18 ottobre

18 ottobre

Il maresciallo Badoglio fa la sua prima apparizione pubblica dopo la fuga da Roma. A S. Giorgio Jonico parla agli ufficiali del ricostituito esercito italiano. È la sua versione degli avvenimenti dopo il 25 luglio.

In Agro di S. Giorgio Jonico, un grosso paese agricolo a 13 chilometri da Taranto, il maresciallo Badoglio ha riunito oggi un gruppo di ufficiali del ricostituito esercito italiano e ha dato la sua versione degli avvenimenti dal 25 luglio in poi. Il discorso, fatto a braccio, verrà stampato non si sa da chi su un volantino diffuso nei prossimi giorni e venduto a due lire a Bari, Brindisi e dintorni.

Badoglio è in borghese. “Signori ufficiali – dice – non vi dovete meravigliare; sono necessità del momento, ma io sono sempre il maresciallo Badoglio, il vostro generale del Sabotino, di Vittorio Veneto, di Addis Abeba”. Dopo essersi così presentato aggiunge: “Non vi farò un discorso perché i discorsi sono antipatici per chi li dice e per chi li ascolta. Io voglio prospettarvi ed illustrarvi in questo momento solamente due fatti: la caduta del fascismo e l’armistizio”.

Badoglio comincia con la seduta del Gran Consiglio del 24 luglio, con la visita di Mussolini al re a villa Savoia “la mattina” del 251 e con il suo arresto da parte dei carabinieri; l’arresto, dice, “fu fatto per non lasciare che egli cadesse in Roma in balìa della furia popolare, perché lo avrebbero fatto a pezzi, e magari lo avessero fatto! A questo punto vi dirò che io conservo una lettera scritta da Mussolini2 la notte del 25 luglio con la quale egli mi ringraziava di averlo così salvato”. Il re, prosegue Badoglio, “mi chiamò subito ad assumere il governo. Voi sapete che alla mia età non avevo ancora bisogno di gloria; ma fu una necessità, per salvare ancora, fin dove era possibile, questo nostro povero e disgraziato paese”.

Badoglio passa quindi ad elencare tutti i disastri economici provocati dal fascismo da lui scoperti dopo il breve periodo di governo. L’AGIP aveva un deficit di 90 milioni di lire “e non si sono nemmeno trovati i documenti contabili. La GIL costava un miliardo e 700 milioni, l’OND3 un miliardo e 200 milioni”. Il ministero della cultura popolare “era diventato un vero e proprio lupanare: aveva alle sue dipendenze un numero infinito di signore romane con stipendi che talvolta oscillavano dalle 8 alle 10 mila lire al mese e con incarico… lascio intendere a voi. Ma vi dirò di più: quelle signore non si permettevano nemmeno il fastidio di andare a riscuotere lo stipendio, perché bastava che mandassero le loro persone di servizio per farlo. Ecco perché noi ci siamo trovati in guerra coi fucili 1891. Il ministro delle finanze mi ha riferito che avevamo un deficit di 650 miliardi. Mentre avremmo dovuto avere in circolazione 14 miliardi di carta, noi ne avevamo invece in circolazione 150″. I ministeri avevano nel proprio bilancio una voce chiamata ‘spese riservate’, delle quali non dovevano dare alcun conto. Tutto il supero delle spese dei bilanci che non si doveva conoscere venivano trasportate nella voce ‘spese riservate’. Non vi so dire quante decine di miliardi venivano così a disperdersi senza che fosse necessaria alcuna giustificazione”.

Badoglio dice quindi che al “convegno di Feltre il 10 luglio4 Mussolini si recò con la intenzione di far presente a Hitler la reale situazione dell’Italia e di chiedere l’armistizio, ma, presente il ministro degli esteri Bastianini5, non ebbe il coraggio di parlare, anzi, vi dirò di più: Hitler non lo fece parlare. Ritornato a Roma, Mussolini fece presente a sua maestà il Re che per il 15 settembre intendeva sganciarsi dalla Germania. Oggi che questo l’ho fatto io, mi si accusa di tradimento. Io ho dovuto accettare questo stato di cose per il grave stato nel quale eravamo venuti a trovarci. Nell’assumere il governo telegrafai a Hitler6, dicendo che avrei mantenuto l’impegno e continuata la guerra. Hitler a questo telegramma non rispose, ma dopo questo si verificarono due fatti importanti. Mandò truppe in Italia, non richieste”.

“Voi sapete – continua Badoglio – che la Germania era con noi impegnata a mandarci un milione e 200 mila tonnellate di carbone, che noi regolarmente pagavamo. Questo venne di colpo ridotto a 300 mila tonnellate. Voi sapete che la Germania ci forniva di tutto, compreso il petrolio di cui avevamo bisogno e questo di colpo ci venne a mancare, con la scusa dei bombardamenti di Lilla. Noi rimanemmo senza una goccia di benzina. Più grave ancora: si appropriò del nostro grano già pagato alla Romania. I treni dalla Romania furono fatti deviare verso la Germania e invece immediatamente divisioni tedesche vennero in Italia. Non c’era più da dubitare, i tedeschi volevano prenderci alla gola, costringerci ad ubbidire”.

“Non c’era tempo da perdere – continua Badoglio – e chiesi l’armistizio al generale Eisenhower che fu senz’altro accettato. Qui avvennero dei fatti un po’ imbrogliati che non sto a chiarirvi. L’armistizio doveva essere pubblicato il giorno 15 o 16. Gli alleati all’ultimo momento ci imposero di pubblicarlo il giorno 8. Dovetti immediatamente provvedere a salvare la persona di sua maestà il Re, la regina e la famiglia reale, altrimenti quei ladroni li avrebbero presi in ostaggio e portati in Germania. Adesso sono qui con una parte di governo e cerchiamo con ogni mezzo di mutare, a nostro favore, la situazione, la quale effettivamente ha subìto un rovescio. Noi non siamo più la nazione vinta, ma con un termine un po’ difficile, siamo con gli inglesi e gli americani in “cobelligeranza”. Ma io spero di andare ancora oltre e cioè di dire: alla pari, ad uno stato di alleanza. Io chiesi al generale Eisenhower un ufficiale che facesse, come dire, di tratto d’unione tra noi e loro. Il mio desiderio è stato accettato e il generale Eisenhower mi ha mandato un generale7 che resta con noi a Brindisi. Io spero in questo modo di salvare con tutto il nostro possibile la nostra povera Patria, ed alla fine di questa guerra otterremo dai nostri alleati i mezzi di provvedere alla sua ricostruzione”.

“Signori ufficiali – prosegue Badoglio – bisogna che non vi sia tra di voi alcun dubbio dell’affetto verso l’Italia e la volontà fermissima di scacciare lo straniero, il nemico dalle nostre case. Dopo il 1935, nel 1936 l’Italia aveva raggiunto il massimo delle sue aspirazioni, aveva conquistato l’Impero e, se noi fossimo rimasti neutrali, saremmo stati uno dei popoli più potenti e più rispettati8, e d’altronde ne avevamo bisogno, dopo varie guerre combattute. Quando il 2 giugno Mussolini mi chiamò dicendomi che il 10 giugno noi saremmo entrati in guerra, io gli gridai: ‘Ma lei non sa che noi non abbiamo nemmeno le camicie per i nostri soldati, non dico le divise, ma nemmeno le camicie?’. Egli mi rispose: ‘Lo so, io ho solo bisogno di avere alcune migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace accanto ai vincitori’. Ecco la profezia del grande uomo, del grande statista che aveva prevista la vittoria in due o tre mesi…”.

“La Germania – continua Badoglio – è stata sempre nostra nemica. I tedeschi ci volevano offendere nel nostro onore di ufficiali; volevano per la resistenza in Italia imporci il comando tedesco, senza alcuna consultazione dei nostri generali, del nostro stato maggiore; essi volevano imporci il comando unico di quel famoso generale Rommel, che è stato fonte di tutte le nostre disgrazie in Africa. Io mi sono ribellato ed eccomi qua tra voi e con il nostro popolo il quale ha risposto ad unanimità. In questo momento si combatte ovunque contro i tedeschi. A Torino ed a Milano gli operai hanno impugnato le armi e combattono a fianco dei nostri soldati contro i tedeschi ed i fascisti. La IV armata9 al completo combatte vittoriosamente contro di essi. Noi dobbiamo scacciare questi ladroni ed assassini. Sì! Ladroni! L’altro giorno a S. Severo hanno svaligiato la Banca Nazionale, trasportando tutti i valori ed i titoli di Stato, compresi quelli depositati dai privati”.

“Io sono un vecchio che ho raggiunto i miei 72 anni – conclude Badoglio – e non credevo di finire i miei giorni vedendo cadere la Patria in questo disastro. Adesso è stato formato in Italia un governo detto: ‘Governo fascista repubblicano’ agli ordini dei tedeschi; ma non crediate che Mussolini sia con loro e si arrischi a venire in Italia10. Egli è al sicuro lontano, in Germania. Ma ve lo giuro, noi li ricacceremo e li raggiungeremo ovunque. Io vi prego di trasfondere nei nostri soldati questo sentimento che deve portare le nostre truppe alla rivincita e alla vittoria”.


1 Strano che Badoglio ricordi così male. Vittorio Emanuele III ricevette Mussolini nel pomeriggio. Si veda la giornata del 25 luglio.

2 È l’incredibile lettera con la quale Mussolini rispose all’altrettanto incredibile lettera di Badoglio. Si veda la giornata del 28 luglio.

3 La Gil (“Gioventù italiana del littorio”) è l’organizzazione di tipo militare istituita nel 1937; raccoglieva, sotto il motto mussoliniano “Credere, obbedire, combattere”, tutta la gioventù, a cominciare dai bambini: “figli della lupa”, “balilla”, “avanguardisti”, “piccole italiane”, “giovani italiane”, “giovani fascisti”, “giovani fasciste”; rimanevano indipendenti solo i “Gruppi universitari fascisti” (Guf). L’Ond (“Opera nazionale dopolavoro”), nata nel 1925 e passata poi sotto il diretto controllo del Partito fascista, si occupava delle attività ricreative (spettacoli e turismo).

4 L’incontro di Feltre fra Mussolini ed Hitler avvenne il 19 luglio e non il 10.

5 Bastianini è sottosegretario agli esteri e non ministro; da febbraio titolare del dicastero è lo stesso Mussolini.

6 Questo il testo del telegramma inviato sa Badoglio ad Hitler il 27 luglio: “Come già dichiarato nel mio proclama rivolto agli italiani (…), la guerra per noi continua nello spirito dell’alleanza. Tanto tengo a confermarvi con la preghiera di voler ascoltare il generale Marras che verrà al vostro Q.G., da me incaricato per una particolare missione per Voi”. Il generale Efisio Marras, addetto militare a Berlino, era latore della proposta di un incontro di Vittorio Emanuele III con Hitler, ma questi ignorò completamente la richiesta.

L’8 settembre Badoglio invierà a Hitler il telegramma che annuncia e spiega i motivi della richiesta di armistizio. Si veda la giornata dell’8 settembre (“8 settembre – di più“).

7 È il generale inglese Noel Mason MacFarlane. Si veda la giornata del 21 settembre.

8 Quindi con Mussolini e il fascismo.

9 La IV Armata, al comando del generale Mario Vercellino, si trovava dal 16 novembre 1942 in Provenza come forza di occupazione e disponeva di nove divisioni per un totale di 100 mila uomini. Nei primi giorni di settembre Vercellino aveva ricevuto da Roma la “Memoria 44”. Il generale doveva trasferire in Italia il maggior numero di soldati ed opporsi al transito di tedeschi ed a loro eventuali azioni di forza. L’8 settembre colse i militari italiani a cavallo del confine e si ebbero scontri con i tedeschi a Grenoble, Chambery, Moncenisio, Col di Tenda, la Stazione di Nizza e Mentone. Il 12 settembre Vercellino, soverchiato e per evitare rappresaglia alla popolazione civile, proclamò lo scioglimento dell’Armata. Molti reparti riuscirono comunque ad aprirsi la via di ritorno in direzione del versante piemontese delle Alpi, dove costituirono i primi nuclei armati partigiani. Altri rimasti in territorio francese passarono con i partigiani francesi del Maquis. Non risulta inoltre storicamente che operai e soldati abbiano combattuto insieme a Milano e Torino contro i tedeschi nel periodo citato da Badoglio.

10 Mussolini è in Italia da circa due settimane.


Questa giornata è stata scritta da Franco Arbitrio.


Leave a Reply