del Governo,

“ritenuta la necessità di istituire una “Guardia Nazionale Repubblicana”;

“Sentito il Consiglio dei Ministri;

“D’intesa con i Ministri dell’Interno, delle Finanze, della Difesa Nazionale, dell’Agricoltura e Foreste e delle Comunicazioni;

Decreta:

“Art. 1 –E’ istituita una “Guardia Nazionale Repubblicana” con compiti di polizia interna e militare formata dalla M.V.S.N. (comprese le Milizie speciali: Ferroviaria – Portuaria – Postelegrafica – Forestale – Stradale – Confinaria) dall’Arma dei Carabinieri e dal Corpo della Polizia dell’Africa Italiana.

“Art. 2 – La “Guardia Nazionale Repubblicana” è posta agli ordini di un “Comandante Generale” nominato dal Capo dello Stato.

“Art. 3 – La “Guardia Nazionale Repubblicana” ha bilancio ed amministrazione autonomi.

“Art. 4 – Con successivi decreti saranno emanate, d’intesa con i Ministri interessati, le norme relative all’ordinamento ed al funzionamento della “Guardia Nazionale Repubblicana”.

“Fino a quando non verranno emanate tali norme, continueranno ad essere applicati gli ordinamenti e le disposizioni particolari attualmente vigenti per le singole forze militari che costituiscono la “Guardia Nazionale Repubblicana”.

./.

“Il Duce della Repubblica Sociale Italiana, Capo del Governo, visto il decreto 8 dicembre 1943 XXII con il quale il Generale Renato Ricci viene nominato Comandante Generale della Guardia Nazionale Repubblicana;

“Sentito il Consiglio dei Ministri;

Decreta:

“Articolo unico – Al Generale Renato Ricci, Comandante Generale della Guardia Repubblicana, è conferito il rango di Ministro Segretario di Stato”.

Sabato 26 dicembre

Consuntivo 1943 è il titolo della nota n. 22 della Corrispondenza repubblicana trasmessa dalla Stefani. La nota ammette che il bilancio militare per l’Italia è passivo.

“L’anno solare 1943 sta, finalmente, per finire. Dire ‘finalmente’ non è un giuoco di parole, specialmente per noi italiani. È con vero sollievo che lo vediamo finire.

“Questi giorni sono dedicati a stabilire il consuntivo dell’anno che se ne va. Consuntivo militare, ben inteso, poiché di fronte alla gigantesca partita che insanguina il mondo, tutto il resto è secondario ed è in essa assorbito.

“Noi siamo obiettivi, poiché il solo mezzo per dominare la realtà, è quello di riconoscerla nei suoi termini concreti e non abbiamo quindi difficoltà ad ammettere che il bilancio militare del 1943 si chiude all’attivo per gli alleati e al passivo per noi.

“Effettivamente dal 23 ottobre 1942, l’iniziativa è passata nelle mani del nemico, il quale – limitandosi al solo settore terrestre – ci ha respinto da Stalingrado al Nipro, da El Alamein a Ortona, per migliaia di chilometri.

“Coloro che ci ascoltano sono pregati di non giungere da questa franche constatazioni, a precipitose conclusioni, ma li invitiamo piuttosto a seguirci nel nostro ragionamento.

“Anzitutto è lecito chiedersi: potranno, gli alleati, anche nel 1944 conservare quello che, in date circostanze, è innegabile vantaggio cioè l’iniziativa? È ormai chiaro che gli alleati dovranno tentare la creazione di un secondo autentico fronte, in Francia, ma dopo quattro anni di tempo, centinaia di migliaia di lavoratori hanno tramutato il vallo Atlantico in una barriera che – essendo difesa da truppe agguerrite e munitissime – non potrà essere superata nemmeno col sacrificio di ecatombi di uomini. Sbarcare sulle coste occidentali della Francia, è oggi un’impresa sovrumana. Tuttavia deve essere tentata. Il suo prevedibile fallimento determinerà la svolta della situazione.

“In secondo luogo – un esame obiettivo degli eventi – ci porta a questa netta conclusione: “LA GERMANIA NON PUO’ ESSERE BATTUTA”.

“Sul terreno puramente militare, no.

“Dalla Norvegia all’Egeo, dall’Ucraina al Golfo di Biscaglia, i suoi eserciti hanno una sempre intatta capacità di combattimento e di manovra; e, salvo le inevitabili sensibili perdite, la organizzazione militare tedesca non accusa minimamente i segni dell’usura.

“Sta di fatto che le grandi offensive russe hanno riconquistato dei territori già perduti, ma non hanno raggiunto lo scopo che ogni strategia si prefigge: cioè la totale distruzione delle forze nemiche.

“Il numero dei prigionieri tedeschi catturati dai russi si può definire senz’altro irrilevante, data la mole delle forze in campo.

“Che lo sforzo offensivo russo abbia costato ai Sovieti perdite immense, i bolscevichi stessi lo ammettono e ne fanno – anzi – un argomento di pressione o ricatto verso gli alleati, tardigradi ed esitanti, nella creazione del secondo fronte.

“Ancora una domanda: può l’azione di altri fattori di carattere interno, determinare – come già avvenne nell’autunno del 1918 – un cedimento nell’apparato militare del Reich? No.

“Non il fattore economico alimentare.

“Da questo punto di vista, la situazione non può nemmeno essere paragonata con quella della prima guerra mondiale. Allora, le sofferenze della popolazione furono veramente, ad un certo punto, intollerabili, anche per un popolo come quello tedesco. Allora la Germania sentì il blocco. Oggi è più sensibile la Gran Bretagna.

“Non il fattore politico.

“Il complesso degli istituti politici nei quali si enuclea il nazionalsocialismo, è perfettamente arbitro della situazione interna. Il disfattismo in Germania è inesistente o si limita a vociferazioni isolate, senza risultato. Gli elementi che agirono nel 1918: ebraismo, massoneria, socialismo, democrazia, furono eliminati in tempo utile.

“Non il fattore morale.

“Il popolo tedesco, dal Fuehrer all’ultimo soldato, contadino, operaio, sa che si tratta di vita o di morte. I wilsoniani del 1918 si profusero in menzognere promesse che potevano esercitare, ed esercitarono, una certa influenza su taluni ambienti tedeschi: oggi da Londra, da Mosca, da Washington, si minaccia la distruzione pure e semplice non solo della Germania come Stato, ma della Germania come popolo e come razza. Distruzione fisica, non morale.

“Israele vuole la sua integrale, spietata vendetta.

“Questi programmi nemici, ufficialmente dichiarati, irrigidiscono la già forte tempra del popolo tedesco e ogni pensiero di capitolazione è, quindi, escluso “a priori”.

“Se i bombardamenti terroristici tendono a demolire il morale del popolo tedesco, essi non raggiungeranno mai questo scopo. Testimoni oculari che hanno visto i berlinesi durante e dopo i bombardamenti massicci degli ultimi giorni sono unanimi nel dichiarare che l’atteggiamento della popolazione, la sua disciplina, il suo stoico coraggio, sono degni dell’universale ammirazione. Le facce dei berlinesi avevano all’indomani una sola espressione: quella dell’odio, della tenacia, unita alla certezza di una compensatrice nonché moltiplicata rappresaglia e alla fede cieca, comune del resto all’intero popolo tedesco, nel Fuehrer e nella finale vittoria.

“Crediamo di aver esposto – sia pure in maniera sintetica – i fondati motivi che giustificano la nostra asserzione che la Germania non può essere battuta.

“E poiché allo stato delle cose una pace negoziata è impossibile, non rimane che la prima ipotesi e cioè che la Germania, non potendo essere battuta, finirà col battere i suoi e nostri nemici.

“Non è quindi troppo azzardato prevedere che il consuntivo del 1944 sarà ben diverso da quello del 1943.

“In questo consuntivo dovrà figurare e figurerà, accanto alle voci Germania e Giappone, la voce Italia. Altrimenti il nostro eclissi da parziale diventerà totale, con incalcolabili conseguenze per le attuali e future generazioni.”

Domenica 27 dicembre

La Polizia della RSI arresta Giovanni Roveda della direzione del PCI e futuro membro dell’Assemblea costituente. La Stefani dedica poche righe alla notizia.

“E’ stato arrestato dalla polizia repubblicana di Roma il comunista Giovanni Roveda che fu uno dei protagonisti del Governo Badoglio. Egli si era nascosto in un convento di gesuiti a Roma.”

“Con decreto in corso di firma è stato nominato Capo della Provincia di Roma l’avv. Edoardo Salerno, che già resse la prefettura di Siracusa, Brescia e Bologna.

L’avv. Salerno è squadrista, combattente, decorato al valore”.

Lunedì 28 dicembre

In seguito ad un attentato contro militari tedeschi compiuto da un ciclista, è proibito l’uso delle biciclette.

“Roma – Il Comando germanico comunica: in seguito ad un nuovo delittuoso attentato, compiuto da un ciclista, nella giornata di ieri, nei confronti di soldati tedeschi, viene disposto quanto segue: “Da questo momento è proibito, senza alcuna eccezione, l’uso di qualsiasi bicicletta nel territorio della Città Aperta di Roma. Sui trasgressori sarà sparato senza riguardo e senza preavviso. La bicicletta sarà requisita senza diritto a risarcimento”.

Venerdì 31 dicembre

Cambio al vertice al ministero dell’Economia Corporativa. La Stefani ne dà notizia diramando il comunicato ufficiale.

“Per ragioni di carattere personale, il Ministro dell’Economia Corporativa, Silvio Gai, ha chiesto ed ottenuto di essere esonerato dal suo incarico. Il Duce lo ha vivamente ringraziato per l’opera svolta in questi primi mesi di avviamento verso la soluzione di molti importanti problemi economico-sociali. Il Gai conserva l’incarico di Presidente dell’Ente Metano.

“Con decreto del Capo della Repubblica Sociale Italiana è stato chiamato a succedergli, nella carica di Ministro dell’Economia corporativa, il dott. Angelo Tarchi.

“Angelo Tarchi è nato a Borgo S. Lorenzo (Firenze) il 5 febbraio 1897. Dottore in chimica. Durante la guerra 1915-18 appartenne, quale comandante, ai reparti d’assalto Fiamme Nere. Attualmente ha il grado di tenente colonnello di Fanteria. E’ invalido di guerra, più volte decorato al valore, volontario di due guerre. E’ squadrista, ha partecipato alla Marcia su Roma.

“Ha ricoperto le seguenti cariche: Segretario delle Unioni Provinciali Lavoratori Industria di Firenze, Genova e Napoli e delle Federazioni Chimiche ed estrattive – Segretario generale della Confederazione Lavoratori dell’Industria – Vice presidente della Corporazione della Chimica – Consigliere nazionale ed ispettore del Partito. Attualmente Commissario dell’Istituto Mobiliare Italiano e del Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche. Autore di varie pubblicazioni su problemi economici e autarchici e sindacali. Ha diretto varie riviste e periodici tecnici, politici e sindacali. Ha pubblicato, durante tre anni, il volume “Prospettive autarchiche”. Quale organizzatore, tecnico e studioso ha fatto parte di varie delegazioni italiane all’estero, ed è stato componente della commissione permanente materie prime per uso bellico della commissione italo-tedesca”.


Note

56 Il Popolo di Roma del 4 dicembre 1943

57 ACS – SPD-RSI cr 22

58 SPD-RSI cr 67

59 Notizia Stefani tratta dal Popolo di Roma

60 Id