Elementi biografici

Elementi biografici

In breve

Sergio Lepri è nato a Firenze nel 1919, l’anno che, facendo seguito alla fine della prima guerra mondiale, fu chiamato l’anno di ferro. A Firenze si è laureato in filosofia nel 1940; la tesi era sull’estetica di Benedetto Croce. “Lei l’ha distrutta” disse un relatore (Chiavacci) “senza costruirne una sua”. “Mi lasci tempo” rispose Lepri, “ho solo vent‘anni”. Ha mantenuto l’impegno, continuando a occuparsi di arte e di estetica.

Nel 1943 era sottufficiale (ufficiale no, gli mancavano due millimetri di statura) all’Ufficio operazioni del Comando della Quinta Armata e così fu testimone in prima fila di quello che successe dopo l’arresto di Mussolini il 25 luglio e  l’armistizio dell’8 settembre. Meglio – dice – degli storici.

Al giornalismo è arrivato durante la Resistenza, dirigendo a Firenze il giornale clandestino del Partito liberale. Poi, a guerra non ancora finita, entrò nel 1945 alla “Nazione del popolo”, organo del Comitato di liberazione. Nel 1950 era redattore capo del “Giornale del Mattino”, il quotidiano che, diretto da Ettore Bernabei, veniva chiamato l’organo della repubblica  fiorentina  di La Pira. Nel 1956 ne divenne corrispondente da Parigi,  quando  Bernabei passò al “Popolo”.

Nel 1957, giornalista senza tessere (votava per il Partito repubblicano), fu scelto da Amintore Fanfani come suo portavoce e poi come capo del Servizio stampa del suo governo dal 1958 al febbraio del 1959. Un anno e mezzo dopo,  disoccupato, fu assunto dall’Ansa nel settembre del 1960 e nominato prima vicedirettore nel gennaio 1961 e poi, un anno dopo, direttore.

Da impresa artigianale, l’Ansa crebbe anno dopo anno. Negli anni Settanta era diventata – dopo Ap, Afp, Reuter – la quarta agenzia di stampa nel mondo, in competizione con la tedesca Dpa e la spagnola Efe. Negli anni Ottanta era, dopo l’inglese Reuters, l’agenzia più avanzata sul piano informatico; fu la prima agenzia nel mondo ad avere un archivio elettronico delle informazioni.

Ha lasciato la direzione dell’agenzia nel 1990. Per trenta anni – sostiene – l’Ansa ha assicurato a tutta la stampa scritta e parlata e anche ai più importanti organi pubblici e privati una informazione completa e imparziale. Non c’era  ancora Internet.

Ha scritto parecchi libri. Molti di  didattica; l’ultimo “News, manuale di linguaggio e di stile per l’informazione scritta e parlata” (Rizzoli, 2011). Alcuni di storia (il più importante “L’agenzia Stefani da Cavour a Mussolini”, Le Monnier, 1999 e 2001). L’ultimo libro l’ha  scritto a 94 anni con Ettore Bernabei: “Permesso, grazie, scusi. Dialogo fra un cattolico fervente (Ettore) e un laico impenitente (Sergio).

Dal 1988 al 2004 è stato docente di “Linguaggio dell’informazione” nella scuola di giornalismo della Luiss. Ha praticato con regolarità tre sport: il tennis (fino al 2015),  la roccia (fino al 2006) e lo sci di fondo (ancora).

 

Ha avuto parecchie onorificenze.  A una tiene molto: di cavaliere di gran croce, l’onorificenza più alta della repubblica italiana.

 

 


 

   Sergio Lepri è rimasto molto incerto se mettere o no nel suo sito questa particolareggiata autobiografia. Non può essere intesa come un atto di presunzione, come se credesse di essere chi sa chi? Metterla allora più breve? Non metterla affatto? Può essere utile per giustificare il sito e i suoi contenuti? Potrebbe servire a futura memoria? E’ spiegabile con la paura della morte e dell’oblio? Sembrerà un autonecrologio, quello che in gergo giornalistico si chiama “coccodrillo”? Avrebbe interesse per le nipoti e, più tardi, per la curiosità dei possibili pronipoti? Quanti interrogativi. Poi la decisione, non senza un po’ di imbarazzo, sperando nell’indulgenza dei lettori.


    Nato a Firenze il 24 settembre 1919; maturità classica nel 1936; laureato in filosofia nel 1940 con una tesi (prof. Paolo E. Lamanna) sull’estetica di Benedetto Croce. Docente di italiano e storia nel 1940-41 (istituto tecnico “Giuseppe Giusti” di Firenze) e di storia e filosofia (liceo Dante, sempre di Firenze) nel 1944-45.

    Servizio militare dal giugno 1941; prescuola allievi ufficiali Pistoia; Comando territoriale Firenze; caporale, caporale maggiore, sergente; dal giugno 1942 all’8 settembre 1943 all’ufficio operazioni del Comando della quinta armata: a Firenze ( villa Torrigiani in via dei Serragli); a Margine Coperta (Montecatini Terme), a Viterbo, a Orte: posta militare 119. Il Comando aveva il compito della difesa dell’Italia centrale dal parallelo della Spezia fino al parallelo del Garigliano. L’8 settembre del 1943, con l’armistizio e la successiva dissoluzione degli alti comandi, fuga, a piedi, da Firenze a Reggello in Valdarno (villa Orsi Battaglini); ricercato con mandato di cattura per renitenza al richiamo alle armi nell’esercito della Repubblica Sociale (prevista la pena di morte) e per “attività sovversiva” (trattative col Comitato toscano di liberazione per la consegna delle attrezzature militari possedute dal Comando della 5a armata nella villa Torrigiani). In dicembre fuga sul Pratomagno, al Bagno di Cetica, in Casentino; in gennaio, a causa dei rastrellamenti della divisione Goering, rientro a Firenze e residenza in case di amici.

    Ingresso nella Resistenza; adesione al Partito d’azione e poi al Partito liberale; direttore a Firenze del giornale clandestino del Partito liberale “L’opinione”, uscito anche dopo la liberazione della città (agosto 1944). Diploma di partigiano non combattente.

    Segretario politico della sezione fiorentina del Pli nel 1944-45 (con Eugenio Artom, Aldobrando Medici Tornaquinci, Eugenio Garin). Uscito dal Pli nel febbraio 1946 con la “Sinistra liberale”; poi nel Movimento della democrazia repubblicana (che alle elezioni del 1946 portò all’assemblea costituente Ferruccio Parri e Ugo La Malfa). Direttore del settimanale della sinistra liberale e repubblicana “L’Italiano” (con Luigi Boniforti, Eugenio Garin, Eugenio Montale, Manlio Cancogni, Carlo Cassola).

    Nel 1945 redattore del quotidiano “La Nazione del popolo”, organo del Comitato toscano di liberazione nazionale (cinque partiti e cinque direttori: Vittore Branca per la Democrazia cristiana, Carlo Levi per il Partito d’azione, Vittorio Santoli per il Partito liberale, Bruno Sanguinetti e poi Luigi Sacconi per il Partito comunista, Athos Albertoni per il Partito socialista; redattore capo Romano Bilenchi).

(Si veda, nella sezione “Documenti storiografici”, la testimonianza “La Nazione del popolo”).

    Giornalista professionista dal febbraio 1946. Nel 1948 (dopo la fine dei Comitati di liberazione e la nascita a Firenze del “Nuovo Corriere” socialcomunista, diretto da Romano Bilenchi, e del “Mattino dell’Italia centrale”) redattore del “Mattino dell’Italia centrale”, poi diventato “Giornale del mattino” (diretto da Cristano Ridomi, poi portavoce del presidente del consiglio Alcide De Gasperi, e successivamente da Ettore Bernabei; giornale vicino a Fanfani, La Pira e alla sinistra dc; fra i redattori Manlio Cancogni, Carlo Cassola, Hombert Bianchi, Paolo Cavallina; fra i collaboratori Mario Luzi, Leone Traverso, Alfonso Gatto, Giovanni Baldacci, Giorgio Luti); redattore capo dal 1953; inviato speciale (Austria, Inghilterra, Stati Uniti, Urss); corrispondente da Parigi nel 1956-57 dopo il passaggio della direzione del giornale da Ettore Bernabei a Alfredo Chiodi.

    Premio Marzotto di giornalismo nel 1953 per una inchiesta sugli Stati Uniti e premio Saint-Vincent nel 1956 per una inchiesta sull’Unione Sovietica. Le corrispondenze (24 dagli Stati Uniti, 16 dall’Urss) furono pubblicate dal “Secolo XIX” di Genova, dal “Resto del Carlino” di Bologna, dal “Piccolo” di Trieste, dal “Gazzettino” di Venezia, dal “Mattino” di Napoli, dalla “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari e dal “Giornale di Sicilia” di Palermo.

    Nel 1957 portavoce di Amintore Fanfani, segretario nazionale della Democrazia cristiana, e poi capo del Servizio stampa della presidenza del consiglio con Fanfani presidente nel 1958-59 (si veda, nella sezione “Testimonianze” , “Quattro anni accanto a Amintore Fanfani”). 

    Assunto dall’agenzia Ansa (società cooperativa fra i quotidiani italiani) nel settembre 1960; condirettore responsabile dal 6 gennaio 1961 e direttore responsabile nel gennaio 1962. Ha lasciato l’agenzia il 15 gennaio 1990. Nei quasi trenta anni di direzione i giornalisti sono passati da 80 a 430; le parole trasmesse nel notiziario generale per l’Italia sono passate da 80 mila a oltre 200 mila; da sei a 91 gli uffici e punti di corrispondenza all’estero (di cui 50 tenuti da giornalisti italiani). Già negli anni Ottanta l’Ansa era considerata la quarta agenzia di stampa nel mondo, dopo le “quattro grandi” (Reuter, Afp, Ap e Upi); in testa al secondo gruppo di agenzie internazionali, e quindi prima della tedesca Dpa e della spagnola Efe. L’Ansa era l’impresa italiana più avanti nella classifica per categorie.

   Con la piena attuazione in Italia dell’ordinamento regionale previsto dalla Carta costituzionale, nel 1980 l’Ansa, che era già strutturata in 19 sedi regionali, dette vita nel Veneto al primo dei notiziario regionali, che poi si sarebbero estesi a tutte le altre regioni, accanto al notiziario generale per l’Italia. Nel 1982 diventò operante l’archivio elettronico (il Dea), il primo in assoluto fra tutte le agenzie di informazione nel mondo (l’unico allora esistente era quello del “New York Times”). Dal 1984 cominciò ad essere commercializzato il notiziario “4a rete” ossia una sintesi del notiziario generale, diretto a un mercato non giornalistico e selezionabile secondo le esigenze del singolo abbonato (il primo caso di informazione personalizzata prima ancora dell’arrivo delle tecnologie elettroniche). Con l’adozione dell’elettronica un primato fu conquistato dall’Ansa anche (1988) col suo “Ansaservice”, uno speciale notiziario destinato a quell’utenza non interessata a un collegamento permanente ma bisognosa, occasionalmente e saltuariamente, di questa o quella informazione, della giornata o dei giorni precedenti, ottenibile con un pc e con la semplice linea telefonica commutata. Questa formula è stata poi ripresa da tutte le grandi agenzie di informazione.

    Con la direzione di Sergio Lepri l’Ansa è stata quindi: la prima agenzia ad affiancare al notiziario nazionale i notiziari regionali, regione per regione, capovolgendo il criterio di raccolta e di gestione delle informazioni (non “nel notiziario regionale le informazioni nazionali di interesse regionale”, ma viceversa: ”nel notiziario nazionale le informazioni regionali di interesse nazionale”); la prima agenzia ad affrontare un mercato non giornalistico, bensì istituzionale e privato, in base al principio che “l’informazione è strumento di lavoro”; la prima agenzia a produrre (ancora in periodo preelettronico) un notiziario personalizzato, cioè un notiziario ridotto (la così chiamata “4a rete”), di specifico interesse per un mercato non giornalistico, e, volendo, selezionabile da parte del destinatario secondo i suoi particolari interessi; la prima agenzia ad avere un archivio elettronico delle proprie informazioni, ottenibili con facili criteri di ricerca (a vedere come funzionava il Dea, “Documentazione elettronica Ansa”, vennero a Roma esperti della Afp da Parigi e della Kyodo da Tokyo); la prima agenzia a creare un notiziario (“Ansaservice”) non ricevuto su linea dedicata 24 ore su 24 e sette giorni su sette come il notiziario generale, ma ricevibile con un personal computer su una normale linea telefonica soltanto “per le informazioni di cui si ha bisogno” e “per il tempo che si vuole”; la prima agenzia che, col suo “Ansaservice” e il suo “Dea”, permetteva di cercare, trovare e ottenere, nel giro di pochi secondi, qualsiasi informazione della giornata e dei sette giorni precedenti (“Ansaservice”) e dal 1975 in poi (“Dea”).

    Dal 1988 al 2004 Sergio Lepri è stato docente di “Linguaggio dell’informazione e tecniche di scrittura” nella Scuola superiore di giornalismo facente parte della facoltà di scienze politiche della “Libera Università di studi sociali Guido Carli” (Luiss).

    Sergio Lepri si è sposato nel luglio 1947 con Laura Tatò (dei Tatò di Barletta), anch’essa laureata in filosofia (Firenze, 1946; prof. Eugenio Garin). Morta nel giugno 2011 dopo 64 anni di felice matrimonio. Tre figli: Stefano (1° giugno 1950), Paolo (10 ottobre 1954) e Maria (19 settembre 1960).

   Stefano è laureato in filosofia; editorialista di politica economica della “Stampa”; già redattore capo della rivista “Global”; docente di “giornalismo economico” alla facoltà di lettere dell’università di Roma “La Sapienza”; sposato con Susanna Pasquali, laureata in architettura e docente universitaria; una figlia, Emma (1995).

 Paolo è laureato in lettere; già capo della redazione di politica estera al “Corriere della sera” a Milano; ora corrispondente da Berlino; una figlia: Virginia (1988).

  Maria è laureata in lettere; capo della redazione centrale del Gr2 Rai; una figlia: Laura (1998).

Pubblicazioni

·       “Manuale di linguaggio giornalistico”, Etas, 1976 e 1983;

·       “Le macchine dell’informazione”, Etas, 1984;

·       “Medium e messaggio. Il trattamento linguistico e concettuale  dell’informazione”, Gutenberg, 1986 e 1987 (Premio Fabbri 1987, Premio Campione 1988, Premio Prato Europa 1988);

·       “Scrivere bene e farsi capire”, Gutenberg, 1988 e 1989;

·       “Professione giornalista”, Etas, 1991 e 1993; terza edizione, ampliata e aggiornata, 1999;

·       “Vademecum di giornalismo”, Ansa, 1993;

·       “Mezzo secolo della nostra vita”, Gutenberg; primo volume 1992, secondo volume 1993 (Premio Smau 1993), terzo volume 1994;

·       “Dizionario della comunicazione”, Le Monnier, 1994;

·       “L’abc del giornalismo” e “Le agenzie di stampa” in “Studiare da giornalista”, Ordine dei giornalisti, 1986, 1990, 1996;

·   Saggi in “Dove va la lingua italiana”, Laterza, 1987; in “La comunicazione politica in Italia”, Laterza, 1989; in “Check up del giornalismo italiano”, Laterza, 1995; in “Dall’analogico al digitale”, Laterza, 1996; in “La realtà del virtuale”, Laterza, 1998; in “Politica e Internet”, Rubbettino, 2001;

·       “Dentro le notizie. Cinquant’anni di cronaca, storie e personaggi”, Le Monnier, 1997;

·       “Informazione e potere in un secolo di storia italiana. L’agenzia Stefani da Cavour a Mussolini”, nella collana “Quaderni della Nuova Antologia”, Le Monnier, 1999 (con Giuseppe Cultrera e Franco Arbitrio); seconda edizione arricchita (“L’agenzia Stefani da Cavour a Mussolini”) nella collana “Quaderni di storia”, Le Monnier, 2001.

·       “Storia e funzioni delle agenzie di informazione” in “Il sistema dell’informazione”, Ordine dei giornalisti, Centro documentazione giornalistica, 2003;

·       “Glossario e consigli di scrittura” in “Come si scrive il Corriere della sera”, Bur Rizzoli, 2003

·       “News. Manuale di linguaggio e di stile per l’informazione scritta e parlata”; prefazione di Tullio De Mauro. Rizzoli, 2011

·       “I sei mesi che hanno cambiato la Cina, Sugarco, 1979.Il libro digitale “1943. Cronache di un anno” è  pubblicato in corso di scrittura in questo stesso sito e aperto alla collaborazione dei lettori.

·       “Permesso, scusi, grazie. Dialogo tra un cattolico fervente e un laico impenitente” Rai-Eri 2014, con Ettore Bernabei.

 

Onorificenze

          cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della repubblica italiana;

          ufficiale dell’Ordine al merito della repubblica francese;

          ufficiale dell’Ordine al merito della repubblica argentina.

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