18 settembre

18 settembre

Dopo l’incontro con Hitler Mussolini annunzia da radio Monaco di aver ripreso la direzione del fascismo, ma a Roma un’ordinanza dell’alto Comando tedesco sopprime di fatto la sovranità dello Stato italiano.

“Camicie nere, italiani e italiane! Dopo un lungo silenzio ecco che nuovamente vi giunge la mia voce e sono sicuro che la riconoscerete: è la voce che vi ha chiamato a raccolta nei momenti difficili e che ha celebrato con voi le giornate trionfali della patria”.

La voce di Mussolini che parla oggi da radio Monaco è una voce stanca, molto diversa da quella con cui ha parlato tante volte dal balcone di palazzo Venezia. È la prima volta che riappare sulla scena dopo due mesi sconvolgenti: l’arresto nella residenza del re il 25 luglio, la prigionia prima nell’isola di Ponza, poi alla Maddalena in Sardegna, poi a Campo Imperatore sul Gran Sasso; e poi l’avventurosa liberazione, il trasferimento in aereo a Monaco di Baviera e l’incontro con Hitler a Rastenburg quattro giorni fa, il 14.

La notizia che Mussolini avrebbe ripreso la direzione del fascismo è stata data il giorno dopo, il 15, dall’agenzia ufficiosa tedesca Dnb e subito dopo, a Roma, dall’agenzia Stefani. Gli italiani l’hanno appresa dai giornali dell’altro ieri, giovedì 16. Il comunicato dice:

“L’agenzia ufficiosa tedesca Dnb comunica: Benito Mussolini ha ripreso oggi la suprema direzione del fascismo in Italia. Il Duce ha emanato oggi, 15 settembre 1943, i seguenti cinque ordini del giorno del Governo:

“Ordine del giorno del Governo n. 1. Ai fedeli camerati in tutta Italia. Da oggi, 15 settembre 1943, assumo nuovamente la suprema direzione del Fascismo in Italia. Mussolini

“Ordine del giorno del Governo n. 2. Nomino Alessandro Pavolini alla carica provvisoria di Segretario del Partito Nazionale Fascista che, da oggi, si chiamerà Partito Fascista Repubblicano. Mussolini

“Ordine del giorno del Governo n. 3. Ordino che tutte le autorità militari, politiche, amministrative e scolastiche nonché tutte quelle che vennero esonerate dalle loro funzioni da parte del governo della capitolazione, riprendano immediatamente i loro posti ed i loro uffici. Mussolini

“Ordine del giorno del Governo n. 4. Ordino l’immediato ripristino di tutte le istituzioni del partito con i seguenti compiti: di appoggiare efficacemente e cameratescamente l’esercito germanico che si batte sul territorio italiano contro il comune nemico; di dare al popolo immediata, effettiva assistenza morale e materiale; di riesaminare la posizione dei membri del partito in rapporto al loro contegno di fronte al colpo di Stato della capitolazione e del disonore, punendo esemplarmente i vili e i traditori. Mussolini

“Ordine del giorno del Governo n. 5. Ordino la ricostituzione di tutti i reparti e le formazioni speciali della Milizia Volontaria per la Sicurezza dello Stato. Mussolini”.1

Gli italiani sanno dai giornali e in qualche città da altoparlanti montati su auto che Mussolini ha ripreso il comando del fascismo. Oggi il discorso alla radio. È un discorso lungo, un racconto appassionato delle vicende degli ultimi due mesi. Comincia dal 25 luglio, “giorno in cui si verificò la più incredibile di tutte le avventure della mia vita avventurosa”. Il colloquio col Re a Villa Savoia, dice, “durò 20 minuti; forse anche meno: ogni discussione con lui era impossibile perché aveva già preso la sua decisione e il punto culminante della crisi era imminente. È già accaduto in tempo di pace come in tempo di guerra che un ministro sia congedato o che un comandante cada in disgrazia. Ma è un fatto unico nella storia che un uomo che per venti anni ha servito un re con lealtà assoluta, dico assoluta, sia fatto arrestare sulla soglia della casa privata di un re, sia stato costretto a salire su un’autoambulanza della Croce Rossa sotto il pretesto di salvarlo da una congiura e sia stato condotto a una velocità vertiginosa da una caserma di carabinieri all’altra”.

Mussolini racconta poi le “peregrinazioni” da Ponza alla Maddalena e al Gran Sasso e le fasi della sua liberazione; poi: “Qui finisce il capitolo che potrebbe essere chiamato il mio dramma personale; ma esso è ben trascurabile episodio di fronte alla spaventosa tragedia in cui il Governo democratico, liberale, costituzionale del 25 luglio ha gettato la intera nazione”. Tutta colpa del re: “È la sua dinastia che durante tutto il periodo della guerra, pure avendola il Re dichiarata, è stata l’agente principale del disfattismo e della propaganda antitedesca. Il suo disinteresse circa l’andamento della guerra, le prudenti, non sempre prudenti, riserve mentali si prestavano a tutte le speculazioni del nemico, mentre l’erede, che pure aveva voluto assumere il comando delle armate del sud, non è mai comparso sui campi di battaglia. Sono ora più che mai convinto, che Casa Savoia ha voluto preparare, organizzare, anche nei minimi dettagli, il colpo di stato, complice ed esecutore Badoglio, complici taluni generali imbelli e imboscati e taluni invigliacchiti elementi del fascismo” .

“È il re” continua “che ha autorizzato, subito dopo la mia cattura, trattative per l’armistizio, trattative che forse erano già incominciate fra le dinastie di Roma e di Londra. È stato il re che ha consigliato i suoi complici, di ingannare nel modo più miserabile la Germania, smentendo anche dopo la firma che trattative fossero in corso. È il re che non ha fatto obiezioni per quanto riguardava la consegna della mia persona al nemico.2 È il complesso dinastico che ha preparato ed eseguito la demolizione del fascismo, che pure 20 anni fa lo aveva salvato, e creato l’impotente diversivo interno a base del ritorno allo statuto del 1848 e alla libertà protetta dallo stato d’assedio”.

“Non è il regime che ha tradito la monarchia, ma è la monarchia che ha tradito il regime. Quando una monarchia manca a quelli che sono i suoi compiti essa perde ogni ragione di vita; quanto alle tradizioni, ce ne sono più di repubblicane che di monarchiche. Più che dai monarchici la libertà e l’indipendenza dell’Italia furono volute dalla corrente repubblicana e dal suo più puro e grande apostolo Giuseppe Mazzini. Lo stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più alto della parola, sarà cioè fascista, risalendo così alle nostre origini”.

Mussolini lancia quindi, “nell’attesa che il movimento si sviluppi sino a diventare irresistibile”, i seguenti “postulati”: “riprendere le armi a fianco della Germania, del Giappone e degli altri alleati; preparare la riorganizzazione delle forze armate attorno alla formazione della Milizia; eliminare i traditori, in particolar modo quelli che sino alle 21,30 del 25 luglio militavano nel Partito e sono passati nelle file del nemico; annientare le plutocrazie parassitarie e fare del lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello Stato”.

E poi l’appello finale: “Camicie nere, fedeli di tutta Italia, io vi chiamo nuovamente al lavoro e alle armi; l’esultanza del nemico per la capitolazione dell’Italia non significa che esso abbia già la vittoria nel pugno, poiché i due grandi imperi Germania e Giappone non capitoleranno mai”. E conclude: “La nostra volontà, il nostro coraggio, la nostra fede ridaranno all’Italia il suo volto, il suo avvenire, la sua possibilità di vita e il suo posto nel mondo. Più che una speranza questa deve essere per voi tutti una suprema certezza”.3

Questo il discorso di Mussolini da radio Monaco; ma a Roma maturano altri eventi. Il ministro Rahn ha convocato alle 19 all’ambasciata tedesca a villa Volkonsky tutti i “commissari”4 del governo italiano, cioè, dopo la fuga dei ministri, i responsabili dei vari ministeri; il più importante è l’ambasciatore Augusto Rosso, al quale il ministro Guariglia ha affidato il ministero degli esteri. Parlando in tedesco, tradotto frase per frase dall’interprete, il console Eitel Möllhausen, il rappresentante del governo tedesco Rudolf Rahn (sarà ambasciatore di Germania a Salò) è stato chiaro, come scriverà nel suo rapporto l’ambasciatore Rosso5: “1) ciascun commissario riceverà presso il rispettivo dicastero un rappresentante tedesco con funzioni di collegamento con il ministro Rahn; 2) i commissari dovranno prendere l’iniziativa di segnalare al ministro Rahn tutte le questioni che possano interessare le autorità tedesche; 3) i commissari devono provvedere perché l’autorità dei loro dicasteri venga esercitata su tutto il territorio non occupato dal nemico; 4) i commissari dovranno invitare tutti gli uffici periferici dipendenti ad ubbidire alle autorità tedesche quando si tratti di questioni concernenti la condotta della guerra.

Più chiaro ancora è l’ordine che il comando delle forze armate germaniche in Italia ha diramato oggi: consegna di tutte le armi e beni dell’esercito italiano entro 24 ore; obbligo per tutti i militari italiani di presentarsi ai comandi germanici.

L’ordine, che, diramato dalla Stefani, i giornali pubblicheranno domani e che tutti potranno leggere nei manifesti affissi nelle strade, dice:

1) Chiunque asporti o danneggi oggetti di qualsiasi specie delle Forze armate germaniche o italiane, specialmente armi, sarà fucilato secondo la legge marziale.

2) Chiunque tenga nascoste armi e non ne effettui la consegna presso un Comando Militare Germanico entro 24 ore dalla pubblicazione di questo proclama sarà fucilato secondo la legge marziale.

3) Oggetti delle Forze armate italiane, come automobili, cavalli, muli, veicoli, carburanti, lubrificanti, attrezzi di qualsiasi genere ecc., sono da consegnare immediatamente presso il più vicino Comando Militare germanico.

4) Nei luoghi ove non esistano Comandi Militari germanici le armi, gli oggetti di qualsiasi specie delle Forze armate dovranno essere consegnati al Podestà, il quale dovrà curarne il versamento sollecito al più vicino Comando Militare germanico.

5) Militari italiani di qualsiasi grado, anche quelli appartenenti a reparti scioltisi, dovranno presentarsi in uniforme SUBITO presso il più vicino Comando Militare germanico. I militari che non si presenteranno saranno deferiti al Tribunale di guerra.

6) Il luogo di rifugio di prigionieri anglo-americani evasi dovrà essere subito indicato all’Autorità Militare Germanica; gli inadempienti saranno severamente puniti.

7) Chiunque, trascorse 24 ore dalla diffusione del presente proclama a mezzo radio, volantini e manifesti murali, darà alloggio e vitto o fornirà vestiti borghesi a prigionieri anglo-americani sarà deferito al Tribunale di Guerra per l’applicazione di pene gravissime.

8) I Questori e i Podestà provvederanno alla emanazione di norme corrispondenti per i territori di loro competenza e saranno responsabili dell’esecuzione di quanto sopra”.

Così tutto è ormai chiaro. Nel Nord Mussolini cercherà di creare uno stato repubblicano, ma il potere in Italia – non solo militare ma anche civile – è in mano dei tedeschi.


1 Fra due giorni la Stefani diramerà altri due “ordini del giorno”. Il primo incaricherà “il Luogotenente Generale Renato Ricci del Comando in Capo della MVSN”. Il secondo libererà “gli ufficiali delle forze armate dal giuramento prestato al Re, il quale, capitolando alle condizioni ben note e abbandonando il suo posto, ha consegnato la “nazione al nemico e l’ha trascinata nella vergogna e nella miseria”

2 Sul Gran Sasso Mussolini aveva conosciuto il testo dell’armistizio e sapeva che l’Italia era impegnata a consegnarlo agli angloamericani; non sapeva che le intenzioni di Badoglio erano ben diverse: prima di ucciderlo, poi di lasciarlo liberare dai tedeschi (si veda la giornata del 12 settembre).

3 Denis Mack Smith (Mussolini – Rizzoli 1981) scrive che in questo discorso Mussolini non accennava minimamente ad una qualsiasi sua personale responsabilità per la tragedia della sconfitta. Se l’Italia – occupata dai tedeschi a nord e dagli angloamericani a sud – non era più uno stato indipendente, questo fatto orribile era dovuto non al fascismo, ma al re e ai 19 gerarchi che lo avevano tradito.

4 La nomina di commissari nei vari ministeri era avvenuta dopo la fuga da Roma di tutti i ministri. I commissari esercitavano esclusivamente funzioni di carattere amministrativo ed assistenziale.

5 Il rapporto del commissario Augusto Rosso è nell’AMAE (Archivio del ministero degli esteri).

18 settembre – Di più

– L’ingegnere Paolo Bertocci segnala da Firenze che il discorso di Mussolini da Radio Monaco si può ascoltare nel sito www.ilduce.net.

Leave a Reply