La Stefani – Antefatto (appendice)

DAL 25 LUGLIO ALLA REPUBBLICA DI SALÒ
Il 1943 attraverso i notiziari dell’Agenzia Stefani

di Franco Arbitrio

L’antefatto

Il 26 aprile il direttore della Stefani Roberto Suster ha un colloquio con il colonnello delle SS Eugen Dollmann, osservatore tedesco in Italia. In sintesi, dice Dollmann al direttore della Stefani: “Da informazioni che affluiscono da fonti diverse ed attendibilissime, risulta che in Germania in vasti strati dell’opinione pubblica e negli ambienti più estremisti del Partito Nazionalsocialista si sta formando uno stato d’animo non eccessivamente amichevole verso l’Italia, alla quale si addebitano le maggiori responsabilità per la situazione bellica in cui è venuto a trovarsi l’Asse.
Le colpe che si tenta di addossarci sono:

1) Essere intervenuti frettolosamente ed inopportunamente nella guerra contro la Francia, senza ottenere alcun risultato militare, ma creando un’atmosfera di rancore e di ostilità che rese poi impossibile sia la conclusione della pace, che ogni efficace collaborazione con i Francesi.

2) Non aver saputo approfittare dell’impreparazione britannica in Egitto, per giungere immediatamente al Canale di Suez, quando all’inizio del conflitto ciò sarebbe stato possibilissimo, impiegando intelligentemente un paio di divisioni corazzate.

3) Non aver saputo e voluto procedere all’occupazione di Malta, operazione considerata da tutti possibile, ove non si fosse proceduto a anti calcoli dei sacrifici e dei rischi che comportava.

4) Non aver osato impegnare la flotta italiana per tentar di far giungere a qualunque costo i rifornimenti alle truppe che erano ad El Alamein, provocando così la catastrofica ritirata fino in Tunisia.

5) Non aver attrezzato opportunamente ed affidate a dei comandanti capaci le nostre unità sul fronte orientale, esponendo così tutto il fronte a delle minacce di accerchiamento.

6) Non aver potenziato la produzione bellica italiana, in modo che ora quasi tutto quel che ci occorre per far la guerra deve esserci fornito dalla Germania, incidendo così sulle sue necessità” 7.

Il 9 maggio Dollmann informa i comandi tedeschi sulla possibilità di un colpo di Stato, ad opera del re e dell’esercito per rovesciare Mussolini.

Il 15 maggio Roberto Suster scrive nel suo diario8: “si ha l’impressione che l’Italia stia andando a fondo. Nell’Esercito l’atmosfera è sempre più sfiduciata. Dicono apertamente che non abbiamo armi, che in vent’anni di fascismo non ci si è mai preoccupati di attrezzare e di adeguare l’esercito in modo proporzionato ai discorsi ed agli atteggiamenti bellicosi del Regime, che infine, si continua a rubare in un’atmosfera di corruzione degna del peggiore Basso Impero.

Certo che le incursioni aeree del nemico si moltiplicano con sempre più disastrosi risultati e che la nostra difesa come la nostra reazione decrescono con altrettanta rapidità. E una umiliazione quella che sta subendo il Paese, ormai completamente dipendente da quello che vorranno e potranno fare i Tedeschi per aiutarlo”.

Il 10 luglio gli angloamericani sbarcano in Sicilia quasi senza opposizione. “La cosa – scrive Suster – ha provocato nel mondo la più grande impressione. Sembra veramente che ormai l’Italia sia ridotta peggio della Repubblica di Pinocchio. Il Duce ha fatto pubblicare qualche giorno fa un suo discorso che aveva tenuto il 24 giugno al Direttorio del Partito, nel quale aveva affermato nel modo più solenne che eravamo pronti, prontissimi a stroncare ogni tentativo d’invasione.

Il discorso piuttosto buffonesco, perché sonoro di forma ma vuoto di contenuto, appare oggi come un’irrimediabile condanna di quest’uomo che si lascia sempre sorprendere dagli avvenimenti in una specie di ubriacatura di presunzione.

Povera Italia. Guai se presto non si riuscirà a mettere fine a questa triste commedia. Tutti gli italiani sono coperti di schiuma dinanzi all’incapacità, all’imprudenza, all’incoscienza dei dirigenti. Bisogna agire.”

Le cose in Sicilia vanno di male in peggio ed il 15 luglio Suster annota: “I nostri non si battono, ma si arrendono. Il Paese è disgustato. I fascisti furibondi. Il mito del Duce è crollato. La molla patriottica sembra spezzata. Ognuno incomincia a vergognarsi di essere italiano, e di essere stato fascista”.

Il 19 luglio Roma è bombardata. La Stefani trasmette: “Il bombardamento angloamericano di Roma, preannunziato da tempo dalla radio britannica, ha trovato calma e disciplinata la cittadinanza, nella quale sono a centinaia di migliaia i rappresentanti di tutte le terre italiane (…). La prima constatazione fatta sugli obbiettivi e sugli effetti del bombardamento nemico è che esso si è rivolto in gran parte verso la popolazione civile, verso le case dei lavoratori, le chiese, le opere della pietà, il camposanto. Distrutti sono molti edifici di abitazioni popolari. Distrutta è pure l’antica basilica di San Lorenzo, edificio cristiano del quarto secolo, che accoglieva le tombe di molti pontefici. Sconvolto è il vasto cimitero cattolico del Verano con le sue tombe e le sue cappelle” 9.

“La catastrofe siciliana – scrive Suster il 20 luglio – acquista sempre più drammatiche proporzioni. Il Duce ostenta in modo ripugnante tranquillità e fiducia. Io incomincio a temere che sia impazzito. Non esiste altra spiegazione. Fra i fascisti che non hanno dimenticato di essere italiani il movimento di rivolta si aggrava e si precisa. Dieci dei maggiori esponenti fra cui De Bono, De Vecchi, Giuriati, Bastianini, Scorza sono andati dal Duce e dopo una udienza tempestosa hanno chiesto la convocazione del Gran Consiglio. Il Duce ha urlato, ma ha dovuto cedere, sia pure pronunciando parole di minaccia. La seduta, segretissima, sarà tenuta il 24 nel pomeriggio. I congiurati, che proprio così si possono chiamare, si apprestano a dare la battaglia decisiva. Grandi non giungerà che all’ultimo momento perché sembra che tema di essere arrestato o magari ucciso”.

Alle 17 di sabato 24 luglio si riunisce a Palazzo Venezia il Gran Consiglio del Fascismo per discutere l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi.

La seduta10 dura ininterrottamente fino alle due di notte di domenica 25. L’ordine del giorno è approvato da 19 gerarchi (Acerbo, Albini, Alfieri, Balella, Bastianini, Bignardi, Bottai, Cianetti, Ciano, De Bono, De Marsico, De Stefani, De Vecchi, Federzoni, Gottardi, Grandi, Marinelli, Pareschi, Rossoni), sette sono i contrari (Biggini, Buffarini Guidi, Frattari, Galbiati, Polverelli, Scorza, Tringali), uno si astiene (Suardo) e Farinacci vota per il proprio ordine del giorno.

Alle 12 di domenica 25 luglio Mussolini chiede udienza al re per informarlo delle conclusione del Gran Consiglio e della sua decisione di modificare la compagine governativa. Il colloquio è fissato alle 17 a Villa Savoia.

Riceve quindi l’ambasciatore del Giappone Hidaka. “L’ambasciatore del Giappone chiede al Duce, a nome del presidente del consiglio Tojo, di fornirgli ogni possibile precisazione circa la situazione politica e militare dell’Europa, che il Giappone considera con qualche preoccupazione, aggiungendo che il governo giapponese è pronto a collaborare con il governo italiano nel modo che si ritenga più opportuno per addivenire ad un miglioramento.

Il Duce risponde esprimendo innanzi tutto il suo apprezzamento per l’atteggiamento assunto dal Giappone, specialmente nel campo politico, atteggiamento a cui egli non aveva mancato di fare riferimento nel suo messaggio dei giorni precedenti al presidente Tojo. Egli approva la politica perseguita dal Giappone in Estremo Oriente, perché egli stesso era d’avviso che, quando le armi non costituiscono più un mezzo sufficiente per fronteggiare una situazione, ci si deve rivolgere alla politica. Tale punto di vista, egli aveva ripetutamente cercato di far comprendere al Führer, in varie occasioni, non riuscendo tuttavia a persuaderlo. Indubbiamente le forze angloamericane avevano sviluppato un potenziale di mezzi tale da porre l’Italia in una preoccupante condizione d’inferiorità, sia dal punto di vista aereo, che terrestre e marittimo. La deficienza di mezzi veniva in questo momento fortemente risentita.

Per questo il Duce aveva deciso di compiere nel corso della settimana ventura un energico passo presso il Fuhrer per attirare tutta la sua più seria attenzione sulla situazione che era venuta a determinarsi negli ultimi tempi e per indurre il Fuhrer stesso, come già altre volte egli aveva tentato, a far cessare le ostilità sul fronte orientale, giungendo ad un componimento con la Russia. Una volta ottenuto ciò il Reich avrebbe potuto far sentire tutto il peso del suo potenziale bellico contro gli angloamericani in Mediterraneo ristabilendo così una situazione oggi indubbiamente compromessa.

Il Duce pregava l’ambasciatore del Giappone, di comunicare al Presidente Tojo, che era suo vivo desiderio che egli appoggiasse con tutte le sue forze tale suo passo verso il Fuhrer allo scopo di giungere alla cessazione delle ostilità contro la Russia. Nella attuale situazione, non era infatti più il caso di pensare ostinatamente, al possesso dell’Ucraina, che non poteva rappresentare per il Reich un modo di soluzione integrale dei suoi problemi economici ed alimentari.

Tale preghiera, il Duce, rivolgeva al presidente Tojo, perché solo in questo modo egli riteneva che la situazione potesse modificarsi a favore del Tripartito.

Altrimenti le condizioni in cui l’Italia conduceva la sua guerra erano tali che l’Italia si sarebbe, e a breve scadenza, trovata nella assoluta impossibilità di continuare le ostilità, e sarebbe stata costretta a dover esaminare una soluzione di carattere politico.

Il Duce congedava l’ambasciatore del Giappone reiterando la sua viva preghiera per un intervento da parte del Presidente Tojo” 11.

Alle 13 Suster si reca a Palazzo Venezia per avere notizie sulla seduta del Gran Consiglio. Vi incontra Polverelli, Bastianini, Galbiati e Buffarini Guidi ed intravede, attraverso la porta aperta, Mussolini “sempre massiccio ma invecchiato e molto imbronciato”. Bastianini è appena uscito dalla stanza del Duce e Suster gli chiede notizie che riporta poi nel suo diario. Bastianini ritiene che “il Duce non possa più rifiutarsi né esitare a dare una nuova efficienza alla nazione, affidando i vari dicasteri che lui, senza efficienza né competenza detiene, ad uomini capaci e responsabili, che sappiano rimettere in moto l’organismo dello Stato inceppato gravemente dal suo strapotere accentratore ed incompetente. Bastianini crede che la crisi possa durare al massimo 48 ore, e che il Duce non potrà avere nella sua soluzione che una parte di forma e di prestigio, dati i gravissimi dissidi e le sanguinose accuse che sono state scambiante la notte scorsa durante il Gran Consiglio”.

Suster parla poi con Polverelli che “ostenta la più grande calma e serenità” e che a proposito della seduta del Gran Consiglio dice che si è perso molto tempo per discutere problemi di dettaglio come il funzionamento delle corporazioni, ma che “i voti espressi non hanno che un valore interno di partito”. Su richiesta di Suster lo autorizza a partire “oggi stesso” per Norcia, dove ha deciso di accompagnare la famiglia.

Galbiati, il capo della Milizia, “è invece scuro in volto e passeggia nervoso. Buffarini Guidi, l’ex Sottosegretario agli Interni, è allegro e saltellante. Entra a passo di corsa con il panzone traballante nel salone del Duce attraversandolo ansante con il braccio levato. Operetta”.

Un’ora dopo, verso le 14, il direttore della Stefani torna in agenzia e riferisce a Morgagni12 “con cautela” i risultati dei suoi colloqui. Morgagni è molto allarmato ed abbattuto, soprattutto perché non riesce a prendere contatto con nessuno. E lui, come amico personale del Duce, ha il senso di essere abbandonato da tutti. “Parliamo a lungo della situazione ed io non gli nascondo la mia impressione che la situazione del Duce e del Regime sia ormai insostenibile. Basandomi però sulla stessa opinione e sull’atteggiamento degli oppositori, mi sembra che fatti decisivi non debbano verificarsi prima di due o tre giorni. Certo che si ha nell’aria la sensazione che tutto crolli”.

Alle 11 dello stesso giorno Badoglio aveva controfirmato il decreto di nomina a Capo del Governo ed impartito discretamente disposizioni ad esercito, carabinieri e polizia di presidiare la sede dell’Eiar, le stazioni trasmittenti, le centrali telefoniche, i ministeri ed i punti strategici di Roma.

Alle 17 Mussolini è a villa Savoia. Il colloquio con Vittorio Emanuele si svolge in maniera imprevista: il re gli comunica di aver affidato a Badoglio la guida del governo. All’uscita Mussolini è prelevato dai carabinieri13 che lo fanno salire su un’ambulanza e lo trasferiscono alla caserma di Via Legnano e successivamente in quella di Piazza del Popolo. Alle 19 partenza in auto per Gaeta, dove è pronta la corvetta Persefone che punta su Ventotene. Qui, per l’impossibilità di trovare una sistemazione adeguata all’illustre prigioniero, la nave fa rotta su Ponza, dove arriva il 28 luglio. Nella notte fra venerdì 8 e sabato 9 agosto Mussolini è trasferito alla Maddalena, da dove il 28 agosto viene condotto sul Gran Sasso, a Campo Imperatore. Il 12 settembre è liberato dai tedeschi.

Alle 21.40 Suster torna a casa e subito riceve una telefonata dalla Stefani: “il Capo dell’Ufficio Stampa di Casa Reale – annota Suster il 26 luglio – voleva consegnare a me personalmente, tre comunicati riservati ed urgenti. Invito Gallimberti14 a farseli consegnare, ma il professore Casorati – mi dice lui stesso al telefono – mi prega di rientrare immediatamente alla Stefani per comunicazioni importanti.

Senza perdere un minuto ridiscendo, prendo la macchina ed a tutta velocità torno in redazione. In via Flaminia ed a Piazza del Popolo incontro un insolito movimento di truppa; motociclisti ed autoblinde. Il prof. Casorati mi accoglie molto serio in viso e mi prega di concedergli un colloquio da solo. Entrando nella mia stanza mi porge tre fogli dattiloscritti dicendomi: ‘D’ordine di S.M. il Re vi prego di provvedere alla loro immediata diramazione in Italia ed all’estero, dandomene assicurazione’. Leggo i comunicati. Si tratta delle dimissioni del Duce, dell’incarico affidato al Maresciallo Badoglio di sostituirlo, e dei proclami rivolti alla Nazione. Ci guardiamo senza parlare, e poi dico: ‘Lei sa, caro Professore che io sono dinanzi a tutto e soprattutto un buon italiano. La mia stessa qualità di trentino e di ex irredente, ne costituisce la migliore garanzia. Questi comunicati segnano però una tappa nella Storia dell’Italia. Mi permetta di verificarli. Lei comprenderà la mia responsabilità’. Il Prof. Casorati aderisce al mio scrupolo e chiamo il Comm. Costetti a Casa Reale, chiedendo conferma sull’autenticità dei fogli dattiloscritti che non erano né firmati né bollati. Il Comm. Costetti mi garantisce l’autenticità dei documenti e mi chiede la parola d’onore che li avrei diramati. Non ho difficoltà a dargliela, e provvedo immediatamente a passare al telescrivente ed al telegrafo così come alla radio i testi:

“Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”.

La Stefani poi trasmette i due proclami: “S.M. il Re e Imperatore ha rivolto agli Italiani il seguente proclama: “Italiani!

Assumo da oggi il comando di tutte le Forze Armate. Nell’ora solenne che incombe sui destini della Patria ognuno riprenda il suo posto di dovere, di fede e di combattimento: nessuna deviazione deve essere tollerata, nessuna recriminazione può essere consentita. Ogni italiano si inchini dinnanzi alle gravi ferite che hanno lacerato il sacro suolo della Patria.

L’Italia, per il valore delle sue Forze Armate, per la decisa volontà di tutti i cittadini, ritroverà nel rispetto delle istituzioni che ne hanno sempre confortata l’ascesa, la via della riscossa.

Italiani!

Sono oggi più che mai indissolubilmente unito a Voi dall’incrollabile fede nell’immortalità della Patria.”

Vittorio Emanuele III

Controfirmato: Badoglio

Roma, 25 luglio 1943”

Ed ecco il proclama di Badoglio:

“S.E. il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio ha rivolto agli Italiani il seguente proclama:

“Italiani!

Per ordine di S.M. il Re e Imperatore assumo il governo militare del Paese con pieni poteri.

La guerra continua.

L’Italia, duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni.

Si serrino le file attorno a S.M. il Re e Imperatore, immagine vivente della Patria,, esempio per tutti:

la consegna ricevuta è chiara e precisa: sarà scrupolosamente eseguita, e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento o tenti turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito.

Viva l’Italia!

Viva il Re!

Firmato: Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”.

“Sono le 22.15. Il prof. Casorati – annota Suster – parte immediatamente ed io incarico il bravo Gallimberti di fare venire dalla caserma dei carabinieri una guardia armata per il nostro edificio. Nessuno può prevedere quello che avverrà quando la notizia si diffonderà attraverso il giornale radio delle 22,45. Poi chiamo Corrias, Capo Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare. Non sa ancora nulla. Io non lo metto al corrente della notizia che è in corso di trasmissione ma pochi minuti dopo mi chiama lo stesso Ministro Polverelli. Mi chiede se sono sicuro che i comunicati annuncianti le dimissioni del Duce sono autentici. Lo rassicuro di aver controllato a Casa Reale ed egli mi dice: ‘Allora diramali’. Rispondo: ‘Ho già fatto’. Il dramma si svolge con una tale semplicità che sembra di sognare. Chiamo poi Bastianini per avvertirlo di quanto avviene ma non è in casa e sua moglie mi dice di non sapere dove si trovi. Evidentemente per ogni eventualità si è messo in salvo. Poi chiamo Morgagni a casa e gli dico che il Duce ha dimissionato, che Badoglio ha costituito un nuovo Governo. Non fa nessun commento ed apprezzamenti”.

Sono le 22.40. “La caduta del fascismo – scrive Suster – ha provocato fra tutti una viva emozione. In complesso non si nasconde la gioia. Si dice che il Duce conduceva ormai il Paese fatalmente alla catastrofe e che l’esserne liberati può forse offrire una possibilità di ripresa o di salvamento per l’Italia. Fra tutti però i più felici sono i carabinieri. Il brigadiere che li comanda sale egli stesso sulla seggiola per togliere da tutte le stanze il ritratto di Mussolini, affermando ch’egli aveva tentato d’inquinare la stessa Arma”.

Il giornale radio delle 22.45 annuncia finalmente la notizia, con otto minuti di ritardo, della caduta di Mussolini e Suster dal suo punto di osservazione (l’Agenzia Stefani ha sede in Via Propaganda all’angolo con Piazza di Spagna) può vedere in diretta le reazioni della gente.

“Subito – scrive nel suo diario – la città, le strade sembrano percosse da un sussulto. Porte e finestre si spalancano. Un uomo in camicia da notte attraversa Piazza di Spagna girando come impazzito ed agitando una bandiera tricolore. Ragazze, donne, soldati si precipitano fuori. Tutti gridano, si abbracciano, corrono. Il brusio sale come una marea, lontana e minacciosa. Gallimberti corre fino al telegrafo per vedere se è presidiato dalla truppa. Torna sbalordito. Neanche una pattuglia. Evidentemente il colpo di stato era molto meno ben preparato di quanto era lecito aspettarsi. Il brigadiere dei carabinieri al quale esprimo la mia meraviglia per tale improvvidenza, aggiungendo le mie preoccupazioni per quello che può succedere, mi dice che fin dalle 17 la città era stata occupata in forma invisibile da 12.000 carabinieri, con bombe a mano, mitragliatrici, mentre autoblinde e batterie erano state piazzate nei cortili adiacenti alle caserme della Milizia Fascista. In verità però, dalla strada salgono rumori sempre più scomposti, e dalla sala stampa così come dalla redazione del Messaggero e del Giornale d’Italia, telefonano per avvertire che folle di scalmanati stanno invadendo gli edifici”.

Suster invia quindi due redattori, Traversi e Barba, a raccogliere notizie.

Alle 23.15 una telefonata dall’abitazione di Morgagni avverte Suster che il presidente della Stefani si è ucciso con un colpo di pistola. “Con questa fine, degna veramente di un’eroica fedeltà, – scrive Suster – Morgagni ha sublimato la sua esistenza”.

Aggiunge: “Si è iniziata la distruzione dei fasci e lo sfasciamento delle vetrine, nelle quali occhieggiano fotografie del Duce o di gerarchi. Dalle sedi delle organizzazioni del Regime, si gettano nella strada e si incendiano, i carteggi ed i mobili. Dai quartieri periferici giungono gli echi delle sparatorie in corso contro le sedi dei fasci rionali, organizzazioni giovanile e qualche caserma. Ma son colpi isolati. Non c’è né resistenza né battaglia. Tutto crolla come un castello di cartone che aveva soltanto l’apparenza della solidità, ma che in effetti posava sul niente, o meglio, si reggeva unicamente sulla paura.

Strano e sconfortante popolo questo nostro che fino a qualche mese fa sembrava legato per la vita e per la morte alla figura di Mussolini. Ma forse questo che stanotte schiamazza per le strade non è il popolo, ma quella schiuma sempre pronta a gridare e festeggiare chi viene ed ad ingiuriare chi se ne va. Certo in ogni caso che quello che è avvenuto stanotte non è una rivoluzione ma il più autentico colpo di stato che mente sovrana e forze armate abbiano mai saputo fare”.

Suster invia subito una nota di servizio ai corrispondenti di provincia chiedendo “un servizio sull’aspetto della città e sulle manifestazioni che si svolgono tenendo presente che gli avvenimenti odierni debbono costituire un rafforzamento e non un indebolimento di tutte le attività nazionali. Evitate qualsiasi recriminazione e qualsiasi accenno sia alla caduta che al nome del fascismo” 15.

Con un’altra nota al personale dell’agenzia Suster lo invita a proseguire con la sola preoccupazione di servire la patria: “Mutamento regime avvenuto Italia per volontà Re – scrive Suster – richiesto ed attuato per potenziare tutte risorse et possibilità nazionali così da portare at creazione unione nazionale sotto egida dinastia stop Fiammata patriottica che pervase paese conferma et dimostra esercito costituisce fulcro vero nazione invasa stop Norma desiderio espresso dal Sovrano nessun risentimento nessun livore deve affiorare per passato vicino aut lontano nessuna questione personale deve esser sollevata stop Ricordare che non si tratta di rivoluzione anti questo aut quello ma di logiche deduzioni et conseguenze tratte da situazione generale stop Agenzia Stefani continua sua attività quale organo interesse pubblico et nazionale stop Ognuno continua suo lavoro con una sola preoccupazione et unico intento quello di servire la Patria stop Purtroppo Presidente Morgagni improvvisamente deceduto non potrà coadiuvare tale compito stop Conto comunque su vostra disciplina et senso dovere” 16.

Sulle reazioni popolari alle “dimissioni” di Mussolini (ancora non si parla di arresto) la Stefani, dimenticando di essere stata fino al giorno prima l’agenzia del Duce, trasmette:

“Roma – Non appena il popolo romano è venuto a conoscenza della notizia trasmessa per radio che Sua Maestà il Re aveva assunto il comando delle Forze Armate ed aveva nominato Capo del Governo il Maresciallo Badoglio, si è riversato per le strade manifestando tutta la sua soddisfazione ed il suo entusiasmo.

Man mano le strade dell’Urbe, malgrado la tarda ora e l’oscuramento, hanno assunto un aspetto di grande esultanza patriottica. Al grido di Viva l’Italia!, Viva il Re! Viva Badoglio! Viva l’Esercito! ed al canto dell’Inno di Mameli, si sono formati imponenti cortei con cartelli improvvisati e bandiere tricolori che si sono diretti verso il Quirinale.

Al loro arrivo i manifestanti hanno trovato la piazza già gremita di folla acclamante alla Maestà del Re ed a Casa Savoia.

Mentre gran parte della folla sostava ancora ad acclamare il Sovrano altri cortei si formavano e si dirigevano verso il Ministero della Guerra dove altissime acclamazioni all’Italia ed alle Forze Armate si sono levate.

In altri punti della città, e particolarmente davanti alle sedi dei giornali, si svolgevano analoghe manifestazioni patriottiche al grido di Viva l’Italia!

Una grandiosa manifestazione ha avuto luogo a Piazza Venezia dove, invaso il cortile del Palazzo, ha dimostrato la propria esultanza e la sua indefettibile passione per le sorti della Patria.

Dilagando per il Corso, una enorme fiumana di popolo proveniente da Piazza Venezia, si è portata a Piazza Colonna, dove ha espresso ancora una volta il suo inequivocabile patriottismo al canto dell’Inno di Mameli, della Canzone del Piave e dei vecchi inni del Risorgimento italiano.

Dovunque il popolo dell’Urbe ha riconfermato la sua profonda fiducia negli immortali destini della Patria sotto l’augusta guida del suo Sovrano e affidati alle sua valorose forze armate”.

Manifestazioni anche a Milano e Bologna. A Milano – trasmette la Stefani“Malgrado l’ora avanzata, la notizia che Sua Maestà il Re ha assunto il comando di tutte le Forze Armate ed ha nominato Capo del Governo il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, si è diffusa rapidamente in tutta la città suscitando fervide manifestazioni di patriottismo tra grandi acclamazioni al Re Imperatore, all’Italia ed al Maresciallo Badoglio”.

Anche a Bologna “Nonostante l’ora tarda in cui è stata conosciuta, la notizia del cambiamento del Governo ha suscitato il più vivo entusiasmo patriottico. Si sono subito formati cortei che con alla testa grandi bandiere tricolori hanno percorso le vie centrali della città e si sono poi spinti fino alla periferia. Nei rioni popolari al grido di Viva l’Italia! Viva il Re! Viva Badoglio!”

Badoglio si insedia al Viminale, sede del ministero dell’Interno, evitando Palazzo Venezia, che aveva connotazioni troppo precise e significative.

Anche Mussolini pensava di poter avere una parte in questa nuova situazione. Il 26 luglio, all’una del mattino, il generale Ernesto Ferone gli consegna una busta sigillata indirizzata a Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini contenente la seguente lettera di Badoglio: “Il sottoscritto Capo del Governo tiene a far sapere a Vostra Eccellenza che quanto è stato eseguito nei Vostri riguardi è unicamente dovuto al Vostro personale interesse, essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto verso la Vostra Persona. Spiacente di questo, tiene a farVi sapere che è pronto a dare ordini per il Vostro futuro accompagnamento, con i dovuti riguardi, nella località che vorrete indicare”.

Ma Badoglio non mantenne la promessa di trasferire Mussolini dove voleva, così come non c’era alcuna cospirazione contro la sua persona. Mussolini dettò al generale Ferone la lettera di risposta indicando la Rocca delle Caminate come luogo in cui voleva risiedere e assicurando il maresciallo che non avrebbe creato alcuna difficoltà al suo governo e gli avrebbe dato anzi “ogni possibile collaborazione”. Esprimeva inoltre il suo compiacimento per la decisione di continuare la guerra al fianco degli alleati tedeschi, come imponevano l’onore e gli interessi del Paese; e concludeva facendo voti per il successo del governo Badoglio nella missione intrapresa agli ordini del re, del quale Mussolini affermava di essere stato per vent’anni il più fedele servitore e di restare tale17.

Intanto Badoglio vara il suo governo. Non sono rappresentati i sei partiti antifascisti che poi avrebbero formato il Comitato di liberazione nazionale. Con un governo tecnico, disse il ministro della Real Casa Acquarone, si sarebbero potuti tenere a bada i tedeschi e guadagnare tempo. Dei sedici ministri del nuovo governo, dieci avevano occupato cariche di primo piano nel regime mussoliniano, tre erano stati nominati senatori nel periodo fascista, quattro erano generali ed uno ammiraglio e di essi uno era un senatore di nomina fascista ed un altro era stato sottosegretario alla guerra con Mussolini.
Capo del Governo: Pietro Badoglio
Esteri – Raffaele Guariglia (ex ambasciatore in Turchia)
Interno – Bruno Fornaciari (ex prefetto fascista) sostituito poi dal senatore fascista Umberto Ricci
Giustizia – Gaetano Azzariti (ex direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia ed ex presidente del Tribunale della razza)
Lavori Pubblici – Domenico Romano (ex capo di gabinetto del suo predecessore)
Cultura Popolare – Guido Rocco (dal 1936 direttore generale della stampa estera allo stesso ministero)
Comunicazioni – Federico Amoroso (senatore fascista)
Scambi e Valute – Giovanni Acanfora (ex direttore generale della Banca d’Italia)
Finanze – Domenico Bartolini (direttore del Poligrafico dello Stato)
Agricoltura – Alessandro Brizi (senatore)
Corporazioni – Leopoldo Piccardi (consigliere di Stato, ex direttore generale ed ex capo di gabinetto del suo predecessore Acerbo)
Educazione Nazionale – Leonardo Severi (indicato come doppiogiochista)
Guerra – Antonio Sorice (generale, ex sottosegretario)
Marina – Raffaele De Courten (contrammiraglio, filotedesco)
Aeronautica – Renato Sandalli (generale)
Produzione bellica – Carlo Favagrossa (generale, già titolare dello stesso dicastero)
Africa italiana – generale Melchiade Gabba
Sottosegretario alla presidenza del consiglio – Pietro Baratono.

Alle 20 il Ministero dell’interno rilancia alla presidenza del consiglio e p.c. al Comando supremo SIM (servizi segreti)il seguente fonogramma proveniente dal ministero della Cultura Popolare: “Dato interesse far conoscere all’estero attuale situazione interna italiana e smentire voci provenienti specialmente da radio nemica circa disordini che si sarebbero verificati nel Regno, rappresentasi urgente necessità concedere Stefani riprendere sua emissione radiotelegrafica sulle stesse onde di cui usufruito fino a ieri. Si rimane in attesa di cortesi disposizioni in materia. Rocco”.

Martedì 27 luglio, alle 18, Badoglio autorizza la Stefani a riprendere le trasmissioni. Una richiesta in tal senso era stata avanzata il giorno prima dal ministro della Cultura Popolare Guido Rocco.

La Stefani trasmette quindi una stringata notizia sulla morte del suo presidente Manlio Morgagni, evitando di dire che si è suicidato: “E’ deceduto in Roma il Senatore Manlio Morgagni. Era nato a Forlì nel 1879. Giornalista ed organizzatore, aveva assunto nel 1924 la Presidenza della Società Anonima Editrice della “Agenzia Stefani”.Aveva partecipato alla guerra del 1915–18. Dal 1927 al 1928 aveva ricoperta la carica di vice podestà di Milano. Faceva parte del Senato del Regno dal 14 ottobre 1939”.

Trasmette quindi le reazioni tedesche alla mutata situazione politica italiana:

“Berlino 27 – La calma con la quale l’opinione pubblica germanica ha accolto la notizia degli avvenimenti politici in Italia – scrive il collaboratore diplomatico dell’Agenzia ufficiosa tedesca – costituisce la migliore prova che la guerra dei nervi intrapresa da lungo tempo dall’avversario contro il popolo tedesco non è affatto riuscita nel suo intento.

Benché tali avvenimenti abbiano colto di sorpresa la stragrande maggioranza del popolo tedesco, che era poco al corrente di quanto accadeva nelle sfere dirigenti di Roma, tale sorpresa non è tuttavia riuscita a mutare il senso di tranquilla sicurezza e decisione cui si ispira l’atteggiamento del popolo tedesco di fronte a tutti i problemi della guerra” 18.

Il 27 si svolge la prima riunione del Consiglio dei ministri presieduta da Badoglio: viene sciolto il Partito Nazionale Fascista, abrogata la legge concernente il Gran Consiglio e soppresso il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato. Scrive la Stefani: “Il Consiglio, in vista della nuova situazione determinatasi nella vita politica del Paese, ha disposto anzitutto lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista.

“Con lo stesso provvedimento sono state dettate norme perché i vari enti assistenziali, educativi e sportivi, già dipendenti dal Partito, possano continuare a funzionare.

“Nella stessa riunione del Consiglio dei Ministri è stata poi disposta l’abrogazione della legge 9 dicembre 1928, n. 2693, concernente il Gran Consiglio del Fascismo incompatibile col ritorno alla normalità costituzionale.

“E’ stata pure disposta la soppressione del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, le cui competenze vengono devolute ai Tribunali militari di Corpo d’Armata durante tutto il periodo della guerra attuale”.

La Stefani trasmette quindi le biografie dei componenti il Governo Badoglio:

“Il barone Raffaele Guariglia, nuovo ministro per gli Affari Esteri, nato il 18 febbraio 1889 a Napoli. Nominato viceconsole, prestò servizio a Parigi, donde col grado di segretario d’Ambasciata fu trasferito a Londra. Dalla capitale britannica passò a Pietroburgo e quindi, dopo un breve nuovo soggiorno a Parigi, a Brusselle. Richiamato al Ministero degli Esteri a Roma, fu nominato nel 1920 direttore generale degli Affari politici dell’Europa e del Mediterraneo: fece poi parte della Commissione inviata a Londra per trattare del Giubaland all’Italia: fu quindi al Cairo come componente della Commissione per la delimitazione dei confini tra l’Egitto e la Libia. Successivamente venne elevato al grado di ambasciatore e destinato a Madrid. Dalla Spagna ritornò a Roma, dove ricoprì la carica di direttore generale del personale al Ministero egli Esteri. Nel 1936 fu nominato ambasciatore a Buenos Aires. Nel 1938 venne trasferito all’Ambasciata di Parigi. Nel 1942 fu nominato ambasciatore ad Ankara.

Il nuovo ministro per l’Interno Dott. Bruno Fornaciari è nato a Sondrio il 17 ottobre 1881. Capo dell’Ufficio affari generali alla Direzione della Sanità, cooperò attivamente alla disciplina e alla organizzazione dei servizi sanitari in momenti gravi creati dall’epidemia colerica 1910-1911, dalla guerra libica, dal terremoto della Marsica, e dalla guerra mondiale. Viceprefetto a Firenze nel 1923, commissario a Venezia per oltre due anni, veniva nominato prefetto, nel 1926, destinato a Trieste, donde nel luglio 1929 era chiamato alla Direzione generale della Sanità pubblica, che tenne fino al 1° agosto 1930, quando venne nominato prefetto della provincia di Milano. Nel 1935 era nominato direttore generale dell’Amministrazione civile presso il Ministero dell’Interno; quindi veniva collocato a riposo per anzianità di servizio. Nel 1940 gli era affidata la direzione dell’istituto di Bolzano per la liquidazione dei beni dei bolzanesi optanti per la Germania.

Il ministro per l’Africa italiana Melchiade Gabba è nato il 20 agosto 1874 a Milano. Durante la guerra 1915-18 ebbe il comando di un gruppo di artiglieria pesante campale. Durante l’offensiva austriaca sull’altipiano di Asiago fu ferito e meritò la croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e in seguito la promozione al grado di ufficiale dello stesso Ordine. Dal settembre del 1936 all’agosto del 1938 fu comandante designato della Terza Armata. Il 23 marzo 1939 fu nominato senatore del Regno. In data 16 maggio 1940 era promosso generale d’Armata per merito di guerra.

Il Guardasigilli cav. di gr. cr. Gaetano Azzariti è nato a Napoli il 26 marzo 1881 da famiglia di magistrati e giureconsulti. Ha compiuto gli studi in giurisprudenza all’Università di Napoli, dove si laureò nel 1901. Qualche anno dopo prese parte al concorso in magistratura riuscendo primo. Passò quindi a prestare servizio nel Ministero della Giustizia, partecipando a numerose Commissioni legislative. Dal 1919 è a capo dell’Ufficio legislativo al Ministero di Grazia e Giustizia. Riveste dal 1931 il grado di primo presidente di Corte d’Appello.

Il ministro per le Finanze Domenico Bartolini è nato a Roma il 26 agosto 1880. Già intendente generale del Banco di Roma, fu incaricato nel 1922 di studiare la costituzione del Provveditorato generale dello Stato. Il 18 gennaio 1923, istituito tale Ufficio, il Bartolini ne venne nominato titolare quale Provveditore generale dello Stato, carica che ricopre tuttora. Dal dicembre 1928 dirige inoltre l’Istituto poligrafico dello Stato. Già consigliere delle fondazione “Vittoriale degli Italiani”, ne veniva nominato presidente il 18 ottobre 1942. Il 21 ottobre 1939 era stato nominato senatore del Regno.

Il nuovo ministro della Guerra, Antonio Sorice,è nato a Nola il 3 novembre 1897. Nominato sottotenente di artiglieria a 18 anni, subito raggiunse la zona di operazioni. Dal 1919 in poi ha prestato servizio di comandante di reparti presso reggimenti dell’Arma, di insegnante presso la Scuola di applicazione di Artiglieria e Genio, di ufficiale di S.M. nelle Divisioni di Genova e di Ancona. Dal 1° luglio 1938 venne nominato consigliere di Stato. Generale di Brigata il 3 febbraio 1943, veniva nominato sottosegretario alla Guerra.

Il nuovo ministro per i Lavori Pubblici, Domenico Romano,è nato a Melicucco (Reggio Calabria) il 10 novembre 1877. Entrato nell’amministrazione dei Lavori Pubblici, vi ha raggiunto il grado di direttore generale dei servizi speciali. È autore di varie apprezzate pubblicazioni di carattere tecnico. Dal gennaio 1942 ha ricoperto la carica di capo di gabinetto del Ministero dei Lavori Pubblici.

Il prof. Alessandro Brizi, nuovo ministro per l’Agricoltura e le Foreste, è nato a Poggio Nativo (Umbria)il 7 settembre 1878. Il suo nome è ricordato in primo luogo tra gli agricoltori italiani, perché fu direttore generale del Ministero dell’Agricoltura dal 1918 al 1928. Il 5 febbraio 1943 venne nominato senatore; nello stesso mese gli venne affidato l’incarico di capo di gabinetto del Ministero delle Finanze.

Federico Amoroso, nuovo ministro per le Comunicazioni, è nato in Napoli il 29 maggio 1891. Prese parte alla guerra libica come ufficiale del Genio telegrafisti, quindi, col grado di capitano e successivamente di maggiore, alla guerra mondiale 1914-18 nel Genio aeronautico come comandante di dirigibili.

Il ministro per le Corporazioni, dott. Leopoldo Piccardi, è nato a Ventimiglia il 1° giugno 1899. Prese parte come ufficiale di artiglieria alla prima guerra mondiale. Entrato nel Consiglio di Stato, in seguito a concorso nel 1930, fu nominato nel 1934 consigliere di Stato.

Il generale di divisione aerea Renato Sandalli, nuovo ministro per l’Aeronautica, è nato a Genova il 25 febbraio 1897. A 18 anni si arruolò volontario nei bersaglieri e prese parte in qualità di ufficiale subalterno alla guerra 1915-18, durante la quale per l’ardimento dimostrato fu decorato di una medaglia d’argento e di una di bronzo al valor militare. Destinato in Somalia nel 1926, operò per qualche tempo presso reparti dell’aviazione della Colonia e quindi rientrato in Patria e promosso maggiore, fu assegnato all’aviazione da caccia, dove si distinse per particolari doti professionali. Assunse poi il comando del IX Stormo da bombardamento che guidò in vittoriose operazioni nei cieli dell’Africa Orientale.

Il nuovo ministro per la Cultura Popolare Guido Rocco è nato a Napoli il 26 novembre 1886: laureatosi in giurisprudenza nel 1909, entrò in carriera nel 1912. Chiamato al Ministero, vi assolse importanti cariche di carattere politico. Nel 1935-1936 fu delegato aggiunto del Governo al Consiglio della Società delle Nazioni e membro della Delegazione italiana alla Conferenza di Londra fra le potenze firmatarie del trattato di Locarno. Nello stesso anno, nominato ministro plenipotenziario di prima classe, fu preposto alla Direzione generale per la stampa estera al Ministero della Cultura Popolare. Nel settembre 1940 è stato promosso ambasciatore.

Il nuovo ministro della Marina ammiraglio di Divisione Raffaele de Courten è nato a Milano il 23 settembre 1888. Ha preso parte alla guerra 1915-18. Dal luglio 1933 fino al 1936 ha ricoperto la carica di addetto navale presso la Germania, l’Olanda, la Danimarca e gli Stati scandinavi. Nel maggio 1938 è stato promosso contrammiraglio e destinato all’ufficio di Stato Maggiore della Marina a reggere l’ispettorato delle armi subacquee di nuova costruzione, incarico nel quale ha portato ad alto grado di perfezione metodi di impiego delle armi subacquee, dando in pari tempo vita e anima all’organizzazione dei mezzi di assalto nel primo anno delle ostilità.

Il nuovo ministro dell’Educazione Nazionale, dottor Leonardo Severi, nobile di Fano, è nato il 31 dicembre 1882, in quella città. Laureatosi nel 1904 in legge, all’Università di Roma, nel 1905 entrò nella amministrazione dell’Interno e nel 1907, per concorso, passò come vice segretario nella carriera amministrativa della Pubblica Istruzione, dove raggiunse nel 1923, il grado di Direttore generale della Amministrazione Centrale. Nel 1932 venne nominato Consigliere di Stato. Ha partecipato alla guerra 1915-1918 ed è decorato di medaglia di bronzo al valor militare.

Il nuovo ministro degli Scambi e Valute, S.E. il dott. Giovanni Acanfora, è nato il 7 aprile 1884 a Castellammare di Stabia. Laureatosi, nel 1907, in giurisprudenza all’Università di Napoli, entrò, nel 1911, nell’Amministrazione delle Finanze e vi raggiunse il grado di Direttore Generale. Partecipò a parecchie conferenze internazionali e fu capo della delegazione italiana del Tesoro a Parigi dal 1926 a tutto il 1928. Ha partecipato alla grande guerra 1915-18, rimanendo ferito sulla Bainsizza; è decorato della croce di guerra. Nel giugno 1940 era stato nominato Direttore Generale della Banca d’Italia.

Il ministro per la Produzione bellica, ecc. Carlo Favagrossa è nato a Cremona il 22 novembre 1888. Al termine del conflitto fece parte, fino al 1925, di numerose Missioni militari all’estero. Rientrato in Patria ebbe il comando del Genio del Corpo d’Armata di Roma e successivamente il comando della I^ Brigata corazzata. Il 1° settembre 1939 fu chiamato ad assumere l’alto duplice incarico di Presidente del Comitato di mobilitazione civile e di Commissario generale per le fabbricazioni di guerra. Il 20 maggio 1940 il Commissariato fu trasformato in Sottosegretariato di Stato, rimanendone il titolare con la promozione a generale di Corpo d’Armata. Il 5 febbraio 1943 i servizi del Sottosegretariato e del Commissariato vennero riordinati in Ministero per la produzione bellica ed il generale Favagrossa fu nominato ministro”.

Alle 19 Mussolini venne fatto salire su un’automobile diretta a Gaeta ed imbarcato sulla corvetta “Persefone” diretta a Ventotene. Vista l’impossibilità di una sistemazione adeguata, la nave si dirige a Ponza dove arriva il 28 luglio. Nella notte fra venerdì 8 e sabato 9 agosto Mussolini è trasferito a La Maddalena da qui il 28 agosto viene condotto a Campo Imperatore dove il 12 settembre viene liberato dai tedeschi19.

Mercoledì 28 luglio Suster scrive nel suo diario: “Sono già passate le prime 48 ore del nuovo regime militare e la vita nazionale incomincia a riassestarsi. Io sono stato pregato dal Ministro della Real Casa il Duca Acquarone, di assicurare il funzionamento della Stefani ed il nuovo ministro della Cultura Popolare Rocco, mi ha telegraficamente confermato nella carica di Direttore promuovendomi anzi a Direttore Generale. Il governo è stato costituito da militari e funzionari. Il Partito Fascista è stato sciolto. La smobilitazione dello stato mussoliniano è immediatamente iniziato. A Milano, Parma, Bergamo e Genova si lamenta ancora qualche disordine di evidente tendenza comunista, ma la proclamazione dello stato d’assedio ed il coprifuoco bastano a spegnere ogni velleità di disordine. Il punto veramente oscuro è quello dell’atteggiamento e delle reazioni germaniche. Si assicura infatti che Farinacci, a bordo di un aereo militare germanico sia riuscito a fuggire a Monaco di Baviera e che da lì insista per un immediato intervento armato, onde rimettere al potere il Fascismo. Certo che da stamane giungono notizie preoccupanti soprattutto dalla frontiera del Brennero, dove divisioni di fanteria tedesca hanno incominciato a scendere le valli verso Bolzano e Trento, senza chiederci il permesso di sconfinare, né darci almeno spiegazioni alcuna sulle loro intenzioni. Le truppe germaniche, passando inquadrate dai centri abitati, pare si accompagnino, non soltanto con i loro canti di guerra, ma anche con ritmici “Heil” al Fuehrer ed al Duce. La situazione appare pertanto molto seria, per quanto il Re e Badoglio abbiano entrambi proclamato che l’Italia rimane, sul piano della guerra, fedele alla parola data e che quindi la lotta continua. Si apprende intanto che domenica sera, il colpo di stato avvenne alle 18 circa, quando Mussolini, uscendo dal suo ultimo colloquio con il Re, venne arrestato da due colonnelli dei carabinieri i quali lo portarono in autolettiga in un forte, quale prigioniero. Si assicura che il Duce rimase completamente sorpreso del colpo di forza e che non oppose nessuna resistenza, neppure verbale confermando così una certa deficienza di coraggio fisico. Misera e disonorante fine questa per un dittatore che per vent’anni, facendo soltanto gli occhiacci, aveva dominato un popolo di 45 milioni di pecoroni, truffando e bluffando il mondo con la parvenza e la messa in scena di un potere e di una forza che non aveva.

L’ex sottosegretario agli interni, Buffarini Guidi, timoroso per la sua pelle ed evidentemente inquieto per le sue malefatte, ha chiesto invece di essere arrestato per sicurezza. Il Maresciallo Cavallero, Luigi Freddi e qualche altro sono stati arrestati per aver opposto resistenza alla polizia. Gli altri, compreso Ciano, sono tutti liberi ed indisturbati. Molti ex ministri e sottosegretari del passato Regime stanno procedendo alla consegna ai nuovi titolari. La solita commedia tradizionale della storia italiana. Forse è saggezza ma l’impressione prima che se ne riceve è di superficialità e di ridicolo. Che infatti può più credere, in questi giorni, alle convinzioni ed agli atteggiamenti del popolo italiano?”

La Stefani trasmette: “In questi momenti vengono diffuse voci di fatti sensazionali: Si mettono in guardia i cittadini affinché non prestino fede alle voci stesse messe in circolazione da elementi insospettabili al solo scopo di turbare l’ordine pubblico”20.

Alle 20 Badoglio invia ad Hitler il seguente telegramma assicurandolo che la guerra continua nello spirito dell’Alleanza: “Col giuramento nelle mani di S.M. il Re e Imperatore il Consiglio dei Ministri da me presieduto si è oggi insediato. Come già dichiarato nel mio proclama rivolto agli Italiani, ufficialmente comunicato al Vostro Ambasciatore, la guerra per noi continua nello spirito dell’Alleanza.

Tanto tengo a confermarvi con la preghiera di voler ascoltare il Generale Marras, che verrà al Vostro Quartier Generale da me incaricato di una particolare missione per Voi.

Mi è grata l’occasione per porgervi, Fuhrer, l’espressione dei miei cordiali sentimenti” 21.

Giovedì 29 luglio la Stefani ritorna sull’argomento: “Continuano a circolare e a diffondersi false voci di avvenimenti sensazionali, che non hanno alcun fondamento. Queste voci sono evidentemente sparse da elementi irresponsabili e antinazionali, che hanno interesse a turbare la tranquillità e l’ordine. Si invitano di nuovo i cittadini a diffidare di tali voci e a non prestarsi, in alcun modo, alla loro diffusione”.

Sempre il 29 luglio la Stefani fornisce ulteriori informazioni sulla riunione del consiglio dei ministri del 27. “Oltre ad adottare i provvedimenti di cui è già stata data notizia, il Consiglio dei ministri nella sua riunione del 27 corrente ha riaffermato il divieto della costituzione di qualsiasi partito politico per tutta la durata della guerra.

E’ per conseguenza tassativamente vietato di fare uso sotto qualsiasi forma, durante la guerra, di distintivi, emblemi e vessilli che possano comunque riferirsi a partiti politici. Unico emblema che nella ora attuale deve riunire ed affratellare tutti gli italiani è quello del Tricolore.

Lo stesso Consiglio ha poi proposto la chiusura della XXX Legislatura e lo scioglimento della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Entro quattro mesi dalla cessazione dello stato di guerra sarà provveduto alla elezione di una nuova Camera dei Deputati e alla conseguente convocazione ed inizio della nuova legislatura.

Pure nello stesso Consiglio dei ministri è stata deliberata l’abrogazione di tutta la legislatura che impone limitazioni in dipendenza dello stato di celibe. Detti provvedimenti hanno ottenuto l’immediata sanzione sovrana”

Altre notizie Stefani del 29 luglio:

“Con provvedimenti adottati o in corso è stata già iniziata la liberazione dei condannati per reati politici. A tale proposito – avuto presente il notevole numero dei casi che occorre prendere in considerazione e ritenuto che l’attuazione di detti provvedimenti richiederà inevitabilmente del tempo – è stato disposto che, evitato ogni intralcio di carattere burocratico, l’esame delle singole posizioni personali venga accelerato quanto più possibile”.

“Sono stati eseguiti, per misura precauzionale di ordine pubblico, numerosi fermi di persone in vista, già militanti nelle file del disciolto Partito Nazionale Fascista”.

“L’attenzione del Governo si è rivolta subito ai principali problemi della vita nazionale. La situazione alimentare è seguita con la massima oculatezza. Si comprende che non possono farsi radicali trasformazioni data anche l’urgenza di provvedere al riguardo. Conseguita felicemente la saldatura, il raccolto granario si presenta soddisfacente e si pensa che gli agricoltori obbediranno scrupolosamente ai loro doveri identificati nel loro stesso interesse, in modo che la situazione alimentare nei prossimi mesi non dovrebbe presentare flessioni. Il ministro dell’agricoltura esamina attentamente le questioni alimentari.

“Tra i problemi di ordine istituzionale che richiedono urgente soluzione è l’ordinamento sindacale corporativo. Per quanto riguarda il Ministero delle Corporazioni sembra che se anche si cambierà la sua denominazione, resteranno ad esso affidate le funzioni di direzione, coordinamento e orientamento della economia e del lavoro, mentre verranno soppresse le Corporazioni. Verranno invece mantenuti i Sindacati che rappresentano organi di tutela diretta del lavoro e delle masse lavoratrici, pure adattandone le forme alla mutata situazione. Sarà inoltre salvaguardata l’attrezzatura patrimoniale dei Sindacati che forma il patrimonio delle classi lavoratrici. Verrà pure mantenuto l’istituto del contratto collettivo di lavoro. Non è possibile dare precisazioni sui modi nei quali verrà attuata tale politica che è allo studio, come è allo studio la nomina di commissari nella direzione delle Confederazioni”.

“D’ordine del Capo del Governo Maresciallo Badoglio, per la tutela degli interessi materiali e morali degli operai, per il rispetto alle leggi sul lavoro e per garantire la permanenza delle maestranze agli stabilimenti, specie della produzione bellica, i sindacati sono mantenuti in vita e passano alla diretta dipendenza del prefetto. Tale dipendenza riguarda le attribuzioni normali di vigilanza spettanti al prefetto quale capo della provincia.

“Nulla è stato mutato per quanto riguarda la dipendenza funzionale e disciplinare dei sindacati stessi dal Ministero delle Corporazioni e circa le attribuzioni di questo.

“Per ordine del Capo del Governo, Maresciallo Badoglio, tutte le forme di assistenza già svolte dal partito fascista sono passate alla dipendenza della Prefettura, presso la quale è stato istituito un ufficio provinciale di assistenza che si avvarrà, nei singoli comuni della provincia, degli enti comunali di assistenza.

“Tutte le sedi dei fasci e delle dipendenti istituzioni con valori, mobili e attrezzature varie passano a disposizione dei Podestà. In conseguenza tutta l’assistenza normale e straordinaria di guerra è da ora in poi disimpegnata attraverso gli enti comunali di assistenza”.

In un appunto su carta de “Il capo del Governo” in data 29 luglio Badoglio assicura Hitler che Mussolini sta bene, ma non può ricevere visite. “S.M. il Re ha fatto presente al Maresciallo Badoglio il desiderio del Fuhrer.Nel riconfermare l’ottimo stato di salute di S.E. Mussolini ed il suo pieno gradimento per il trattamento usatogli, il Maresciallo Badoglio è spiacente di non poter aderire alla richiesta visita e ciò nello stesso personale interesse di Mussolini.È però pronto a fargli subito pervenire quella lettera che S.E. l’Ambasciatore ritenesse di inviargli e di riportarne risposta”22.


Note

7 Attilio Tamaro – Due anni di storia 1943-1945 – Tosi

8 ACS-FRS b. 2

9 La Nazione, 20 luglio 1943

10 La decisione di riunire il Gran Consiglio fu probabilmente anticipata dallo sbarco degli alleati in Sicilia, avvenuto il 10 luglio, e dal primo terribile bombardamento aereo di Roma da parte degli americani, i quali già da tempo avevano inondato la città con migliaia di manifestini per avvertire la popolazione che anche la “Città Eterna” poteva diventare uno dei bersagli strategici per la presenza di numerose strutture militari e di importanti nodi ferroviari. Nessuno dette importanza a quelle comunicazioni, perché tutti, compreso Mussolini, erano convinti che Roma sarebbe stata risparmiata. Alle 11 del 19 luglio 1943, era un lunedì, 930 velivoli partiti da diverse basi del nord Africa, si presentarono nel cielo della capitale, arrivando da nord ovest,e in nove ondate sganciarono sulla città oltre quattromila bombe di diverso calibro. Il bombardamento, che durò circa due ore, causò tremila morti e danni spaventosi nei quartieri Salario, Tiburtino, Prenestino e San Lorenzo. Quel giorno Mussolini non era a Roma. Si trovava a Feltre per un incontro con Hitler e fare il punto sulla disastrosa situazione militare nello scacchiere mediterraneo e non solo. Il bombardamento di Roma determinò un’accelerazione anche dei piani che da tempo si stavano imbastendo fra Vittorio Emanuele III e alti gradi dell’esercito per rovesciare il regime e mettere fuori gioco Mussolini.

11 ACS – FRS b. 2

12 Presidente e proprietario della Stefani

13 Sull’arresto di Mussolini a Villa Savoia, Simeone II di Bulgaria, il figlio del Re Boris e della principessa Giovanna di Savoia, in una intervista del giugno 2000 al giornalista Luciano Regolo, ha fatto la seguente dichiarazione: “sul letto di morte ad Alessandria d’Egitto, davanti a mia madre, il nonno, Re Vittorio Emanuele III, confidò il suo ultimo rimorso: “una delle cose che più mi pesano sulla coscienza – disse – è l’aver convocato Mussolini a Villa Savoia il 25 luglio ben sapendo che l’avrebbero arrestato. Questo non doveva accadere in casa mia. Non avrei dovuto lasciarmi convincere…”

14 redattore capo della Stefani

15 ACS – LS 36

16 ACS – LS 39

17 Melton S. Davis – chi difende Roma? – Bur Storia

18 notizia Stefani tratta dal Popolo di Roma del 28 luglio

19 Melton S. Davis – chi difende Roma? – Bur Storia

20 id. 29 luglio

21 MAE – i documenti diplomatici italiani – nona serie – 1939-1943 vol. X

22 A margine è annotato a mano: “una copia mandata al capo Gab. Esteri con foglio del capo della segreteria del capo del governo il 29.7.43”. (SPD-RSI cr 86)