9 novembre

9 novembre

La Repubblica sociale chiama alle armi i giovani delle classi 1923, 1924 e 1925; per chi non si presenta, così come per i militari in forza l’8 settembre, è previsto: pena di morte e rappresaglie contro le famiglie.

I giovani dai 18 ai 20 anni sono chiamati alle armi per entrare nel nuovo esercito della Repubblica Sociale. Il bando è apparso stamani sui quotidiani e comincia a vedersi nei manifesti affissi sui muri delle città. Non ha firma, ma è attribuito al maresciallo Graziani, ministro della difesa nazionale. Verrà chiamato “bando Graziani”. Con una minaccia mai apparsa in precedenza, né in Italia né altrove, il testo fa capire la generale situazione: “In caso di mancata presentazione dei militari soggetti alla predetta chiamata, oltre alle pene stabilite dalle vigenti disposizioni del codice militare di guerra, saranno presi immediati provvedimenti anche a carico dei capi famiglia”. Tra qualche mese la minaccia sarà aggravata: contro i renitenti alla leva, cioè i giovani delle classi 1923-1924-1925, e i “disertori”, cioè gli ex militari che non si ripresentano ai loro reparti, c’è la pena di morte; e in molti casi la pena sarà eseguita.

Fino da sùbito, infatti, la chiamata non sembra possa avere successo e tra una settimana sarà lo stesso Graziani a pronunziare per radio un accorato messaggio per incitare all’arruolamento: “Giovani soldati! Voi non potete titubare nella scelta, voi che sentite fortemente battere nel vostro petto il cuore della Patria che vi chiama, e vi indica la giusta e vera via da seguire. Vi attendono le vostre bandiere e i vostri capi legittimi. Vi attendono anche gli alleati germanici a combattere ancora una volta al loro fianco e ci restituiranno così la fiducia tradita non dal popolo, ma da chi doveva tutelare l’integrità e la lealtà dei patti sacrosantamente sanciti”.

C’è tuttavia una grande confusione di poteri e di idee. Per i militari dell’esercito regio l’ordine di presentarsi era già stato proclamato il 18 settembre1 dal Comando delle forze armate tedesche in Italia: “I militari italiani di qualsiasi grado, anche quelli appartenenti a reparti scioltisi, dovranno presentarsi in uniforme SUBITO presso il più vicino Comando militare germanico. I militari che non si presenteranno saranno deferiti al tribunale di guerra”. Ma fin da allora le autorità tedesche mostravano di vedere gli ex militari italiani non come soldati ma come operai da trasferire in Germania; e migliaia di loro, sequestrati come se fossero prigionieri di guerra, erano stati già trasportanti nelle fabbriche e nei campi di lavoro tedeschi2.

Chiamata alle armi delle classi 1923 - 1924 - 1925
Pena di morte per i disertori ed i renitenti di leva

Nella Repubblica Sociale la confusione è soprattutto di idee. Il 16 settembre nel suo discorso alla radio Mussolini ha detto di voler creare un esercito di partito formato dalla Milizia Nazionale (la vecchia MVSN), ma il 27 settembre, nella prima riunione del Consiglio dei ministri, ha mostrato incertezza se costituire lo scheletro del nuovo organismo militare con la milizia di partito oppure se procedere alla creazione di un regolare esercito repubblicano.

Il maresciallo Graziani aveva in testa idee chiare e il 3 ottobre ha presentato a Mussolini alla Rocca delle Caminate un piano ben preciso: un piccolo esercito di giovani, volontari e di leva, equipaggiato e addestrato con le armi tedesche più recenti. Il 9 ottobre Graziani si è recato al Quartier generale di Hitler per illustrare il suo progetto e avere l’assistenza necessaria; ne ha ricevuto un assenso ambiguo: un sì di massima a reparti volontari italiani sotto comando tedesco, un no al reclutamento dei volontari fra gli ex militari trasferiti nei campi di lavoro tedeschi.

Il 28 ottobre si è riunito il Consiglio dei ministri e Graziani si è scontrato con Alessandro Pavolini, segretario del Partito fascista repubblicano, e con Renato Ricci, comandante della Milizia: Graziani perché la Milizia facesse parte integrante del nuovo esercito “apolitico” e Pavolini e Ricci ovviamente contrari.

Il contrasto sarà risolto da Mussolini a fine novembre: la Milizia diventerà Guardia nazionale repubblicana, con ordinamento e bilancio proprio; il comandante sarà alle dirette dipendenze di Mussolini. Accanto a questo esercito “politico” Graziani costituirà il suo esercito “apolitico”; le reclute saranno inviate in Germania per formare quattro divisioni. Le autorità tedesche in Italia potranno continuare a reclutare giovani volontari per l’Organizzazione Todt3.


1 Si veda la giornata del 18 settembre.

2 Sono gli IMI, “internati militari italiani”. Si veda la giornata dell’11 settembre.

3 L’Organizzazione Todt fu costituita nel 1934 in Germania ad opera di Fritz Todt, un ingegnere civile al quale Hitler affidò la realizzazione della grande rete autostradale con cui intendeva assorbire una parte della disoccupazione. Da allora Todt divenne progressivamente responsabile di tutto lo sforzo bellico tedesco e poi, dopo la scoppio della guerra, come ministro dell’armamento, della produzione di armi e munizioni. Nei territori occupati, e quindi anche in Italia, l’Organizzazione Todt aveva il compito di provvedere, dopo i bombardamenti aerei nemici, all’efficienza della rete stradale che serviva al movimento delle truppe tedesche. Il lavoro veniva assicurato con reclutamenti volontari permanenti o con rastrellamenti stradali occasionali; e in molti casi i giovani delle classi più giovanili trovavano in quella che era chiamata “la Todt” un mezzo per evitare di essere arruolati nelle formazioni della Rsi.

9 novembre – Di più

– Quante erano le Forze armate della Repubblica sociale? Nella “Storia della repubblica di Salò” di Frederick W. Deakin è scritto che nel marzo del 1944, secondo un rapporto compilato dallo Stato maggiore del maresciallo Graziani contenente i risultati della chiamata alle armi delle classi 1924 e 1925, facevano parte dell’esercito 130.639 fra soldati, sottoufficiali e ufficiali, più 169.373 nell’aviazione; di questi, i volontari erano 9440 e 18.107 gli uomini che si erano presentati sotto la minaccia di pene per diserzione.

Deakin scrive anche che nel Lazio e nell’Umbria si era presentato soltanto il dieci per cento delle leve chiamate.

– Ben diverse, ovviamente più alte, le dimensioni delle Forze armate della Rsi secondo quanto scritto dalle fonti di Salò. Ecco i dati in Storia XXI secolo:

“Esercito – Forza dichiarata 300.000 uomini, con le divisioni Littorio (granatieri), Monterosa (alpini), San Marco (truppe da sbarco), Italia (bersaglieri). Inoltre diverse unità anti–partigiani, del Genio, di Supporto e Sussistenza.

“Marina Repubblicana – Forza dichiarata: 26000 uomini. Operò principalmente con il naviglio sottile e con i sommergibili in Atlantico e nel Mar Nero.

“Aeronautica Repubblicana – Forza dichiarata: 79000 uomini. Operò principalmente con caccia di fabbricazione italiana e tedesca per la difesa del territorio, e con aerosiluranti attaccando anche navi a Gibilterra. Dipendevano dalla A.R. anche l’artiglieria contraerea e i reparti di paracadutisti e di antiparacadutisti.

“Guardia nazionale repubblicana (ex Milizia, comandante Renato Ricci)- Forza dichiarata: 140-150 mila uomini. Costituita il 20 novembre 1943, fu la prima “superpolizia del partito”, la meglio organizzata, con maggiori mezzi e buon armamento. Dal dicembre 1943 incorporò anche i carabinieri rimasti.

“Decima Mas (comandante principe Junio Valerio Borghese) – Forza dichiarata: 10.000 uomini. Fondata da Borghese alla Spezia il 9 settembre 1943, fu riconosciuta dalla Germania il 14 settembre con un vero e proprio accordo italo-tedesco (fu l’unico corpo armato italiano nato prima della costituzione della Rsi). Il nucleo originario (100 marò e una trentina fra sommergibilisti e arditi incursori) raccolse oltre 4000 marinai e volontari che vennero divisi in sei battaglioni di fanteria di marina (Barbarigo, Fulmine, Freccia, Valanga, Sagittario, Lupo).

“Brigate nere (comandante il segretario del PFR Alessandro Pavolini)- Forza dichiarata: 110.000 uomini. Le Brigate nere vennero create il 30 giugno 1944, trasformando il Partito fascista in organismo militare; vi dovevano appartenere “tutti gli iscritti al Partito fascista repubblicano di età fra i 18 e i 60 anni, non appartenenti ad altre forze ausiliarie”. Le Brigate nere erano 39, ognuna corrispondente a una provincia. Ciascuna portava il nome di un caduto fascista: furono destinate esclusivamente alla lotta contro i partigiani.

“Legione autonoma mobile Ettore Muti (comandante il “colonnello” Francesco Colombo, un ex sergente)- Forza dichiarata: 2300 uomini. Costituita nel gennaio-febbraio 1944, la Muti aveva sede a Milano nella caserma Solinas ed era composta da due unità: il battaglione mobile che operava nelle vallate per i rastrellamenti e quello che presidiava Milano. Il reparto era noto per le torture ai prigionieri, le estorsioni e i saccheggi.

“Servizio Ausiliario Femminile (5500 donne) – Sorse ufficialmente il 18 aprile 1944 per sopperire a molteplici compiti: servizi ospedalieri, amministrativi, logistici, assistenziali, posti di ristoro e protezione antiaerea.

“Le SS italiane – Un corpo di circa ventimila italiani che operò dalla fine del ’43 all’aprile del ’45. Non è inquadrabile nelle forze armate della Rsi. Al momento dell’arruolamento, infatti, le SS italiane non giuravano fedeltà al rinato fascismo della repubblica sociale, ma alla Germania nazista e al suo capo Adolf Hitler”.


– Sul “Corriere della sera” del 14 gennaio 2009 Sergio Romano ha scritto sull’Organizzazione Todt un sintetico testo di cui riprendiamo alcuni brani:

“L’Organizzazione Todt face un largo uso del lavoro coatto ed ebbe per queste ragioni, soprattutto dopo l’8 settembre 1943, una cattiva reputazione. Ma la figura di Fritz Todt e il modo in cui realizzò il compito che gli era stato assegnato meritano qualche attenzione…Fritz Todt nacque a Pforzheim nel 1891, fece la Grande guerra in un reggimento di fanteria, si laureò in ingegneria civile, lavorò in una fabbrica, divenne nazista e conobbe Hitler a cui fece subito una eccellente impressione. Fu questa la ragione per cui, subito dopo la conquista del potere, fu nominato alla testa di un ufficio nuovo per la realizzazione della grande rete autostradale con cui il leader nazista si riprometteva di assorbire una parte della disoccupazione tedesca. Da allora Todt divenne progressivamente responsabile di tutto lo sforzo bellico del Reich: la linea Sigfrido, la rete stradale dei territori occupati, le linee ferroviarie, il Vallo Atlantico, le fortificazioni, i rifugi per i sottomarini e naturalmente, come ministro dell’Armamento, la produzione di armi e munizioni. Il segreto del suo successo fu l’abilità con cui seppe coinvolgere le grandi imprese, assicurare il loro coordinamento, suddividere i compiti, affidare a tecnici e dirigenti d’azienda l’esecuzione dei lavori.

“Todt fu un uomo serio, schivo, molto stimato da Hitler ma restio a fare un uso personale del suo potere e poco amato dagli ambiziosi cortigiani che ronzavano intorno alla persona del Führer. Morì in un incidente aereo l’8 febbraio 1942 dopo un lungo incontro con Hitler nel quartiere generale di Rastenburg. Veniva da una ispezione in Ucraina nel corso della quale aveva assistito a fenomeni – la disorganizzazione dell’Intendenza e dei servizi sanitari, il basso morale delle truppe che lo avevano colpito e depresso. È molto probabile che abbia riferito le sue impressioni al Führer, ma su quell’ultimo colloquio non esiste documentazione. L’aereo in cui prese posto il mattino seguente esplose a 20 metri d’altezza, immediatamente dopo il decollo. Hitler sospettò un attentato e dette ordine che venisse istituita una commissione d’inchiesta. Ma sembra che l’aereo, come tutti quelli che svolgevano funzioni di corriere in prossimità del fronte, fosse dotato di un dispositivo per l’autodistruzione: una leva, collocata a fianco del pilota, che avrebbe provocato l’esplosione in pochi secondi”.

Il testo completo dell’articolo di Sergio Romano è sul sito dell’Archivio storico del Corriere della sera.


– Giuseppe Cassieri ci segnala da Salerno nel sito www.dalvolturnoacassino.it un’interessante descrizione di come avveniva l’opera dell’Organizzazione Todt in Italia. Eccone alcuni brani:

“L’Organizzazione Todt si rivolgeva al reclutamento volontario con manifesti, annunci sui giornali, articoli di stampa e volantini, che esortavano calorosamente ad arruolarsi”. In alcuni casi era in funzione addirittura una macchina con altoparlante per “svolgere la sua attività nelle città, nei villaggi e località minori, in particolare in quelli in cui le industrie erano state chiuse, ma soprattutto nei pressi di quelle direzioni territoriali che avevano urgente bisogno di operai.

“L’Organizzazione Todt confidava nell’opera di persuasione delle donne: in ogni macchina accanto al guidatore sedeva una interprete la quale doveva fungere da “portavoce e arruolatrice”. Ma per i rappresentanti dell’Organizzazione Todt tutto ciò non eliminò la necessità di un campo di raccolta “per limitare il più possibile la fuga degli operai dall’ufficio di reclutamento al luogo di lavoro”. Gli uomini dovevano essere trasportati direttamente dall’ufficio al campo e da qui al cantiere. Ma la realtà risultò differente, in quanto le fughe in massa avvenivano direttamente già prima del trasporto.

“La popolazione intendeva collaborare il minimo possibile con la potenza occupante, e inoltre soltanto se veniva assicurata la permanenza dei lavoratori nelle vicinanze di casa. Erano soprattutto le donne a insistere con i loro mariti affinché non si allontanassero dal luogo di residenza, e il loro atteggiamento era condizionato sia dalla paura di attacchi aerei sui cantieri prossimi al fronte, sia dall’angoscia che gli uomini venissero inviati nel Reich. Ecco perche le cifre di operai arruolati dall’Organizzazione Todt non di rado erano soltanto sulla carta.

Nel Lazio “i timori della popolazione furono alimentati da “azioni arbitrarie di cattura” avviate dalla sezione Lavoro (ufficio distaccato di Roma) del generale plenipotenziario, ma anche da altri uffici della Wehrmacht. Quando verso la metà di marzo ad Arpino quaranta lavoratori stavano per essere condotti al luogo di lavoro dell’Organizzazione Todt, furono invece requisiti da unità della Wehrmacht e addetti ad altri lavori. E non basta: diverse unità della Wehrmacht hanno radunato, armi in pugno, la popolazione del luogo e l’hanno messa al lavoro senza pagarla.

“Anche a Roma ci furono altre “azioni di cattura”. Ad esempio, ai primi di febbraio del 1944 via Nazionale e via del Tritone vennero sbarrate da ogni parte “e i passanti che non potevano provare in modo valido la propria identità furono considerati soggetti all’obbligo di lavoro, ossia avviati forzatamente al lavoro”. Che tale azione fosse priva di senso anche per quanto riguardava l’impiego e il trasporto lo dimostra il fatto che i catturati furono trasportati a nord fino alla città di Orte, dove si dovette constatare che tutti quanti erano inadatti all’impiego del lavoro e pertanto si fu costretti a rilasciarli. Ma più fatali di tutto furono le conseguenze psicologiche dell’azione, poiché essa provocò il panico tra la popolazione di Roma, cosicché gli uffici dell’Organizzazione Todt registrarono subito dopo un forte calo di iscrizioni.

“Più forte ancora fu l’opposizione all’impiego nel Reich. Tutti gli sforzi per trasferirvi un gran numero di lavoratori dall’Italia centrale si erano rivelati fallimentari. Ed è assai significativo che dall’ottobre 1943 alla fine di maggio 1944, vale a dire fino alla presa di Roma da parte degli Alleati, da tutta la “regione Sud”, ossia dall’Italia centrale occupata fino a Perugia, complessivamente erano state trasportate “per essere impiegate nel Reich” soltanto 2.320 persone.

“L’arruolamento nelle file dell’Organizzazione Todt, che verso la fine del 1944 avrebbe ancora avuto un ruolo importante nell’Italia settentrionale, in un certo senso offrì alla popolazione la possibilità di “sparire” in modo legittimo e di sottrarsi alla cattura da parte dell’organizzazione per l’impiego di manodopera che intendeva impiegarla al lavoro nel Reich. Nell’inverno 1944-45, l’Organizzazione Todt fu il rifugio ideale per molti partigiani, che all’inizio della primavera fecero poi ritorno sui monti.

“L’arruolamento nell’Organizzazione Todt offriva senz’altro alcuni vantaggi agli italiani: i lavoratori dell’Organizzazione Todt restavano in Italia; il vitto era assicurato e il salario, per allettarli, era così sensibilmente superiore a quelli consueti che l’Organizzazione Todt incontrò assai minori difficoltà a reperire lavoratori. Sebbene il maggior salario venisse assorbito in parte dal tasso di inflazione, esso corrispondeva in modo obiettivo alla crescita dei prezzi del mercato nero, ma in tal modo faceva traballare la struttura salari-prezzi dettata dall’alto {che comunque era diventata una finzione a causa del mercato nero), dato che l’Organizzazione Todt stabiliva criteri salariali ai quali le altre organizzazioni tedesche erano costrette ad adeguarsi. Perciò, se si guarda alla necessità per la potenza occupante di prendere misure coordinate in materia di economia e lavoro, l’Organizzazione Todt può essere considerata una palla al piede che provocava di continuo notevole irritazione e confusione.

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