Stiamo vivendo da anni un eccezionale processo di trasformazione tecnologica e sociale, così vasta e così profonda quale mai si è avuta nella storia dell’umanità; un processo che ha preso avvio con l’invenzione del computer, è proseguito con la digitalizzazione e con Internet e ha trovato come coprotagonista la televisione, cioè un medium che non si limita a trasmettere messaggi ma è essa stessa un messaggio, cioè un medium che ha modificato e modifica anche le nostre capacità di percezione e di reazione. È un processo che ha cambiato e sta cambiando non solo le strutture economiche e produttive dei nostri paesi, ma l’intera società e le forme in cui essa si esprime: la cultura, la politica e i nostri modi di pensare e di comportarci; forse, anche i nostri meccanismi logici e biologici.
In questo mondo che cambia il giornalismo è soggetto e oggetto del cambiamento, una delle cause e uno degli effetti più sensibili. Grazie ai pc portatili sempre più piccoli e leggeri, grazie ai telefoni e videotelefoni cellulari e satellitari e agli apparecchi che assumono sempre più le prestazioni del pc e altre ancora, alle reti satellitari, alle macchine fotografiche e alle cineprese digitali che sempre più facilmente e rapidamente permettono ripresa, stampa e trasmissione delle immagini, grazie a tutto questo i modi di produzione dell’informazione, cioè la raccolta, la gestione e la distribuzione delle informazioni, sono cambiati, stanno cambiando e cambieranno ancora.
Ma nel giornalismo c’è qualcosa che non cambia: il suo istituzionale fondamento, il perché è nato e si è diffuso; il giornalismo come mediazione tra la fonte e il destinatario dell’informazione; il giornalismo che tra i cento e cento fatti che accadono ogni giorno sceglie quelli che più rispondono ai bisogni informativi dei cittadini e li racconta in maniera chiara e comprensibile.
Scrivere bene è farsi capire e far capire. La giusta selezione dei contenuti deve essere accompagnata dall’esattezza dei dati, dalla precisione dei termini, dall’uso corretto della lingua. L’insegnamento di un giornalismo serio e responsabile e rispettoso dei suoi doveri è l’ambizione, nella sua semplicità didascalica, di questo manuale, scritto per i giovani che vogliono avviarsi alla professione giornalistica, che stanno apprendendone le basi tecniche e culturali nelle scuole di giornalismo o che sono già in qualche redazione, vivendo le prime esperienze professionali.
Un giornalismo serio e responsabile. Perché, al di fuori dei miti, questo è il vero fascino della professione giornalistica: contribuire alla crescita civile della società. E, nella misura in cui il giornalista riesce a limitare o a controllare i condizionamenti del sistema e a esprimersi come operatore capace e onesto, questo è il suo grande potere: un potere inteso come servizio, esercitato nell’interesse dell’unico legittimo detentore di esso, il cittadino.