17 agosto

Dopo 38 giorni dallo sbarco tutta la Sicilia è in mano della 7a armata di Patton e dell’8a di Montgomery. I siciliani accolgono i “nemici” con WELCOME e applausi. Ma più di quattromila sono i soldati italiani morti.

“Alle ore 10 di stamani, 17 agosto 1943, l’ultimo soldato tedesco è stato scacciato dalla Sicilia e l’intera isola è ora in nostre mani”. È il telegramma che il primo ministro britannico Winston Chuchill ha ricevuto oggi dal generale Alexander, comandante delle forze di terra dell’Operazione Husky, e che Churchill riporta orgoglioso nelle sue memorie1, insieme al messaggio che Alexander gli ha inviato subito dopo. L’isola, dice il messaggio, era “potentemente fortificata con difese sotterranee in cemento armato”; i soldati italiani e tedeschi erano 405 mila; “oltre mille aerei nemici sono stati catturati negli aeroporti”.

Come succede in questi casi, il generale Alexander ha esagerato. La Sicilia non era “potentemente fortificata”, i soldati italiani e tedeschi erano poco più della metà anche dopo i rinforzi giunti dopo la sbarco, gli aerei catturati erano solo qualche centinaio. Ma l’affermazione più bugiarda è nel telegramma: “l’ultimo soldato tedesco è stato scacciato dalla Sicilia”. La verità è che più di trentamila soldati tedeschi e più di sessantamila italiani hanno recuperato a Messina i traghetti e i mezzi navali con i quali erano sbarcati nell’isola e hanno attraversato lo stretto disturbati soltanto da un po’ di aerei nemici. Il generale Alexander o chi per lui non ha pensato a bloccare lo stretto con una diecina delle cento e più navi che ha a disposizione. È stato uno dei tanti errori, forse il più grave, dei molti commessi dai Comandi inglesi e americani nell’Operazione Husky. Fra tre settimane quei trentamila soldati tedeschi saranno a Salerno a contrastare il nuovo sbarco alleato.

La colpa è anche dell’Etna, che ha rallentato lungo il mare l’avanzata verso nord del generale Montgomery e l’ha costretto ad aggirare a occidente il vulcano: Paternò, Adrano, Bronte, Randazzo. Il progetto di imbottigliare i tedeschi prima dello stretto è caduto e così i primi a entrare a Messina sono stati non gli anglocanadesi di Montgomery ma gli americani di Patton. Con loro anche il giornalista Ernie Pyle, che così racconterà2 i suoi 38 giorni siciliani: “Durante la campagna di Sicilia, godemmo di un clima ideale. Le giornate erano calde, ma non come le estati del Kansas o di Washington. Sulla costa potevamo dormire all’aperto con una sola coperta. Sulle montagne, in compenso, le notti erano fresche. Non piovve una sola volta. Ogni giorno che passava, i genieri rendevano grazie ad Allah per la siccità, perché le piogge avrebbero spazzato via i passaggi di fortuna costruiti al posto dei ponti distrutti, e la circolazione dei convogli sarebbe diventata impossibile.

“Grazie al bel tempo avevamo rinunciato a piantare le tende e ci accontentavamo di dormire sotto le coperte, sdraiati per terra. Bisogna aver dormito all’aperto per sapere quante stelle cadenti solcano il firmamento. Una notte, a oriente vedemmo un chiarore rosso, terrificante, che invase quella porzione di cielo per due secondi. Siccome non era ne un bagliore di caldo, né un riflesso di battaglia, pensammo che si trattasse dell’Etna schiumante di rabbia.

“Quando attraversavamo un paese, gli abitanti prendevano i cuscini ricamati delle sale da pranzo e li davano ai soldati per sedersi. Era buffo, marciare con una compagnia i cui fanti, madidi di sudore, avevano un cuscino rosa o bianco guarnito di merletto infilato nello zaino, tra le bombe a mano, le vanghette e le borracce.

“Mentre terminava la campagna in Sicilia, la stagione delle mandorle e delle nocciole era al suo culmine. In quasi tutti i bivacchi c’era un sacco di mezzo quintale di mandorle posato a terra. I soldati prendevano le mandorle a piene mani, poi andavano a sedersi in un angolo, spaccavano i gusci sulle pietre e pareva d’essere negli Stati Uniti, a Natale. Quando passavamo nei paesi, la gente ci regalava nocciole. Vidi ogni soldato, d’una intera compagnia, riempire l’elmetto di nocciole, poi riprendere la marcia, tenendo l’elmetto cosi appesantito nell’ansa del braccio.

“Nocciole, vino rosso, biscotti e tè, cuor mio. Acciderba, ma io sognavo a occhi aperti.

“Ahimè, quel bel sogno non durò. Terminata la passeggiata militare in Sicilia, fu la volta dell’Italia e della vera guerra”.

Della perdita della Sicilia il Quartier generale delle forze armate italiane parlerà nel bollettino n. 1180 di domani: “La dura battaglia della Sicilia che le truppe italo-tedesche hanno strenuamente combattuto per 40 giorni contro la soverchiante potenza delle forze anglo-americane di terra, del mare e del cielo, è finita ieri. Gli ultimi reparti di retroguardie hanno abbandonato l’estrema punta nordorientale dell’isola e raggiunto la costa calabra, dove erano stati in precedenza traghettati i feriti, le altre unità e buona parte dei materiali”.

Il bollettino, oltre a sbagliare il numero dei giorni di battaglia in Sicilia (dal 10 luglio a tutto il 16 agosto i giorni sono 38 e non 40), non parla delle perdite: 4.178 morti italiani, cinquemila tedeschi; ventimila tra feriti e dispersi, 140 mila i prigionieri.


1 Nel primo volume, parte quinta, di La seconda guerra mondiale.

2 Dal libro di memorie Brave Men, in parte ripubblicato da Tutta la seconda guerra mondiale, Selezione del Reader Digest’s.

17 agosto – Di più

Qual è la reazione del governo Badoglio alla notizia della conquista dall’intera Sicilia da parte delle truppe angloamericane? È lo stesso maresciallo Badoglio che fa pubblicare dalla stampa un suo messaggio. Ne prendiamo il testo, poco noto, dalla tesi di laurea di Virginia Lepri (“La stampa romana durante i quarantacinque giorni”, relatore Giovanni Sabbatucci, 2012):

“Italiani, prendo per la prima volta la parola per rivolgermi ai nostri amatissimi fratelli della martoriata Sicilia. Dopo una vigorosa difesa che altamente onora le truppe italo-tedesche che l’hanno sostenuta, di fronte all’enorme preponderanza del numero e più ancora dei mezzi, tutto il Sacro Territorio della Sicilia, ha dovuto essere abbandonato. L’Italia ha già conosciuto simili dolori che però non l’hanno mai fiaccata. Siciliani, nessun evento potrà mai staccarvi dalla Gran Madre Italia, giacché il legame che a Lei vi unisce è potenza di sangue! Voi che fecondaste di cosi meraviglioso ardore l’impulso iniziale della nostra indipendenza, siete per noi tutti fratelli diletti. Ogni cuore italiano è con voi, è per voi. Come Capo del Governo io prenderò tutti i provvedimenti per alleviare ai Siciliani profughi nel continente, ogni sofferenza. Ma voi non disperate, Un popolo che ha donato millenni di civiltà al mondo intero non può perire se conserva la sua fede”.

Il messaggio di Badoglio, ampiamente retorico, è in linea con la sua politica, che cerca di accreditare la continuità dell’alleanza dell’Italia con la Germania. Un po’ meno retorico e più prudente è il messaggio del re (sempre dalla tesi di Virginia Lepri):

“Nel dolore che ancora più ci avvicina avete sentito con voi l’animo di tutti i vostri fratelli attraverso la parola del Capo del Governo… Or non è molto ho attraversato le vostre belle città, le vostre campagne: nulla allora avete chiesto per voi, fratelli di Sicilia, popolo forte che non conosce viltà, che disprezza ogni dubbio: nulla oggi chiedete. Ho rivissuto con voi, in queste lunghe giornate di sofferenze, molte volte, lo stesso cammino, ammirando commosso i vostri eroismi: ho rivisti i vostri visi emaciati per lo interno tormento, il vostro sguardo fiero nell’accorata tristezza, ho sentito la voce del vostro animo che è la stessa mia voce, il vostro strazio che è lo stesso mio strazio. Italiani fratelli della Sicilia, il vostro Re vi è sempre affettuosamente vicino: primo tra voi a soffrire i vostri stessi dolori, primo con voi a fortemente credere nella immancabile riscossa della vostra terra generosa e forte, in ogni evento fedele alla Monarchia e alla mia Casa, da sempre e per sempre creatura prediletta di questa nostra Italia immortale che le ferite straziano ma non abbattono mai”.

Quasi tutti i quotidiani seguono la linea del governo e appoggiano quindi più o meno consapevolmente la sua sceneggiata, promossa con la frase “la guerra continua” del comunicato del 25 luglio. Qualche giornale sembra però abbracciare quella politica con sentimenti e convinzioni diverse. Un esempio è il commento del quotidiano romano “La tribuna”, dove troviamo concetti e parole (per esempio, il richiamo all’onore) che caratterizzeranno la propaganda della Repubblica Sociale. Ecco qualche brano (sempre dalla stessa fonte):

“Lo sgombero della Sicilia da parte delle truppe dell’Asse non è che la conclusione di una nuova fase della guerra europea in genere e di quella mediterranea in particolare… La guerra continua e in essa l’Italia concentra tutte le sue forze, tutte le sue risorse, tutta la sua volontà. La posta in gioco non è soltanto la salvezza della Nazione, ma anche il suo onore. L’Italia terrà fede al suo impegno. Insieme con la sua grande alleata, la Germania, essa difenderà dall’invasione il continente europeo nella cui indipendenza e nella cui sorte si identificano l’indipendenza sua e la sua sorte. Luminose pagine di gloria soldati italiani e germanici hanno scritto nel triangolo nord-occidentale della Sicilia, dove eserciti inglesi, americani e canadesi per quaranta giorni sono stati tenuti in scacco con tutto il loro enorme potenziale di armi. Nessun dubbio che un destino ancora più duro attende questi eserciti sul continente italiano quando essi tenteranno di mettervi piede. La partita è nella sua fase difficile, forse decisiva. Ma in essa niente è ancora definitivamente compromesso. Ma ad un nemico inferocito che domanda all’Italia la vita e l’onore l’Italia risponde combattendo”.