11 aprile

11 aprile

Mussolini va a a Salisburgo per proporre a Hitler una pace separata con la Russia, come rimedio alla tragica situazione militare, ma trova il Fuhrer sempre convinto della vittoria; e così torna a Roma senza avere ottenuto niente.

 

Tre giorni di colloquio, quasi quattro, fra Mussolini e Hitler nel castello di Klessheim, a quattro chilometri da Salisburgo. Un incontro sconcertante. Mussolini è arrivato il 7 con idee ben precise: la situazione è così grave che occorre prendere decisioni estreme; una è la richiesta di pace separata con la Russia. Hitler  continua invece a mantenere una incredibile sicurezza. “Stiamo perdendo l’Africa” dice il Duce. “L’Africa?” dice il Fuehrer; “L’Africa sarà difesa. Non vedo perché non dovremmo resistere in Africa.  Col vostro aiuto, Duce, le mie truppe faranno di Tunisi la Verdun del Mediterraneo”.

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Mussolini e Hitler nell’incontro di Salisburgo

Tra un mese, il 13, tedeschi e italiani si arrenderanno a Tunisi. Ma Mussolini non ha animo per insistere. In tasca ha una lettera che, in vista di questo incontro, gli ha scritto qualche giorno fa Vittorio Cini (1), che nello corso febbraio si è dimesso da ministro delle comunicazioni: “Vi prego, Duce, di non perdere la favorevole occasione che vi si presenta per prospettare al Fuhrer ed al suo Stato Maggiore nei termini più chiari la tragicità della notra insostenibile situazione ed insistere perché si addivenga al più,presto a una soluzione radicale”.

Mussolini ha parlato poco con Hitler, come se gli mancasse la parola. Due ore ha parlato invece con Himmler, ministro degli interni. Il sottosegretario agli esteri Bastianini (2), che l’accompagna, lo racconterà a Giuseppe Bottai al ritorno a Roma. “Forse” scriverà Bottai nel suo diario (3) “una profferta d’ausilio della polizia tedesca in caso di torbidi in Italia? Sembra che i tedeschi siano assai preoccupati. Galeazzo (Ciano) già vede con gli occhi della fantasia i reparti delle SS nelle nostre città e e gli arresti di questo e quello dei gerarchi fascisti considerati poco fidi”.

Dal castello di Klessheim, che Hitler ama perché a pochi chilonetri dalla sua casa di Berghof sulle Alpi salisburghesi,  Mussolini è partito oggi. Non ha ottenuto niente; forse non ha neppure avuto la risolutezza di chiedere.

Nel suo diario, Bottai ha scritto ieri: “Il Duce è in Germania. Per le strade se ne attende, al ritorno la pace con la Russia. Il  desiderio di lui è diventato voce pubblica. Ma Bastianini ha telefonato a Albini (4) da Salisburgo: ‘Qui nevica. E c’è un gran gelo, fuori e dentro”’. (5)

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(1) Vittorio Cini è uno dei personaggi italiani più interessanti del secolo. Nato a Ferrara nel 1885,  figlio di un grosso imprenditore edile; volontario nella prima guerra mondiale come uffiiciale di cavalleria, sposo nel 1818 con la grande attrice Lyda Borelli, da cui avrà quattro figli (Giorgio, Mynna, Yida, Yana); autore di grandi iniziative a Venezia (Sade, elettricità; Ciga, turismo, porto di Marghera, comunicazioni e trasporti); senatore nel 1934, commissario nel 1936 dell’Ente esposizione uiversale di Roma (E42), ministro delle comunicazione nell’utimo governo Mussolini (febbraio 1943) e dimissionario dopo quattro mesi; deportato dai tedeschi a Dachau dopo l’armistizio dell’8 settembre e liberato nel giugno del 1944 grazie a un fortissimo intevento finanziario del figlio Giorgio; tornato a Venezia nel suo palazzo sul Canal Grande, sostenitore della Resistenza e attivo nei tentativi di arrivare a una pace separata (si veda la giornata del 29 aprile); creatore nel 1951 della Fondazione intitolata al figlio Giorgio (morto in un incidente aereo a Cannes nel 1949)  e incaricata del restauro dell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia e della sua destinazione a scopi culturali, sociali ed espositivi. E’ morto a Venezia nel 1977 a 92 anni.

(2) Giuseppe Bastianini, nato a Perugia nel 1899,  uno dei fondatori del Partito fascista, passò nel 1927 alla diplomazia; ambasciatore a Varsavia e a Londra, governatore della Dalmazia nel 1941, fu nominato sottosegretario agli esteri nel febbraio del 1942 nel rimpasto fatto da Mussolini, che si attribuì il ministero degli esteri. In tale veste aveva accompagnato Mussolini a Salisburgo.

(2) In “Diario 1935-1944”, BUR Rizzoli 1989.

(4) Umberto Albini, nato a Ferrara nel 1985, era sottosegretario agli interni, nominato nel rimpasto del febbraio 1943.

(5) Dell’incontro di Klessheim si parla anche nella giornata del 15 maggio.

03. ottobre 2016 by Sergio Lepri
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