L’iniziale maiuscola dei nomi comuni

L’iniziale maiuscola dei nomi comuni

Iniziale maiuscola o iniziale minuscola? La regola grammaticale è semplice: iniziale maiuscola per i nomi propri, iniziale minuscola per i nomi comuni. I nomi comuni indicano intere categorie di persone, di animali, di cose e di concetti; i nomi propri indicano un particolare “individuo” di persone, di animali, di luoghi e di cose. Il problema che si pone è quello dei nomi comuni che prendono o possono prendere l’iniziale maiuscola. Quando?

I linguisti sono incerti; spesso in contrasto l’uno con l’altro; alcuni hanno, col tempo, cambiato opinione, e lo confessano. I più, oggi, lasciano discrezionalità a colui che scrive o all’editore che pubblica e non manca chi fa capire di ritenere fastidioso l’argomento.

Un serio organo di informazione scritta ha bisogno tuttavia di norme che garantiscano uniformità e coerenza nel linguaggio col quale pubblica i propri contenuti; sia sul piano ortografico, sia sul piano grammaticale e sintattico; perciò anche sull’uso delle iniziali maiuscole e minuscole. Ecco perché sembra opportuno fissare delle regole quanto più possibile precise; delle regole pragmatiche, che, con tutto il rispetto per gli esperti, assicurino uniformità di scrittura e siano chiare e facili da ricordare; così, oltretutto, si rende più facile, con molti degli attuali sistemi elettronici, la ricerca automatica delle parole.

L’uso, purtroppo, non aiuta la soluzione del problema; spiega, anzi, la confusione che regna non solo fra gli operatori ma anche fra gli specialisti. La lingua è storia e risente fatalmente delle situazioni storico-politiche in cui si esprime e si evolve. L’inflazione delle iniziali maiuscole che caratterizza in Italia il campo dei nomi comuni (che, in quanto tali, iniziale maiuscola non dovrebbero averla, in linea di principio, se non in inizio di periodo o dopo il punto fermo) nasce appunto da certe situazioni o politiche o sociali o di costume. Cerchiamo di elencare le varie motivazioni, quasi tutte legate alla politica e alla burocrazia; alcune a un certo modo di giornalismo.

  • Il primo motivo è il rispetto per certi particolari soggetti, ma, spesso, è soltanto cortigianeria e servilismo. Sono le maiuscole che possiamo chiamare “reverenziali”, caratteristica di tanti nomi e aggettivi; come in: Re, Altezza Reale, Presidente, Papa, Vescovo e Arcivescovo, Cardinale, Monsignore, Generale, Dottore, Professore, Avvocato, Ingegnere, Architetto, Cavaliere, Signore, Commendatore, Grande Ufficiale, Sua Eccellenza e Sua Eminenza, Onorevole, Donna, Sindaco, Prefetto, Ambasciatore, Console, Ministro, Ammiraglio, Principe, Conte, Marchese, Barone e Duca, Suor, Don e Fra.
  • Il secondo motivo è la retorica, per cui le maiuscole sono l’elemento distintivo di parole considerate importanti rispetto a valori o pseudo valori, a volte istituzionali, a volte transeunti; come in: Stato, Nazione, Paese, Chiesa, Patria, Repubblica, Regione, Comune, anche Famiglia; e poi Magistratura, i Carabinieri, la Polizia, anche il Fisco; la Religione, la Fede; e così i Defunti, le Esequie, i Funerali; Banca, Cassa di risparmio; un tempo lontano, ahimè, anche la Razza.
  • Il terzo motivo è l’attribuzione di importanza. La maiuscola si ritiene che renda importante il soggetto cui viene attribuita. Fertile è il linguaggio della burocrazia: Azienda, Ente, Società, Istituto, Scuola, Università, Amministrazione, Consiglio, Presidenza, Segreteria, Commissione, Coordinamento, Direzione e Direttivo, Esecutivo; si è visto anche Portineria e Biglietteria; in questo modo nascono forse anche Piazza, Via, Corso, Largo; e l’aula del Senato che diventa Aula.
  • Altro motivo è l’intenzione di caratterizzare la parola usata, allo scopo di dare ad essa un particolare significato o una particolare rilevanza. E’ un uso che si trova ogni tanto nel linguaggio giornalistico: “Bomba” se è una bomba atomica e non una bomba normale; “legge di Stabilità”, per distinguere questa “stabilità” piena di contenuti legislativi da ogni altra banale “stabilità”; così “commissione Stragi”; così come la “Finanziaria”, per giustificare l’ellisse, cioè l’eliminazione della parola “legge”. Così molte sigle: “Odg” (“ordine del giorno”), “Cdr” (“comitato di redazione”). In molti casi la maiuscola è adottata allo scopo (inutile, dato il contesto) di distinguere un nome da un omografo di diverso e più modesto significato; per esempio “Legge”, “Maggioranza”, “Opposizione”, “Destra”, “Sinistra”.
  • Il problema è complicato anche dall’uso, cioè da quelle norme non scritte e nate da pratiche ricorrenti che spesso vengono seguite senza razionale e scientifica omologazione. L’uso è giustamente considerato dai linguisti un elemento determinante nell’evoluzione del linguaggio, ma a volte è la consacrazione di modi scorretti specie sul piano ortografico. E’ così, per esempio, che i nomi che indicano i mesi e i giorni della settimana hanno perso nel tempo la loro iniziale maiuscola, come in francese, ma non in inglese. In altri casi si trova un uso diverso da denominazione a denominazione ed è difficile capire perché; per esempio, “Alleanza Atlantica” e “Unione Sovietica” con la maiuscola per il nome e l’attributo e invece “Unione europea”, “Consiglio europeo” con la maiuscola solo per il nome.
  • Inutile, infine, parlare del linguaggio della pubblicità, dove spesso hanno l’iniziale maiuscola perfino gli aggettivi; ma qui il motivo è puramente grafico e di promozione visiva.

In mancanza di regole e di certezze i giornali vanno a ruota libera. E così, specie nel linguaggio della politica, si leggono grafie diverse, spesso nello stesso giornale: Consiglio dei Ministri, Consiglio dei ministri, consiglio dei Ministri, consiglio dei ministri; Ministro degli Esteri, Ministro degli esteri, ministro degli Esteri, ministro degli esteri; Popolo della libertà, Popolo della Libertà; Democrazia Cristiana, Democrazia cristiana; Pdl e pdl; UE e Ue; USA e Usa; Brigate rosse e Brigate Rosse e così via.

Tutto ci dice che è opportuno fare ordine, per lo meno nel campo dell’informazione giornalistica. Con l’assenso, speriamo, dei linguisti, cerchiamo allora di dare un contributo per assicurare nella stampa scritta un linguaggio ortograficamente uniforme, se non altro per quanto riguarda le lettere iniziali dei nomi.

Per i nomi comuni che possono prendere l’iniziale maiuscola abbiamo già detto che non esiste una regola scientificamente certa; non esiste e non può essere stabilita. L’unica soluzione – storicamente e cioè contingentemente condizionata dalla realtà sociopolitica e culturale in cui operiamo – è di fissare delle norme che rispettino quanto più possibile la logica e qualche uso prevalente.

Quale logica? La logica è semplice: un nome comune è “comune” (e perciò prende l’iniziale minuscola) perché serve a indicare un molteplicità di persone, di animali, di cose e di concetti. Un nome proprio è “proprio” (e perciò prende l’iniziale maiuscola) perché appartiene a qualcuno o a qualcosa; è il nome suo, di quell’uno o di quella cosa. Ora la norma: un nome comune prende l’iniziale maiuscola nei casi in cui indica non una molteplicità ma una individualità, una entità singola: quella, non una qualsiasi. Cioè quando il nome comune diventa, in pratica, un nome proprio.

In che modo un nome comune acquista il valore di nome proprio? In più modi.

  • Il nome da solo, quando acquista quel valore da un contesto storico o sociale o politico; ad esempio: Rinascimento, Resistenza (1943-1945), Occidente (europeo), Medio Oriente, Natale, Pasqua, Ramadan. Sono pochi i nomi di questo tipo; molte le sigle, specie di organismi o nazioni: Onu, Ue, Usa e così via.
  • Il nome quando è seguito da un aggettivo o da un nome proprio che gli attribuisce quel valore individuale e perciò lo distingue dal nome comune; ad esempio: Accademia Navale (di Livorno), Accademia dei Lincei, Corte Costituzionale, Palazzo Madama, Mar Rosso, Musei Vaticani, Casa Bianca, Torre di Pisa, Statua della Libertà, Croce Rossa, Alleanza Atlantica. In questi casi prende l’iniziale maiuscola anche l’aggettivo che fa parte integrante dell’espressione; così Unione Sovietica, Democrazia Cristiana, Stati Uniti d’America.
  • Il nome quando è seguito da più nomi o aggettivi che ne caratterizzano l’individualità ( ma senza che ne siano una pesante integrazione); ad esempio: Associazione nazionale magistrati (Anm), Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil), Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), Istituto nazionale per la previdenza sociale (Inps), Associazione nazionale comuni italiani (Anci). Gli organismi interessati usano l’iniziale maiuscola anche per i nomi e gli aggettivi che seguono il nome principale, ma speriamo che accettino un diverso uso giornalistico, tanto più che hanno già accettato che la loro sigla-acronimo da tutta maiuscola (per esempio CGIL) sia maiuscola solo nell’iniziale (Cgil).

Per fortuna il problema generale è circoscritto. La maggior parte dei nomi comuni che in determinati casi prendono l’iniziale maiuscola si trova soltanto in alcune aree: politica, economica, sociale; e anche culturale e scientifica. Affrontiamo allora il problema, cercando classificazioni semplici e facilmente memorizzabili, insieme a qualche suggerimento. Prima di tutto un’esortazione: meno maiuscole si usano, meglio è; senza tante maiuscole a sproposito il testo è più “pulito”, potremmo dire “più “democratico”.

Politica e economia

Cominciamo con accademia. Bene “Questo paese non ha accademie militari”; bene “Non facciamo accademia”; ma “Accademia Militare di Modena”, “Accademia dei Lincei”, “Accademia della Crusca”. Poi associazione. Bene “Occorre costituire una associazione di lavoratori”, ma “Associazioni cristiane lavoratori italiani (Acli). Così banca. Bene “mettere soldi in banca”, ma “Banca nazionale del lavoro”. E così via: borsa (“Giocare in borsa”, la “Borsa di New York”), cassa (“Molte casse di risparmio”, la “Cassa di risparmio di Firenze”), concilio (un ”concilio di vescovi”, il ”Concilio Vaticano II”), congresso (un “congresso eucaristico”, il “Congresso degli Stati Uniti”). Così, ancora: confederazione, ente, federazione, gruppo, lega, organizzazione, società e tanti altri, sempre a condizione che indichino un soggetto con una sua specifica identità; altrimenti iniziale minuscola. Qui sotto altri casi che meritano più ampie riflessioni.

  • chiesa. Ovviamente l’iniziale è minuscola per “andare in chiesa” e maiuscola per “Chiesa cattolica”; ma questa parola, così come altre (per esempio “basilica” e termini geografici come “mare” e “lago”), non prende l’iniziale maiuscola in certe espressioni che indicano certamente un soggetto individuale (quella chiesa) ma il valore concettuale dell’individualità non è nel nome, ma negli attributi che lo accompagnano, tanto è vero che possiamo usare quegli attributi senza il nome che li precede. Qualche esempio: “chiesa di San Giovanni”, “andare a San Giovanni”; “basilica di San Pietro”, “visitare San Pietro”. In tutti questi casi, quindi, “chiesa” (o “basilica”) mantiene l’iniziale minuscola.
  • palazzo. L’iniziale maiuscola riguarda i nomi che grazie al loro attributo acquistano una specifica individualità; esempi: “Palazzo Madama”, che è il Senato; “Palazzo Chigi”, che è la presidenza del consiglio; no “palazzo Pitti” o “palazzo Farnese”, perché questi palazzi sono palazzi come tanti altri. Ovviamente anche “Palazzo Vecchio” (di Firenze) ha l’iniziale maiuscola, nome e aggettivo.
  • camera. Analoghe considerazioni per “Camera dei deputati” con iniziale maiuscola (ma iniziale minuscola a camere riunite”); in questo caso “camera” significa il particolare organo legislativo previsto dalla Carta costituzionale. Così per “Senato” (ma con l’iniziale minuscola i “senati accademici universitari”), così per “Parlamento” (ma i “parlamenti dell’epoca feudale”). Converrà ammettere che per “Camera”, “Senato” e “Parlamento” non è colpevole dare alla maiuscola anche un valore convenzionale di democratico rispetto.
  • stato. E’ la parola più controversa per quanto riguarda l’iniziale. Per antiche abitudini mentali che da epoche politicamente lontane si sono trasmesse per misteriose eredità psichiche anche alle nuove generazioni, la tendenza è di usare la maiuscola in tutti i casi, quando non significa “condizione” o “modo d’essere”, ma si riferisce all’entità giuridica e politica creata dalla società civile. Non si vede motivo perché abbia l’iniziale maiuscola e la storia non gliene ha dato il diritto. E’ soltanto la pretesa che “Stato” sia un’autorità al di sopra di ogni altra, che sia un potere da rispettare e da servire; è questo che spiega quella S iniziale. Quindi nessuna incertezza: “stato di diritto”, “stato federale”, “stato di polizia”, “stato laico”, “stato sociale”, “stato unitario” e così via; anche “uomo di stato”, le “leggi dello stato”, “polizia di stato”, “monopolio di stato”, “esame di stato”.
    L’unico caso in cui è accettabile l’iniziale maiuscola è quando “stato” significa l’istituzione statale, come in “Stato e Chiesa”. Diverso è invece il caso di “Stato Pontificio” o di “Stato della Chiesa” o di “Stato Città del Vaticano” o di “Stato dei Presidi” e, ovviamente, “Stati Uniti d’America”; qui è l’attributo che caratterizza lo “stato” come nome proprio.
  • paese. Anche qui nessuna incertezza: “paese” non ha alcun motivo (salvo antiche retoriche nazionalistiche) per avere l‘iniziale maiuscola quando è una specie di sinonimo di “Italia” (“difendere gli interessi del paese”). Analogamente si spiega l’iniziale inutile maiuscola che per quegli antichi motivi si dava, e qualcuno dà ancora, a nazione. La stessa vecchia retorica spiega l’eventuale iniziale maiuscola di patria.
  • repubblica. Anche questo è un nome comune che non ha bisogno di iniziale maiuscola: “monarchia o repubblica”?; “L’Italia è una repubblica”; “la repubblica è una forma di governo”. Maiuscola solo nei pochi casi in cui è l’iniziale di una denominazione storico-politica: “Repubblica Ceca”, “Repubblica di Salò”, “Repubblica Sociale Italiana (Rsi)”. Anche “Repubblica Italiana”; è nella Carta costituzionale.
  • consiglio. Parola di incerto valore quando, con l’aggiunta “dei ministri”, indica l’organismo di governo che in democrazia esercita il potere esecutivo. Un esempio: “…un qualsiasi consiglio dei ministri…”; “Oggi il consiglio dei ministri ha stabilito che…”; due casi in cui “consiglio” ha un significato diverso, più generico nel primo, più sostanziale nel secondo, dove appare come un organo che ha una sua specifica identità, anche di persone. Vediamo altri casi: “Consiglio di stato”, “Consiglio d’Europa” (o “Consiglio europeo”)¸ “Consiglio di Sicurezza” (dell’Onu). Sono tutti organi che hanno una loro individualità, che giustifica l’iniziale maiuscola di “Consiglio”. Conviene quindi, sia pure malvolentieri, accettare l’iniziale maiuscola di “Consiglio dei ministri”, lasciando alla discrezione di usare l’iniziale minuscola quando “consiglio” ha un valore generico. Ma se si dà la maiuscola a “Consiglio dei ministri”, ai “ministri” no; né “ministro”, né la funzione che gli viene attribuita; e neppure “ministero”; in questi due casi l’iniziale maiuscola sarebbe soltanto un ambizioso e inutile segno di autorità. Perciò “ministro e ministero dell’interno”, “ministro e ministero degli esteri”, “ministro e ministero della giustizia”.
    Con la maiuscola, invece, per coerenza, “Consiglio regionale”, “Consiglio provinciale” e “Consiglio comunale”; anche “Consiglio di amministrazione”, sempre che “consiglio” non abbia, in questi vari casi, un semplice valore generico.
  • governo. Qui niente incertezze. Sempre iniziale minuscola.
  • regione. Il Lazio è una regione, con la minuscola; ma la Regione Lazio vuole la maiuscola? Forse sì, quando per Regione si intende l’organo amministrativo previsto dalla Costituzione nella sua individualità di funzioni e di persone (sindaco, Giunta e consiglieri). Anche Giunta? Forse sì, se è quella Giunta (come, sopra, quel Consiglio dei ministri e quel Consiglio comunale).
  • comune. Più o meno come “regione”. Iniziale maiuscola se si intende un particolare organo amministrativo, cioè quel Comune fatto di persone e di funzioni: “Il Comune di Roma ha deciso…”; ma minuscola in “comune montano”, “l’età dei comuni”, “la piazza del comune”; e anche “la popolazione del comune di Roma”.
  • costituzione. Iniziale maiuscola? Dipende. Con la minuscola “promulgare la costituzione”, “chiedere la costituzione”; ma se è quel preciso complesso delle norme che definiscono lo stato, ne stabiliscono gli ordinamenti e dichiarano i diritti e i doveri dei cittadini, la maiuscola se la merita; e così Carta costituzionale.
  • partito. Iniziale maiuscola (ma minuscola per il termine o i termini che lo qualificano) soltanto per questo o quel partito: Partito democratico (Pd), Partito socialista (Ps); analogamente Forza Italia, Unione di centro, Movimento 5 Stelle. Ovviamente minuscola se il sostantivo diventa aggettivo: “un esponente pd”, “ un militante udc”. Minuscola anche per “maggioranza” e “opposizione”, per “destra”, “sinistra”, “centrodestra” e “centrosinistra”; ma “Destra” con la maiuscola se è il raggruppamento politico che governò l’Italia dal 1861 1l 1876 e “Centro” se è il partito fondato dai cattolici tedeschi nel 1870.

Storia e cultura

Le denominazioni di periodi di rilevante importanza storica o culturale hanno l’iniziale maiuscola: “Rinascimento”, “Medioevo”, “Risorgimento”, “Resistenza”. E’ però inspiegabile anche per molti linguisti che l’uso corrente abbia omologato l’iniziale minuscola per altrettanto rilevanti denominazioni storico-culturali come “umanesimo” e “romanticismo”. Non sarebbe il caso di cominciare a adottare l’iniziale maiuscola anche per questi nomi?

Analoga riflessione per i nomi di importanti movimenti politici o culturali ed artistici. Perché l’iniziale minuscola a “socialismo”, “bolscevismo”, “fascismo”, “nazismo”, “liberalismo”, “marxismo”, così come a “impressionismo”, “cubismo”, “esistenzialismo”? Sono tutti nomi che hanno una loro specifica identità. Per fortuna l’uso, anche se motivato da ragioni di rispetto, ha dato la maiuscola a “Cristianesimo” e quindi anche a “Valdismo”, “Islamismo” (e”Islam”) e “Buddismo”.

C’è incertezza per le designazioni di avvenimenti storici, ma sembra che l’iniziale maiuscola, per le ragioni dette più volte, sia opportuna in molti casi; per esempio: “Rivoluzione francese,” “Rivoluzione d’Ottobre”, “Trattato di Versailles”, “Guerra dei Trent’anni”, “Scisma di Occidente”. “Guerra Fredda”, “Venticinque Aprile”. In alcuni casi l’iniziale tocca alla prima parola, anche se è solo un aggettivo: “Prima guerra mondiale”, “Seconda crociata”. Iniziale maiuscola anche agli aggettivi numerici che diventano sostantivi nelle espressioni “anni Venti”, “anni Sessanta”.

Le testate dei giornali quotidiani si presentano nei modi più diversi: con tutte lettere maiuscole (“CORRIERE DELLA SERA”), con tutte lettere minuscole (“il manifesto”), con iniziale maiuscola preceduta da articolo con iniziale minuscola (“la Repubblica”), con iniziale maiuscola preceduta da articolo con iniziale maiuscola (“Il Messaggero”), senza articolo (”Secolo d’Italia”) . Nel linguaggio giornalistico conviene adottare un criterio uniforme di compromesso e molto semplice (così come si dice parlando): articolo, anche quando non c’è, poi con la lettera maiuscola il nome e con la lettera minuscola il nome comune o l’aggettivo, se ci sono, che seguono. Così il “Corriere della sera”, l’”Osservatore romano”, il “Messaggero”, il “Manifesto”, il “Secolo d’Italia”.

Per i titoli di opere letterarie, di film e di composizioni musicali, si può accettare l’uso che da tempo è più diffuso: iniziale maiuscola solo per la prima parola (anche se è un articolo che ne è parte integrante): “La divina commedia”, “I promessi sposi”, “Alla ricerca del tempo perduto”, “Se questo è un uomo”, “Otto e mezzo”. Se si declina il nome preceduto dall’articolo, la maiuscola si sposta dall’articolo a quella che è diventata la prima parola del titolo: “Un canto della Divina commedia”, “Un capitolo dei Promessi sposi”. Nei titoli dove l’articolo c’è ma non ne è parte integrante, l’iniziale maiuscola va ovviamente alla prima lettera del titolo: la “Gioconda” di Leonardo”, la “Cavalleria rusticana” di Mascagni, la “Quinta di Beethoven”.

Per le ricorrenze non ci sono problemi: “Natale”, “Capodanno”, “Pasqua”, “Corpus Domini”, “Quaresima”, “Primo Maggio” e “Festa del Lavoro”, “Venticinque Aprile”; iniziale maiuscola, in questi casi, anche per l’eventuale nome che segue (e che ne è parte integrante).

Geografia, topografia, astronomia

Termini geografici come capo, colle, isola, lago, mare, monte, oceano, porto, valle e altri hanno ovviamente l’iniziale minuscola se sono usati come nomi comuni; prendono però l’iniziale maiuscola se precedono una identificazione geografica e ne diventano parte integrante; per esempio: “Capo di Buona Speranza”, “Capo Verde, Colle Val d’Elsa, Costa Azzurra, Isola del Liri, Isola d’Elba, Lago Maggiore, Mare del Nord, Monte Bianco, Oceano Pacifico, Porto Recanati, Valle d’Aosta. Maiuscola, ovviamente, anche l’iniziale dell’aggettivo che lo caratterizza.

Molti linguisti ritengono che debbano rimanere con l’iniziale minuscola i termini che non sono parte integrante della denominazione; sono i casi in cui l’identificazione geografica può essere usata da sola; per esempio: il “mare Adriatico” (l’”Adriatico”), il “monte Cervino”(il “Cervino”), il “fiume Nilo”, le “isole Baleari”. Si può sostenere tuttavia che per motivi di uniformità e di praticità, almeno in campo giornalistico, è bene dare la maiuscola anche a quei termini.

Sui corpi celesti troviamo “Sole” e “sole”, “Luna” e “luna”, “Terra” e “terra”. Non dovrebbero esserci incertezze. L’iniziale maiuscola va bene quando intendiamo la stella o il pianeta (“La Terra gira intorno al Sole”, “Lo sbarco sulla Luna”); l’iniziale minuscola se il senso è generale (“Il sole si è fatto più caldo”, “Al chiaro di luna”, “Dal cielo in terra”). Minuscola l’iniziale dei corpi stellari (“costellazione della Lira”, “la nebulosa di Andromeda”, “gli anelli di Saturno); ma “Orsa Maggiore”, “Gran Carro”, “Via Lattea”.

I punti cardinali (“nord”, “sud”, “est”, “ovest”; e anche “nordest”, “sudovest” e così via) e i termini “oriente” e “occidente” hanno l’iniziale minuscola se indicazione di direzione geografica (“A sud della Sicilia”, “navigazione verso occidente”); prendono l’iniziale maiuscola se significano zone geografiche o politiche (“Il Sud dell’Italia”, “L’Occidente europeo”).

Quartieri e strade. Iniziale maiuscola, ovviamente, per i quartieri cittadini (“Parioli”, “Vomero”, “Porta Ticinese”); minuscola l’iniziale di via, viale, piazza, corso, largo, ma maiuscola l’iniziale del nome di identificazione anche se è un aggettivo: “via Larga”, “viale della Libertà”.

Così per autostrada: “autostrada del Sole”, “autostrada dei Fiori”; ma “Autosole” e “Autofiori”, se proprio si vogliono usare questi bruttissimi termini. Iniziali maiuscole per certe denominazioni straniere: “Fifth Avenue”, “Times Square”, “Champs-Elisées”.

Alcune zone regionali italiane (il “Salento”, il “Cilento”, la “Garfagnana” ed altre) hanno ovviamente l’iniziale maiuscola perché nomi propri; ma hanno la maiuscola anche analoghi nomi che sono aggettivi sostantivati; per esempio, il “Salernitano”, il “Piacentino”, il “Comasco”, la “Bergamasca”.

Nomi di popolazioni

L’uso corrente dà l’iniziale minuscola ai nomi che indicano nazionalità, etnie o appartenenza a regioni geografiche, sia che siano aggettivi, sia che siano aggettivi sostantivati: “italiani”, “francesi”, “toscani”, “scozzesi”,”zingari”. E’ un uso discutibile, tanto è vero che alcuni linguisti suggeriscono che l’iniziale maiuscola sia data almeno ai nomi antichi: “Etruschi”, “Longobardi”, “Fenici”, “Romani (antichi)”; e perciò anche “Inca”, “Maya”. Così anche per etnie non europee: “Sioux”, “Apache”, “Zulu”.

Titoli e cariche

Qui nessuna incertezza: iniziale minuscola per tutti e sempre: titoli civili (“ministro”, “primo ministro”, “presidente”, “segretario”, “prefetto”, “sindaco” ecc.), titoli diplomatici (”ambasciatore”, “console”, “console generale”), titoli militari (“papa”, “cardinale, “vescovo, “arcivescovo”, “san”, “santo”, “santa”, “padre”, “madre”, “don”, “dom”, “fra”, “suor”), titoli militari (“generale”, “colonnello” ecc.), titoli professionali (“avvocato”, “dottore”, “professore”, “ingegnere”, “architetto” ecc.), titoli nobiliari e istituzionali (“re”, “presidente”, “principe”, “duca”, “conte”, “marchese” ecc.), titoli onorifici (“onorevole”, “cavaliere”, “commendatore”, “grande ufficiale” ecc.), titoli reverenziali (“altezza reale”, “santità”, “eccellenza”, “eminenza”).

Qualcuno suggerisce che l’iniziale maiuscola venga data a questi titoli almeno quando l’appellativo indica proprio la persona (minuscola per “papa Francesco”, ma maiuscola per “il Papa si è affacciato alla finestra”, “il Presidente è rientrato al Quirinale”). E’ un criterio pericoloso; si rischia un’inflazione di maiuscole (non solo “papa” e “presidente”, ma anche a “mio cugino”).

Ovviamente “san” e “santo e “santa” prendono l’iniziale maiuscola se sono parte integrante di una denominazione: “la chiesa di San Pietro”, “la città di San Francisco”, “il lungomare di Santa Lucia”, “Castel Sant’Angelo” (qui maiuscola anche per Castel, perché parte integrante della denominazione).

I cognomi. Alcuni cognomi italiani sono preceduti da preposizioni (da, de, di, del, della, degli, dagli), che hanno in genere il valore di patronimico e prendono l’iniziale maiuscola essendo diventate parte integrante del cognome (per esempio, “Da Col”, “De Nicola”, “Della Santa”, “De Gasperi” (che esiste anche come “Degasperi”). L’iniziale minuscola, discutibile, è preferita da qualcuno che vuole così sottolineare un’origine nobiliare. In francese la ”de” dei cognomi ha in genere l’iniziale minuscola (per esempio, “de Gaulle”). In tedesco il predicato nobiliare “von” ha l’iniziale minuscola (“Il conte Klemens von Metternich”), ma cade se si usa il solo cognome (“Il conte Metternich”). Nei cognomi olandesi il “van” ha l’iniziale minuscola se il cognome è preceduto dal nome (“Vincent van Gogh”), ha l’iniziale maiuscola se il nome manca (“Il pittore Van Gogh”).

Per i titoli stranieri, quale che sia l’uso nelle loro lingue, sempre iniziale minuscola: “lady”, “herr”, “frau”, “madame”, “monsieur”, “don” (spagnolo). Per “lord” iniziale maiuscola soltanto nell’espressione “Camera dei Lords”.

Sigle e abbreviazioni

Nessun problema. Eccettuato l’antico romano S.P.Q.R., da qualche tempo l’uso corrente vede le sigle senza punto fermo. L’iniziale è maiuscola (e minuscole le altre lettere) per gli acronimi di organismi la cui iniziale è maiuscola (per esempio “Usa”, “Ue”, “Onu”, “Nato”, “Cia”,“ Eni”, “Anm”, “Cgil”, “Istat”, “Enel”, “Fao”, “Pd”, “Pdl”, “Ansa”); l’iniziale è minuscola per gli acronimi di denominazioni comuni; alcuni hanno il valore di nomi comuni :“tir”, “pm” (ma meglio, in giornalismo, “pubblico ministero” per esteso), “imu”, “irpef”, “iva”, “odg”, “pil” (ma meglio “prodotto interno lordo”), “btp“, (ma, meglio, “buoni del tesoro poliennali”), “pc”, “gmt”, “ok”; alcuni hanno il valore di aggettivi (“vip”, “doc”). Sono aggettivi, e quindi l’iniziale è minuscola, anche per gli iscritti a un partito (“pd”, “dc”).

Le abbreviazioni non hanno norme eguali: senza punto (“kg”, ”km”), col punto (“dott.”, “prof.”, “a.C”. e “d.C.”), ma nel linguaggio dell’informazione scritta sarebbe bene non usare abbreviazioni (così come nell’informazione parlata); meglio scrivere “chilometro”, “dottore”, “avanti Cristo” e così via; salvo alcune abbreviazioni che sono diventate nomi propri (“P2”, “Br”) o aggettivi (“pd”, “pdl”, “br”).

Conclusioni

Le norme fin qui suggerite non corrispondono al cento per cento né alle norme sostenute dai linguisti, spesso in contraddizione fra loro, né ai criteri seguiti da questo o quel giornale. I linguisti si mostrano poco interessati al tema e molti giornali hanno tendenza a un largo uso di maiuscole. L’intenzione di chi, senza presunzione, ha scritto questo saggio – un giornalista, non un linguista – è stata, come già detto, di garantire una certa uniformità e coerenza al linguaggio dell’informazione, che tanto si ripercuote nel linguaggio dei cittadini. Non regole scientifiche, quindi, ma regole pratiche e facilmente memorizzabili.

Oltretutto, meno iniziali maiuscole si usano, meglio è; ne gode la pulizia del testo, anche da un punto di vista grafico; ne gode il buon senso, contro vecchie norme di riverenza, di cortigianeria, di servilismo e nuove norme di retorica.