23 settembre

23 settembre

Un giovane vicebrigadiere dei carabinieri, Salvo D’Acquisto, viene fucilato dalle “SS” alla torre di Palidoro; innocente, si è dichiarato colpevole di un presunto attentato per salvare la vita di 22 ostaggi.

È il pomeriggio, le 17.15, di un autunno ancora assolato. I campi, una vecchia torre di avvistamento, il mare lì vicino. A tre chilometri le quattro case di Palidoro, sulla via Aurelia, prima di Ladispoli. Una ventina di persone, raggruppate ai bordi di una grande fossa scavata da poco; accanto si vedono ancora i badili. Solo, un carabiniere; di fronte un reparto di soldati, le lettere SS sul bavero dell’uniforme; hanno i fucili puntati. Un ufficiale comanda il fuoco; i soldati sparano; il carabiniere cade a terra. È il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto. Gli sarà data la medaglia d’oro. Nel 1983 l’Ordinariato militare aprirà una causa di canonizzazione.

Tutto è cominciato nella notte fra l’altro ieri e ieri nella vicina Torrimpietra. Un reparto di “SS” si è insediato in una casermetta lasciata dalla Guardia di Finanza dopo l’8 settembre. Rovistando fra il materiale abbandonato, qualcuno ha provocato l’esplosione di una bomba a mano; un soldato è morto, altri due sono rimasti feriti gravemente. Il comandante del reparto ritiene che sia un attentato e ieri mattina si è recato alla stazione dei carabinieri di Palidoro, che è temporaneamente comandata dal vicebrigadiere Salvo D’Acquisto. È giovane; non ha ancora 23 anni (è nato a Napoli il 7 ottobre 1920); ha appena concluso un corso per sottufficiali a Firenze.

Salvo D'Acquisto, vicebrigadiere dei carabinieri; nato a Napoli, fucilato dai tedeschi nel 1943. Qualcuno ne ha chiesto la beatificazione

Salvo D’Acquisto, vicebrigadiere dei carabinieri; nato a Napoli, fucilato dai tedeschi nel 1943. Qualcuno ne ha chiesto la beatificazione

Il capitano delle “SS” ordina a D’Acquisto di trovare i colpevoli di quello che continua a sostenere che sia un attentato; intanto fa prendere dai suoi soldati ventidue contadini trovati nei campi; li fa portare con un autocarro nei pressi della torre di Palidoro e li obbliga a scavarsi la fossa. Alla torre di Palidoro è portato anche il vicebrigadiere D’Acquisto. Vede i contadini che scavano la fossa, capisce che cosa li aspetta, con i soldati che hanno il fucile pronto a sparare. Si rivolge al capitano delle “SS”: “Lei ha bisogno di un colpevole. Bene. Il colpevole sono io”.

Wanda Baglioni, che abita a Palidoro, così ricorderà quei momenti: “Non ero tra quelli catturati dai tedeschi, ma ne conoscevo alcuni che assistettero alla fucilazione. Parlando con me la sera stessa, ebbero a dirmi: ‘Il brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte’. Si è assunta l’intera responsabilità per salvare la vita a quei contadini che non facevano altro che piangere ed imprecare. Prima di raggiungere la torre, fu fatto sostare, guardato a vista, nella piazza di Palidoro; e sebbene malmenato, serbò sempre un contegno calmo e dignitoso. Lo posso dire, perché io abito nella stessa piazza e l’ho visto con i miei occhi”.

Uno degli ostaggi scampati alla morte, Vittorio Bernardi, così racconterà: “Alla Torre di Palidoro io ho dovuto scavarmi la fossa con le mie mani, perché le vanghe non erano sufficienti. Salvo, rivolto a noi, ha detto: ‘Voi sarete tutti liberi’. E ai tedeschi: ‘Sono stato io a fare l’attentato, queste persone non c’entrano niente’. Dopo di che, Salvo é rimasto nella fossa dove è caduto morto. Il vicebrigadiere era buono, anzi buonissimo. Non beveva, non giocava a carte, era un tipo mite”.

Alla memoria del vice brigadiere Salvo D’Acquisto il 25 febbraio del 1945 Umberto di Savoia, luogotenente generale del regno, conferirà la medaglia d’oro al valor militare: “Esempio luminoso di altruismo, spinto fino alla suprema rinunzia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, erano stati condotti dalle orde naziste 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, non esitava a dichiararsi unico responsabile d’un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così da solo, impavido, la morte imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell’Arma”.


Con la collaborazione di Franco Arbitrio


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