14 maggio

14 maggio

Edda Mussolini è a Palermo per la Croce Rossa e scrive al padre: in città la gente ha bisogno di pane, di pasta, di medicinali, di indumenti. La situazione è gravissima e può diventare catastrofica anche politicamente.

“Caro papà, sono arrivata da due giorni a Palermo e lo spettacolo di desolazione è piuttosto forte”. Edda Mussolini, sposata Ciano, è in servizio in un ospedale della Croce Rossa e scrive al padre1.

Edda Ciano in una foto del 1936 di foto di Ghitta Carel

Edda Ciano in una foto del 1936 di foto di Ghitta Carel.
Tra Edda Mussolini e il padre c’è un legame che ha fatto discutere. Quando si sposerà con Galeazzo Ciano il 24 aprile del 1930 e partirà in viaggio di nozze per l’isola di Capri il padre la seguirà da solo in auto fino a Rocca di Papa per darle ancora un saluto.

Edda è nota anche all'estero come un personaggio psicologicamente interessante, ribelle e lunatica. Nel luglio del 1939 ha meritato una copertina della rivista americana Time

Edda è nota anche all’estero come un personaggio psicologicamente interessante, ribelle e lunatica. Nel luglio del 1939 ha meritato una copertina della rivista americana Time.

“La città vicina al porto è praticamente a terra e anche parte delle vie principali è semidistrutta. Il terrore è dipinto su tutte le facce. A mezzogiorno quei pochi che da Monreale scendono in città si precipitano verso la collina. Dalle 2 in poi la città è deserta, salvo per i militari e pochi civili. E parliamo un poco dei civili. A parte i morti, ci sono i feriti e tutti quelli che hanno perso assolutamente tutto. Vivono lungo i margini della strada o dentro le grotte; sotto le rocce muoiono di fame e di freddo. Letteralmente, e sai che io non esagero. Il fascio fa quello che può, ma dovrebbe avere l’aiuto delle autorità militari che a un certo punto non dovrebbero fare differenze. I poteri sono divisi e come sempre uno scarica la responsabilità sull’altro. Intanto il problema dell’alimentazione diventa sempre più grave; dopo l’ultima incursione del 9 maggio la popolazione è rimasta sei giorni senza pane, un po’ perché colpiti i depositi, molto perché non uno dei 300 forni di Palermo ha funzionato. Nessuno ha pensato a farli riaprire d’autorità. Manca l’acqua da circa un mese, i telefoni non vanno, la luce c’è quando c’è. Per fartela breve, questa gente non ha la pasta dal mese di marzo o d’aprile. Mai l’assegnazione è arrivata a tempo, perché? Qui i civili si sentono abbandonati e lo dicono. Per ora non si ribellano, ma mi dice la fiduciaria Monroy che se non si provvede a far dare pane e pasta, c’è da aspettarsi qualsiasi cosa. La popolazione civile da cinque mesi non vede la carne. Qui oltre al disordine e il bombardamento c’è la fame vera, cronica, da mesi. Un chilo di pane costa 70 lire. Penso che sia ora di porvi un rimedio, di considerare la Sicilia, e specialmente le zone colpite, come terre terremotate in cui non e rimasto nulla. C’è bisogno di medicinali, di indumenti, di mezzi di trasporto per far sfollare questa povera carne da macello. Ti basti questo. A Monreale ci sono circa 20 mila sfollati, una parte dei quali potrebbe essere inoltrata nell’interno. Domandati camions al comando militare, hanno promesso due camions un giorno sì e uno no. Buon Dio, ne diano 50 tutti in una volta e così si faccia un principio di sfollamento e nello stesso tempo si avvertano i comuni che dovranno riceverli. In quanto ai militari pare, mi è stato detto dal Segretario Federale, che danno spettacolo di paura peggio dei civili, fuggendo come lepri nelle campagne. Ma questo è niente. Finita l’incursione, invece di precipitarsi ad aiutare, se ne stanno tranquilli, a differenza dei tedeschi che si danno da fare. La popolazione, che non poteva soffrire i tedeschi, ora non solo li tollera, ma li ammira per il loro senso organizzativo e anche altruistico. Per riassumere, manda viveri. Soprattutto pane e pasta (non domandano altro), medicinali e indumenti. Io sono in un ospedale civile; questa gente è nuda nei letti e i loro superstiti famigliari vengono a domandare il pezzo di pane che il loro congiunto risparmia sul suo vitto. E soprattutto non abbiano l’impressione di essere abbandonati. Io sono stata in Albania e in Russia, mai ho visto tanta sofferenza e dolore. E io stessa ho l’impressione di essere capitata non so dove lontana le mille miglia dalla Patria e dalla civiltà. Non si potrà per tutti, ma che abbiano l’impressione che si tenta di aiutarli. È buona gente, così paziente, così pronta a riconoscere… Ti ripeto: pane, pasta, medicinali, indumenti, soprattutto per i civili. I militari stanno bene. Fammi sapere se hai ricevuto e ti prego provvedi. Capisco le difficoltà ecc., ma qui il problema è gravissimo e può da un momento all’altro diventare catastrofico anche politicamente. Ti abbraccio, Edda”.


1 La lettera è nel carteggio riservato della segreteria di Benito Mussolini nell’Archivio centrale dello stato; è riprodotta da Renzo de Felice nel suo Mussolini l’alleato.

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